4.30.2007

 

Riso amarissimo.


Ho visto la puntata di Report, che come al solito ti lascia a metà. È quella strana sensazione per cui te la prendi con te stesso, perché ti scopri a sorridere dei tuoi pensieri. Per esempio, pensavo che in un verso o in un altro, che da una parte oppure dall'altra, quando in Italia si “distraggono” i capitali, c'entra sempre lui.
Devo correggermi, dopo l'ultima sentenza, quando si distraggono i capitali, si affossano le aziende e si ingrassano le banche, c'entra sempre qualcuno che fino all'altro ieri ha lavorato per lui, ed ovviamente lui, non ne sapeva nulla.
Il mio sorriso amaro, è diventato amarissimo quando mi sono ricordata delle parole del Presidente della Repubblica, pronunciate in un messaggio inviato in occasione del 25° anniversario della morte di Pio La Torre e Rosario Di Salvo: “Per sconfiggere la mafia, serve un grande movimento di popolo”.
Sono belle parole, e sono sicura che vadano dette, perché è vero che il popolo deve sempre e comunque fare il suo dovere, per civile responsabilità, ma non è del tutto vero, a meno che il Presidente, non si riferisse ad un popolo armato di forconi, e tendenzialmente lo escluderei.
Per sconfiggere la mafia ci vuole prima di tutto una forte e decisa volontà politica, che palesemente in Italia manca, dal momento che i nomi di mafiosi o presunti tali, di collusi o fiancheggiatori, spesso sono preceduti dalla particella On.
Viviamo in un paese dove, il procuratore antimafia Grasso, ha pubblicamente invitato i partiti politici di NON candidare persone in odore di mafia – richiesta ovviamente disattesa.
Viviamo in un paese dove, nel momento di approvare la legge costitutiva della nuova commissione antimafia (Luglio 2006) non passa l'emendamento che faceva divieto ai pregiudicati, e agli inquisiti di partecipare alla commissione stessa. Tanto per capire, i voti favorevoli furono solo, s o l o, 21 mentre quelli contrari 400 q u a t t r o c e n t o di più. Ad oggi, in commissione antimafia siedono persone condannate per corruzione.
L'Italia è un paese dove si firmano di fretta norme e regolamenti per far sì che deputati, senatori, viceministri, intaschino milioni di euro di danaro pubblico, ovviamente sempre destinato sulla carta a creare lavoro e benessere, e in fondo non è una menzogna, perché quei soldi il benessere lo crea davvero, almeno per chi ne gode alla faccia nostra.
Viviamo in un paese, in cui queste cose che io oggi ho riscritto, dopo che sono già state scritte, raccontate, sviscerate, resteranno qua, a creare ancora un pezzetto di memoria destinata all'oblio.
Noi popolo, i movimenti li creiamo, e ci crediamo davvero, ogni volta che ci impegniamo e che lottiamo, ma la verità è sempre quella. Non bastiamo, solo noi.

Rita Pani (APOLIDE)



4.27.2007

 

Serial Cogne

Ieri ho visto CSI su Fox Crime. Pare che in questa serie Grissom si troverà a dare la caccia ad un serial killer, che dopo aver ammazzato la sua vittima, lascia sulla scena del crimine un plastico, che riproduce nel minimo particolare, il delitto e la scena stessa.

Io lo so chi è il serial killer, si chiama Bruno.

Ebbene, ironia a parte, se pensavate che oggi finisse il reality show ambientato a Cogne, vi sbagliavate. Per la gioia di Vespa e Mentana, ci sarà una terza parte, fino ad arrivare al verdetto della cassazione. Non si esclude una nuova gravidanza da vendere in esclusiva al miglior offerente.

Ora, si potrebbe affermare che la patetica storiaccia ci abbia davvero disgustato, qualcuno più arguto oserebbe dire che, non se ne può più. Ma sarebbero tutte balle, perché sennò non si spiegherebbe il perché della folla in attesa, che come fosse davanti al bancone del salumiere, o al centro di diabetologia di un qualunque ospedale, prende il numerino, per entrare.

L’Italia non è nuova a questi eventi di massa, succedeva nell’immediato dopoguerra che il popolo si ammassasse fuori dei tribunali, per non perdere l’occasione di assistere ai processi che “facevano la storia”.

Certo, a quell’epoca era giustificabile; il fascismo, per esempio, aveva proibito ai giornali di narrare i fatti di cronaca nera. C’era la tendenza a far credere che il paese fosse sicuro.

La cronaca poi non la raccontavano i cornisti di Sky che usano per congiunzione, gli mmhbè, gli ammmh e gli ecco, ma Dino Buzzati.

E il teatro, non se lo potevano permettere tutti.

Sì, è vero. Tranne per il fattore Buzzati non è cambiato molto, se non l’aggravante della TV, nella quale si alternano tette e culi, opinionisti ed assassini, nobili pensatori e cretini di ogni tipo, in un unico insieme, rendendoci spesso incapaci di suddividere in sottoinsiemi.

Coraggio, quindi. Ho il legittimo sospetto che sentiremo ancora per un pezzo i miagolii della franzoni in Tv.

Rita Pani (APOLIDE)


 

A chi aveva ordinato il mio libro

(comunicazione di servizio)
A chi di voi, con tanto buon cuore, aveva ordinato il mio libro, chiedo cortesemente di ripetere l'ordinazione.
L'Editore mi ha comunicato che, a causa di un guasto tecnico le ordinazioni pervenute prima del 5 Aprile u.s. sono andate perse,
e per questo si scusa.
Mi scuso anche io con voi.
Per ripetere l'ordine basta inviare una e-mail a info@gammaro.it specificando in oggetto PRENOTAZIONE ROMANZO LUCE. Maggiori chiarimenti sul mio sito
Mi hanno garantito che questa volta, provvederanno a stampare ogni singola mail sulla buona, vecchia ed insostituibile carta.
Vi ringrazio ancora,
a presto,
Rita

4.26.2007

 

Mi scappa la legge

C’è tanta voglia di fare la legge. L’ha dichiarato bossi, dopo l’incontro di questa mattina, durato un’ora e mezza, con Prodi.

Quando scappa, scappa e non c’è verso. Quando ti scappa la legge, la devi proprio fare.

A leggere i giornali, mi sono sentita colpevole (devono essere i retaggi di un’educazione cattolica), sembrava quasi che la precedente, l’avessi fatta io. Poi mi sono riavuta e mi sono ricordata. La legge era scappata a calderoli, l’ex ministro (LOL) per le riforme.

E’ stato comunque un colloquio cordiale, proficuo, del quale tutti si sono sentiti soddisfatti. La lega era così soddisfatta che, per paura di dover rifondere i 70 miliardi avuti in dono lealtà da un ammiratore sconosciuto, ha dovuto dichiarare di essere fedele alla cdl.

La cronaca degli avvenimenti odierni, se letta bene, è quanto di più esilarante possa creare questo Stato di ordinaria follia.

Che ne so?

Calderoni, a cui era scappata la legge, per esempio che dichiara : "la fibrillazione prodotta dalla raccolta delle firme faccia produrre al Parlamento una buona legge"

E il portavoce del nano? "la legge elettorale la deve fare il Parlamento, perché se la lasciamo in mano a questo governo cercherà soltanto, attraverso la riforma della legge elettorale, di prolungare la sua incerta esistenza".

Ho smesso di chiedermi dove sia l’elementare buonsenso del cronista italiano, che avrebbe potuto facilmente obiettare qualcosa di mediamente intelligente, tipo: “Sei stato tu a farti la legge addosso… Siete stati voi…”

Uno un po’ più bastardo, avrebbe addirittura potuto chiedere a bonaiuti, se avessero paura di una ritorsione di questa sinistra vendicativa … Ma questo l’ammetto, l’avrei fatto perché tutto sommato mi piace tanto ridere e divertirmi.

Ora vado, perché devo far uscire i miei cani; devono legiferare.

Rita Pani (APOLIDE)

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4.24.2007

 

Il corpo estraneo

Domani sarà il 25 aprile, ma non siamo ancora liberi, e liberi non lo saremo mai.
Quel corpo estraneo (ormai persino a sé stesso) imperversa, lo ritrovi ovunque, rincorso per un’ opinione, per l’ennesima frase epocale da rettificare, correggere, fraintendere.
Scese in campo, e lo fece per noi.
Vuole compartecipare all’acquisto di Telecom, ed è la patria a chiederglielo, e un po’ anche Prodi.
Se non ho capito male, anche salvare l’Alitalia è un dovere morale. E che ci frega?
Noi abbiamo sempre le imprese delle pulizie o i cantieri edili abusivi, dove muore un altro operaio anche oggi; ma la notizia non è che è morto un operaio, la notizia è che aveva 74. Se a quell’età anziché sognare sulle chiappone della badante polacca, che ti ha procurato tua figlia, impegnata a fare altro, stai arrampicato su un ponteggio, è evidente che qualcosa non torna.
Ve lo ricordate l’Aprile dell’anno scorso? Eh! Che pacchia, finalmente liberi persino di festeggiare la liberazione, dopo anni e anni di sputi in faccia alla memoria della Resistenza, dopo l’abominevole operazione revisionistica dei fascisti riciclati e rifascistizzati.
Se non ve lo ricordate non fa nulla, tanto non se lo ricorda nemmeno Prodi o Fassino o D’Alema, e se per caso vi capitasse di vedere un telegiornale, e ve ne ricordaste, vi verrebbe il dubbio di aver sognato.
Perché il corpo estraneo, ancora in pigiama di flanella, sta sempre là, con un microfono davanti i denti ad esprimere le sue opinioni, a quanto pare, irrinunciabili.
Fa i complimenti ad Enzo Biagi, per la trasmissione (che se fossi in lui una grattatine me la darei), nega di averlo epurato dalla RAI “forse ho calcato la mano” (perché lui è per la libertà di casa sua), e ribadisce il suo impegno a non festeggiare il 25 Aprile, e soprattutto ci ricorda il debito che abbiamo con gli USA. Che se fosse vero che abbiamo ancora un debito con gli USA allora si potrebbe sospettare un tasso da strozzino, perché mi pare che 60 anni abbiamo pagato abbastanza e ancora non abbiamo smesso.
L’altro giorno un notiziario sportivo ha dato la notizia della vittoria dello scudetto, dell’ Inter e la cronista ha detto testuale: “Abbiamo sentito il presidente berlusconi…” – Cazzo! – ho pensato (penso spesso in francese) – ma che si è comprato pure l’Inter? Non era di quello della Telecom, che ha fatto fuori la Juve con le intercettazioni telefoniche, per giocare da solo e portarsi a casa il premio? –
Ed eccolo il corpo estraneo che faceva i complimenti agli avversari, sperando in un anno prossimo vittorioso. – Questi erano gli auguri del presidente berlusconi – ha detto la cronista, aggiungendo – il presidente del Milan. –
E per fortuna che ce l’ha ricordato; e per fortuna anche, che non è più presidente del consiglio, perché sennò… Con la legge sul conflitto di interessi, mica avrebbe potuto esserlo, presidente del Milan!

Rita Pani (APOLIDE E COMUNISTA)


 

Che sete!


È emergenza siccità, finalmente. No, non che io sia contenta, semplicemente mi chiedevo quando se ne sarebbero accorti.

Sarà che vengo dal deserto della Sardegna del sud, e conosco fin troppo bene il deserto dei campi o la sensazione di tristezza che si prova davanti ad un rubinetto dal quale non esce l’acqua ma solo borbottii di aria.

Sarà che spesso i preti delle nostre parrocchie portavano in processione le Sante, per invocare la pioggia (poi dicono male dei nativi americani).

Sarà che noi si era in Sardegna ed in Italia non ci siamo stati mai, ma se si abbassa il Po, allora sì che è un problema.

Quindi, finalmente è emergenza. Perché il bisogno aguzza l’ingegno. Ma fino a quando non si vorrà davvero affrontare l’emergenza ambientale – e questa volta sì – in modo globale, non faremo altro che mettere pezze su pezze.

Lo scempio fatto fino ad ora andrebbe corretto, ma non esiste volontà perché i poteri forti non si chiamano così, a caso. Come sempre l’unica medicina possibile, sembra quella di fare ricorso alla singola volontà della singola coscienza civile, fingendo di scordare che la coscienza non è patrimonio di tutti, ma ancora e solo di alcuni.

Un esempio banale, potrebbe essere il mio sentirmi in colpa quando indugio sotto la doccia (che è un piacere) pur sapendo che da qualche altra parte c’è una tizia sdraiata in cinquecento litri d’acqua e bollicine dentro una Jacuzzi.

Un altro esempio potrebbe essere una pubblicità che da qualche giorno vedo in Tv, che invita a comprare ed usare le lavastoviglie per risparmiare l’acqua. Considerato che difficilmente le lavastoviglie vanno a pedali e che quindi consumano energia, e che quindi inquinano, e che di conseguenza contribuiscono alle variazioni climatiche che originano la siccità, mi chiedo perché mai la ditta che invita all’inquinamento non venga sanzionata. Perché non insegnare a sprecare meno acqua mentre si lavano i piatti a mano? Perché ci va via lo smalto dalle unghie?

Rita Pani (APOLIDE)

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4.22.2007

 

A passeggio per la storia.

Rutelli ai DS: “Siamo già un grande partito!” E che culo! Mi verrebbe da aggiungere.
Inutile negarlo, che chi la storia la fa e chi ne è testimone. (C’è anche chi la subisce, ma non sono affari nostri)
E la storia, che ci piaccia o meno, la stanno facendo, ce la stanno mostrando perché ne possiamo essere testimoni. E il testimone ha il dovere di parlare. L’omertà non è civile.
Sono partito democratico e non torno indietro”. Mi pare fossero così le magliette mostrate con orgoglio da Rutelli “. E siccome si tratta di Rutelli, bisogna crederci. Me lo ricordo il suo sosia, con le pezze al culo, che protestava insieme a Pannella, per la libertà di sesso e canna, per la pace, per la salvaguardia del carciofo sardo con le spine, per i diritti del bradipo adulto…
Noi testimoni della storia, non possiamo non provare un brivido quando assistiamo da spettatori ai cambiamenti epocali. Ieri ho avuto quasi un sussulto nell’ascoltare le parole di cambiamento ed innovazione di Ciriaco De Mita … Ma non so che dire di De Mita, è troppo nuovo, prima di crearsi un’opinione è meglio stare ad osservarlo per un po’, vedere cosa sarà capace di dare alla costruzione della storia futura … (Sperando che non somigli alla ri-costruzione dell’Irpinia)
Insomma… Siete già un nuovo partito, e Rutelli annuncia che da domani partirà “lo studio” per battezzarsi, sebbene non sia più necessario data l’abolizione del limbo.
Non dobbiamo spaventarci a chiamarci compagni… Lo si usava già nelle sacre scritture…” (ma gli danno un gettone o le dice gratis? O si riferiva alle sacre scritture di Gramsci?)
I testimoni devono testimoniare, è un dovere morale, e soprattutto i testimoni che conservano un po’ di dignità e di amor proprio hanno l’obbligo di testimoniare.
Perché tutta questa storia, non è solo l’ennesima buffonata, me peggio, è l’ennesima randellata alla nostra società, che perde ancor più il diritto di esistere.
Ho provato a seguire le chiacchiere vuote, gli inviti accorati, le commozioni di chi - per fortuna – potrà conservare le proprie radici.
La storia sta per consegnarci, un’ altra volta, la democrazia; perché il 25 Aprile non bastava, perché urge essere democratici, proprio come se fino ad oggi, avessimo consumato scarpe, occupato strade e piazze, urlato e lottato per essere monarchici.
E deve essere davvero inebriante, la democrazia, una sorta di magica pozione che, una volta assunta, va magnificata. Prodi infatti, in visita in medio oriente, non ha mancato di consigliare ad Hammas di diventare democratici anche loro… è l’effetto della panacea, quando pensiamo di esserne in possesso, vorremmo correre a risolvere tutti i mali del mondo.
No, questa non è l’ennesima buffonata, è qualcosa di peggio. Questi la storia la stanno facendo davvero; peccato però che abbiano scordato quella recente.
C’è stato un passaggio emblematico delle idiozie proferite da Rutelli, quando vantava l’alta percentuale di italiani che si recarono alle urne, un anno fa. Disonesto fino al midollo. Non è stata la passione per la politica, e nemmeno la voglia di costruire che ci ha portato alle urne, ma la voglia di distruggere chi ci stava distruggendo. Abbiamo delegato voi, (col naso turato o la maschera anti gas), e voi… siete diventati democratici.

Spero in un popolo capace di fare la storia, come in America latina. È solo una speranza, ma questa almeno, non me la potrete fottere.

Rita Pani (APOLIDE COMUNISTA)


4.19.2007

 

O a Bologna o a Firenze è sempre una nuova, vecchia storia

Guardo a Firenze e inorridisco. È vero, sono un relitto comunista, che orgogliosamente morirà comunista, non ho ancora elaborato il lutto per la perdita del P.C.I. ma che ci volete fare? Non è mica una malattia; l’essere comunista è per me una condizione…

È uno di quei momenti, in cui sono felice di avere “un età”, che mi dia la ricchezza della memoria.

Quando le lacrime di Occhetto seppellirono il mio partito, erano altri tempi, era il principio della fine, e si aveva l’esigenza di levarsi da dosso l’etichetta del comunista, un po’ perché lo voleva il Papa (santo subito) che grazie ai fondi dello IOR finanziava la sua personale guerra contro il comunismo, un po’ perché crollavano i muri e si frantumavano le grandi potenze, un po’ perché già si erano gettate le basi per il nuovo mondo della nuova era globale, che avrebbe potuto molto più del Papa e di Gorbaciov.

Ora che alla fine ci siamo dentro con tutti e due i piedi, ed anzi siamo nella “fine” fino al collo, ecco la nuova esigenza: uccidere “la sinistra” che a torto o ragione, vorrebbe conservare quel minimo di ideale figlio del comunismo.

L’operazione è iniziata da abbastanza tempo, ma come al solito eravamo distratti da altro e non ci siamo accorti. Negli anni spariva il lavoro e sparivano i lavoratori, sparivano le case popolari e spariva il popolo, sparivano i diritti e si accumulavano i doveri. Resistevano solo quei quattro capitalisti sfruttatori, che finito di affamare i lavoratori italiani esportavano lavoro e schiavitù nei paesi sottosviluppati (ma questa è un’ altra storia).

Io vorrò sentire uno di quelli che ancora vogliono essere chiamati compagni, da me, che domani mi dirà: - io sono un democratico.

Lo aspetto. Voglio godere. Uno di quelli che fino a poco tempo fa, ancora sapeva cos’era una fabbrica, uno di quelli che si sarebbe fatto sverginare pur di far conservare il diritto alla pensione, uno di quelli “del diritto al lavoro e allo studio”. Uno di quelli che parlano di Gramsci, come se fosse un amico, dirmi che “è un democratico” come andreotti.

Io non mi estinguo, e spero che ce ne siano altri come me, e che questo ultimo secchio di letame imponga la voglia della riscossa e della rivalsa.

Recuperiamo la politica o l’avranno vinta loro. Recuperate l’identità, siete ancora in tempo.

Fassino (figlio del P.C.I. scelto da Berlinguer) oggi si unisce alla Margherita, e alle altre democrazie cristiane, in nome di una storia che ha da venire; ringrazia, tra gli altri, Scalfarotto, per l’adesione e per la partecipazione e parla di politica con berlusconi.

Scalfarotto?

Ah, bhe, allora sì. Ci sta pure che Mussi sia l’ultimo baluardo del comunismo.

Rita Pani (APOLIDE COMUNISTA)

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4.17.2007

 

Harem

Avete presente quando i bimbi piccoli, che già camminano ma hanno ancora i pannolini, fanno la cacca addosso? Camminano in quel modo buffo, quasi non riuscissero a trasportare l’ingombro.

Ecco, è l’immagine che mi sovviene quando vedo berlusconi con quei pantaloni di pigiama in flanella blu, la divisa da relax, o come scrisse benissimo Maria Novella Oppo, sull’Unità, quando si veste come un topo d’albergo.

Insomma, non ha pagato per non far pubblicare quelle immagini, risparmiando il nostro stomaco da sbalzi e conati, ed invece c’è stato Oggi che non ha saputo resistere, e via, via, a cascata, anche ogni altro giornale, e persino le TV.

L’harem di berlusconi”, titolano, e con minuziosa cura, ecco che vengono fuori i nomi delle sfortunate odalische. Perché è così, a lui una non basta, è o no un supereroe? Super giovane, ipertricotico, magro, liscio come il culetto di uno scimpanzé , alto e persino castano nonostante i suoi anni.

D’altronde il personaggio lo richiede: volete che uno che ha sconfitto il cancro non sia in grado a settant’anni di trombasi cinque ragazze? E Poi non conta l’età anagrafica, ma quella che riesce a stabilire il chirurgo.

A vedere bene quelle foto, col pigiama di flanella, viene anche il sospetto che abbia una circonferenza addominale da mangiatore di ciambelle professionista, ma probabilmente domani supertromb farà causa al fotografo comunista che lo ha deturpato.

Già, ma chi sono le odalische? Che stress deve essere stato per i giornalisti, andare a frugare tra i pixel di quelle immagini sgranate, ma poi ecco che la prima è stata smascherata.

Trattasi di Angela del grande fratello. Del grande fratello, per quanto possa sembrarlo, non è un cognome di antica discendenza nobile, ma la qualifica che, taluni personaggi acquisiscono di diritto dopo il passaggio, più o meno prolungato, dentro una casa, dove volendo possono specializzarsi in scienze del meretricio, tecnica applicata della scorreggia, scienza del linguaggio dei rutti. Possedere protesi al silicone fa punteggio per le donne, mentre essere depilati aumenta i punti dell’uomo.

Solo di una cosa possiamo essere grati: la moglie ha annunciato che non scriverà nuovamente ai giornali.

Rita Pani (APOLIDE)

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:-)

Alla fiera del libro

8-)

R.

 

Lezione di...

Chiedo sempre a mia figlia della scuola, e lei mi racconta delle cose, della giornata, di quelle cose che a dodici anni sono importanti, ed è giusto che lo siano, e che noi, forse, non dovremmo sminuire, saturi delle nostre conoscenze.

Sono sempre un po' le stesse, le cose che ci chiediamo e che ci raccontiamo della scuola, io e mia figlia.

La scuola sono gli amori o le amiche del cuore, i ragazzi più o meno sudici, i cappellini colorati, i pantaloni più o meno scesi che lasciano trasparire slip o boxer, pezzi di natica.

La scuola media è una tragedia, ma noi non abbiamo il lusso della libertà di dirlo ai nostri figli, sono quei tre anni in cui non ti insegnano nulla, e che fingono di portarti ad una scuola “seria” che non troverai. Tre anni di nulla per il passaggio al nulla profondo.

Stamattina leggevo dell'allarme lanciato dalle scuole che non hanno i fondi per pagare i supplenti; ebbene è vero, perché succede così anche nella scuola di mia figlia. E a mia figlia, anche oggi ho chiesto della scuola.

“Per due ore siamo stati da soli, perché non c'era la professoressa di italiano e tu, mamma, non ci crederai mai... Lo sai cosa ho scoperto?”

Scoperto è un termine che mi da entusiasmo, in genere. Un bambino che scopre è un bambino che si fa adulto, e questo non può che rendere felice un genitore, che come me non vorrebbe altro per le sue figlie, se non il sapere ... “Dimmi” ...

“Un mio compagno che fuma, ha fatto una scorreggia sulla fiamma dell'accendino, e la fiamma è divampata... “

Non si può nemmeno uccidere la risata di un bambino, non ci riesco, è un crimine. Poi quando mia figlia ride, con le lacrime che le rigano il viso è una poesia.

“Prendiamola così – le ho detto – oggi hai imparato qualcosa di nuovo: il gas è una materia infiammabile...”

“Se domani non torna la professoressa, lo faranno ancora, ma lo filmeranno col telefonino per metterlo su YouTube.”


Ok, va bene, sempre meglio che pestare un handicappato, no?

Rita Pani (APOLIDE)


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4.16.2007

 

IRPINIA PARANOIKA


Sex, drugs and... tammurriate
Ormai non si contano più le inchieste, i dossier, i libri, i saggi e quant'altro è stato scritto e pubblicato sul tema della tossicomania giovanile.
Infatti, si rimane letteralmente sorpresi dalla facilità o, per meglio dire, dalla faciloneria e dal semplicismo, con cui le persone più diverse tendono ad occuparsi dell'argomento. Tutti, o quasi, sembrano ritenersi e proclamarsi "esperti" del problema e sono disposti a trattarlo con eccessiva disinvoltura e superficialità. Spesso solo per sentito dire, spinti dall'onda emotiva di una tragica notizia, ripetendo e citando frasi fatte, abusando di argomenti triti e ritriti, senza documentarsi col dovuto rigore scientifico, discorrendo a sproposito, in base a pregiudizi e stereotipi convenzionali che alla fine si rivelano per ciò che realmente sono: opinioni assolutamente false e distorte, intrise di bigottismo e saccenteria moralistica.
La conseguenza più disdicevole di un simile andazzo è quella di compromettere ogni possibilità di indagine e comprensione delle cause di fondo del problema e, in ultima analisi, quella di precludere ogni possibilità (e volontà) di risolverlo alla radice.
Pertanto, è lecito ed opportuno chiedersi se abbia senso scrivere un altro, l'ennesimo articolo su questa difficile e delicata materia.
Io credo che un senso ce l'abbia, proprio in virtù dell'eccessiva confusione, di origine viscerale ed emotiva (derivante da una paura ancestrale e irrazionale), a causa dei tanti orpelli e delle apparenze ingannevoli, dell'alone di ignoranza e di oscurantismo che ancora circonda la questione. Soprattutto nelle piccole realtà di provincia, laddove prevalgono abitudini e personalità ciarliere, laddove si tende ad esagerare sia nel bene che nel male (in questo caso, nel male), lavorando molto di immaginazione, alterando anche la più semplice e banale verità, costruendo un cumulo di menzogne, bugie, invenzioni, pettegolezzi, idiozie e baggianate, a partire da un minuscolo, insignificante sassolino.
Non nutro certo vane illusioni, non ho la sciocca e velleitaria pretesa di far luce laddove regna la massima oscurità, soprattutto perchè è estremamente difficile, se non impossibile, comunicare con chi non intende capire ed ascoltare. Nel contempo voglio provare a dire la mia, visto che in tanti (forse troppi) lo fanno abitualmente, arrecando talvolta danni di non poco conto. Spero di non procurarne altri.
In sostanza, mi propongo di offrire una chiave di lettura nuova ed originale rispetto a un fenomeno in netta ascesa anche nel nostro territorio.
Droga e disadattamento
Premetto subito che in questo contesto la droga sarà trattata soprattutto in termini di tossicomania e farmacodipendenza.
In tal senso, occorre precisare che alcune sostanze, note come "droghe legali", sono a tutti gli effetti sostanze psicotrope, stupefacenti e tossicologiche, in quanto determinano effetti tossici, provocano assuefazione e modificazioni delle funzioni psicofisiche, quali ad esempio i barbiturici, i tranquillanti, gli eccitanti, gli ipnotici e tutti quei prodotti a bassa concentrazione di oppiacei, liberamente venduti in farmacia.
Mi riferisco agli psicofarmaci in genere, ovvero a quelle droghe non soggette al divieto di legge, per cui non risentono della disapprovazione sociale, mentre altre sostanze, quali ad esempio la canapa indiana e i suoi derivati, hascish e marijuana (che producono danni minori di un sonnifero, di un anfetamina o di un coadiuvante della fatica), essendo proibite, sono condannate a priori, per cui chi ne fa uso, magari solo occasionalmente, viene biasimato, criminalizzato e perseguito alla stessa stregua di uno spacciatore o di un consumatore di eroina, cocaina e crac.
Ciò è maggiormente vero, purtroppo, alla luce della nuova legislazione vigente in materia, varata dal precedente governo di centro-destra.
Io sono convinto, e intendo dimostrarlo, che le tossicodipendenze sono un aspetto particolare e fenomenico di un problema ben più grave, ampio e profondo, definibile come disagio o disadattamento giovanile, che sta all'origine di tutte quelle forme di devianza dalla norma che acquistano nelle società capitalisticamente più avanzate dimensioni sempre più massicce e preoccupanti, soprattutto all'interno della popolazione giovanile. Soprattutto in quelle fasce del proletariato e del sottoproletariato giovanile che vivono sulla loro pelle le contraddizioni, la violenza, l'alienazione, l'emarginazione, il malessere e lo squallore del vivere quotidiano. Uno stato di cose che ormai non appartiene più solo alla complessa, vasta ed eterogenea realtà delle metropoli, sempre più urbanizzate, inquinate e cementificate, sempre più atomizzate e ghettizzate, sempre più depresse, immonde e degradate, ma investe anche le più piccole e, in apparenza, semplici e omogenee realtà di provincia, persino i paesini di montagna dell'Irpinia e delle aree interne presenti nel Mezzogiorno.
Quelle che una volta si potevano considerare quali "comunità a misura d'uomo" o "amene realtà di provincia", oggi non lo sono più, almeno nelle forme e nelle caratteristiche di un tempo ormai remoto, sepolto nell'oblio.
E' davvero inquietante scoprire l'alta percentuale di tossicomani, farmacodipendenti e alcoldipendenti, di vittime per overdose, tra i giovani che vivono all'interno delle comunità montane dell'Irpinia, laddove i giovani sono in netto calo, vivono poche migliaia di anime, in molti casi addirittura poche centinaia, laddove è in atto un pauroso e inarrestabile decremento demografico, i giovani tendono a fuggire, ad emigrare, pur avendo raggiunto un elevato livello di istruzione scolastica e universitaria.
Le popolazioni di questi piccoli centri di montagna stanno invecchiando velocemente e sembrano fatalmente destinate all'estinzione nel giro di pochi decenni, a meno che non si provveda tempestivamente ed efficacemente ad invertire l'attuale tendenza negativa.
Diffidare dei facili moralismi
Intendo chiarire un punto essenziale, a scanso di eventuali equivoci.
Il presente discorso non sottace un giudizio moralistico, risultato di una presa di posizione aprioristica e bigotta, bensì contiene un tentativo di analisi e di interpretazione obiettiva e distaccata, di ragionamento lucido e disincantato, per quanto possibile, sui mutamenti in atto nei nostri paesini, da secoli chiusi e arroccati sui monti irpini, in cui all'improvviso sembrano sorgere drammatiche emergenze ambientali e sociali, rischiano di esplodere violente contraddizioni, frutto di travagli e sofferenze di massa.
E' necessario assumere un approccio metodologico sempre più razionale e rigoroso rispetto a tali problematiche, per evitare di incorrere in errori e pregiudizi di natura emotiva, che potrebbero inficiare le possibilità di conoscenza, ostacolando in partenza ogni tentativo di risoluzione o, comunque, di risposta politicamente valida e credibile.
In altre parole, lo spirito con cui intendo affrontare la tematica delle tossicodipendenze, è quello espresso in chiave artistica in alcuni cult-movie quali "Amore tossico" (del 1983) e "Trainspotting" (del 1996), ovvero rifuggendo da ogni punto di vista e da ogni (pre)giudizio di tipo moralistico, per provare a pormi in un'ottica il più possibile analitica e scientifica.
Pertanto, io diffido e invito i lettori a diffidare delle notizie allucinate e allucinanti diffuse dalla stampa e dai mezzi di (dis)informazione di massa, tese a creare panico e confusione, a generare effetti di demonizzazione del fenomeno, che invece va inquadrato e interpretato realisticamente, va indagato con rigore scientifico, sgombrando il campo da tutti i più beceri ed insulsi luoghi comuni.
Sotto questo profilo occorre riflettere, ad esempio, sul fatto che la droga nella nostra epoca, anche nelle nostre zone, occupa il posto che un tempo apparteneva al diavolo e alle streghe, ovvero al lupo cattivo nelle favole per i bambini, ossia quel ruolo che contrassegna l'elemento negativo e diabolico per antonomasia: il male. E questo è già di per sé una iattura, nel senso che costituisce un approccio profondamente errato, fuorviante e rovinoso, che inevitabilmente induce l'opinione pubblica a legittimare e avallare scelte politiche filoproibizioniste, ad invocare provvedimenti autoritari e leggi "eccezionali" che non risolvono affatto il problema, bensì lo aggravano, per scatenare e suscitare risposte puramente repressive.
In tal modo si finisce per accrescere e inasprire l'entità del fenomeno, introducendo un aspetto di allarmismo psicologico, una questione di polizia e di ordine pubblico che si sovrappone ad una problematica che è di natura medico-sanitaria, culturale e socio-educativa.
Un pò di storia
Ricordo che in determinati momenti storici le droghe si sono rivelate molto utili in chiave repressiva contro i movimenti giovanili, contro le minoranze etniche e sociali, contro le avanguardie politiche che si contrapponevano frontalmente al sistema sociale dominante.
Alcune droghe pesanti sono state impiegate scientificamente soprattutto in funzione politica conservatrice e controrivoluzionaria, per affrontare e sedare quei fenomeni di contestazione e di rivolta ritenuti una pericolosa minaccia per l'ordine costituito, ossia per l'ordine padronale.
Ad esempio, negli Stati Uniti durante gli anni Settanta, la diffusione pilotata di alcune droghe quali l'acido lisergico, la morfina e l'eroina, fu decisa e posta in essere per consentire un minor ricorso alla brutalità della forza pubblica, ossia alla violenza repressiva della polizia e del carcere, al fine di annichilire e neutralizzare quelle esperienze di controcultura, di cultura alternativa e ribellione giovanile molto in voga in quel periodo, nonché le lotte e le organizzazioni politiche della gente afroamericana.
Infatti, il Black Power, il Black Panther Party, i Musulmani neri (si pensi, ad esempio, al celebre campione del mondo dei pesi massimi, Cassius Clay, in arte Muhammad Alì, un pugile nero che abbracciò la fede islamica), gli hippies, i Weatherman e altri gruppi e movimenti sovversivi statunitensi, furono sgominati anche (ma non solo) attraverso la diffusione pilotata di sostanze tossiche deleterie come l'eroina, l'LSD e altre droghe devastanti.
La reazione della classe dominante statunitense non si concretizzò e non si misurò soltanto con i tradizionali strumenti di violenza e repressione esercitati dalle forze dell'ordine (regolari: esercito e polizia; irregolari: squadrismo di destra), per cui centinaia di militanti neri e di attivisti bianchi vennero assassinati e altre migliaia furono incarcerati, ma altresì con un intervento, altrettanto violento e repressivo, condotto sul versante culturale, mediante cioè la diffusione (pilotata e promossa ad arte) delle droghe e della "cultura delle droghe" all'interno delle realtà dei suddetti movimenti politici antagonisti, che in tal modo vennero definitivamente dispersi e sconfitti.
Si pensi, ad esempio, alla gioventù nera americana, sterminata e brutalizzata fisicamente e mentalmente dal flagello delle droghe, danneggiata anche finanziariamente e costretta a delinquere, poiché per il drogato l'unica possibilità di sopravvivenza è il furto, che egli compie esclusivamente a scapito della propria comunità, la comunità afroamericana, e non contro la società bianca.
Questa operazione repressiva fu concepita e diretta dalla CIA (vero cervello strategico-organizzativo della controrivoluzione e dell'eversione fascista internazionale), ma fu condotta grazie al contributo decisivo apportato dalla criminalità mafiosa siculo-americana e al ruolo di complicità offerto dai vertici dell'esercito nordamericano, all'epoca impegnato nella guerra in Vietnam. Un paese che insieme al Laos e alla Thailandia formava il famigerato "triangolo d'oro" delle coltivazioni di oppio. Oggi, questo primato negativo appartiene all'Afghanistan, dove non a caso è in corso una guerra sanguinosa, guidata dalla Tigre di Carta dell'impero nordamericano, al cui seguito arranca la pecorella italica.
Ebbene, l'eroina fu diffusa prima tra i giovani dell'esercito yankee presente in Vietnam, per poi essere esportata nel mercato nordamericano, al fine di disgregare e contenere la realtà dei movimenti di lotta e di protesta che stavano crescendo soprattutto tra le minoranze di colore, sollevando e organizzando politicamente il proletariato giovanile afroamericano, e stavano minando seriamente le basi della società borghese statunitense.
Il festival musicale pacifista di Woodstock (un megaconcerto hippie di tre giorni vissuti all'insegna della pace e della musica, tenutosi nell'agosto 1969) fu l'occasione più propizia in cui i vertici della CIA vollero sperimentare gli effetti delle droghe in un contesto di massa, per cui ordinarono alla polizia di non intervenire, per favorirne o, comunque, non impedirne la libera diffusione tra le migliaia di giovani partecipanti alla manifestazione musicale alternativa. Ebbero modo di verificare che i giovani intossicati e storditi dalle droghe diventavano praticamente innocui, vere larve umane, per cui decisero di ricorrere massicciamente alle nuove armi, che si rivelarono micidiali soprattutto per annientare il proletariato giovanile afroamericano. In breve tempo i movimenti antagonisti e rivoluzionari scomparvero dalla scena politica statunitense.
Come accadde in Italia alla fine degli anni '70.
L'eroina si dimostrò più efficace dell'opera di repressione tradizionalmente condotta dalle forze dell'ordine e dalle istituzioni statali ai fini della salvaguardia del sistema capitalistico occidentale. L'eroina fu dunque un elemento determinante intervenuto nella lotta di classe di quel periodo.
Le droghe pesanti furono perfettamente funzionali all'azione repressiva condotta dalle forze del capitale per sconfiggere le vertenze sindacali e le battaglie rivendicative della classe operaia statunitense, per contrastare e narcotizzare i movimenti del proletariato giovanile afroamericano, per soffocare le lotte delle avanguardie politiche organizzate, per porre un freno alla rivoluzione sociale e intellettuale che si era compiuta nel decennio intercorso tra la fine degli anni '60 e la fine degli anni '70. Una rivoluzione che investì anche il costume dell'epoca, modificò radicalmente lo scenario culturale, la mentalità, la sfera sessuale, i comportamenti, le abitudini di vita, i gusti, i bisogni delle nuove generazioni del mondo occidentale.
Gli anni Ottanta furono, invece, gli anni del disimpegno politico, del riflusso qualunquistico, della restaurazione, e non a caso furono contrassegnati da una vera e propria escalation della diffusione ed espansione del mercato e del consumo delle droghe, sia di quelle leggere sia di quelle pesanti.
In Irpinia questa escalation si è verificata più tardi, a partire dagli anni Novanta, per esplodere drammaticamente nell'ultimo decennio.
Sciocchi come struzzi
Le tossicodipendenze sono solo un sintomo di un malessere ben più grave e sotterraneo, che sembra affliggere soprattutto la condizione giovanile, ma in realtà investe la condizione umana nel suo complesso, coinvolgendo l'universo sociale in modo quasi trasversale.
Naturalmente, i tossicomani che provengono dalle famiglie più abbienti e benestanti possono usufruire dei privilegi e dei favori derivanti dalla loro estrazione socio-economica, mentre i drogati che appartengono alle classi sociali inferiori e più disagiate non riescono a godere dei medesimi vantaggi. Al contrario, sono duramente penalizzati e stigmatizzati, perseguiti e criminalizzati, costretti a delinquere per procurarsi la "roba", condannati a frequenti e ripetuti periodi di reclusione carceraria, per essere infine segregati ed emarginati dalla società perbenista borghese.
Dal punto di vista della classe sociale, non è affatto vero che un tossicomane proletario sia uguale a un tossicomane borghese, sia per la mancanza di possibilità economico-materiali necessarie ad un'adeguata terapia disintossicante oppure ad acquistare la sostanza, sia per un diverso rapporto culturale e sociale con l'ambiente. Al contrario di un eroinomane borghese, quello di origine proletaria vive l'esperienza con la droga direttamente contro la sua classe di appartenenza, a favore del mantenimento dei rapporti di produzione capitalistici.
E' evidente che tale ragionamento ha valore anche per la realtà delle nostre zone, in Irpinia.
In questo lavoro di indagine mi preme riflettere su un malessere alquanto diffuso tra le giovani generazioni irpine, un disagio esteso e strisciante che si manifesta attraverso varie forme, in quanto il consumo di stupefacenti, insieme all'alcolismo e altre forme di dipendenza, rivelano un'entità statistica assolutamente sproporzionata rispetto alle caratteristiche e alle dimensioni demografiche, territoriali e sociali, delle popolazioni locali.
In altre parole, non ci si può ostinare a nascondere il capo sotto la sabbia, alla stregua di tanti struzzi, incapaci di cogliere un pericolo fin troppo evidente. Non si può egoisticamente far finta di nulla finché il problema non investe direttamente, tragicamente, i nostri affetti personali e familiari.
Le droghe, non solo le sostanze più innocue e leggere, ma altresì quelle più letali e perniciose (come l'eroina, il kobrett, il crac), sono di fatto liberalizzate anche nelle piccole comunità di provincia, in quanto sono libere di circolare, di essere consumate (la vendita e lo spaccio avvengono invece altrove, nelle periferie più degradate dell'area metropolitana di Napoli) anche nei paesini più isolati e dispersi tra i monti irpini, malgrado i controlli sempre più stretti e frequenti delle forze dell'ordine, nonostante i divieti legati alla normativa vigente, quantunque si siano inasprite le pene derivanti da una legislazione proibizionista, anzi proprio in virtù di un regime solo formalmente proibizionista. Il quale, con l'entrata in vigore della legge che reca la paternità del postfascista Fini, ha assunto un aspetto più liberticida e quasi draconiano.
La "cura" peggiore del male
In realtà, le droghe non sono proibite in quanto pericolose, ma sono pericolose proprio perchè proibite.
Questo è il parossismo allucinante in cui ci troviamo, una contraddizione paradossale e inafferrabile che si annida persino nella realtà apparentemente monotona, immobile e imperturbabile, dei paesini sparsi in Irpinia, una provincia che vanta un altissimo numero di piccoli centri con meno di tremila, quattromila abitanti. A tal punto che qualcuno, in terra irpina, magari per risolvere ingegnosamente il problema della disoccupazione, ha escogitato una nuova, interessante professione: quella del "paesologo". Riscuotendo clamorosi e brillanti successi personali.
Ebbene, credo che sia necessario chiedersi onestamente se l'attuale normativa proibizionista riesca a debellare ed eliminare il "flagello" delle droghe. Di fatto, il regime proibizionista può a malapena ledere o scalfire la dura corteccia che avvolge la mala pianta. Lo confermano le più aggiornate stime statistiche che rivelano invece un costante incremento del consumo di sostanze tossiche letali (soprattutto di tipo sintetico) tra le giovani generazioni, segnalando in modo particolare una pericolosa tendenza verso la precocizzazione di tali abitudini.
Il proibizionismo è dunque più assurdo e nocivo del consumo stesso di droghe, nella misura in cui tale sistema penale non risolve affatto il problema, né lo intacca minimamente, ma si limita solo ad occultarlo in modo ipocrita o sciocco, negando l'evidenza della realtà, ossia che le droghe circolano ugualmente, anzi in misura maggiore rispetto ad una diversa legislazione, più tollerante e permissiva, che provi a legalizzare e regolamentare il consumo, depenalizzando quei comportamenti che attualmente sono puniti come reati, così da alleggerire il carico di lavoro sopportato dal sistema giudiziario e penitenziario italiano.
Infatti, è proprio un regime di tipo proibizionista che permette in concreto, pur imponendo un divieto puramente rituale, una liberalizzazione crescente del consumo, un'espansione selvaggia del narcotraffico, ossia del mercato nero, gestito dalla grande criminalità organizzata, mafiosa e camorrista, che grazie a tali proventi fiorisce come una pianta carnivora e malefica, con tutte le conseguenze devastanti in termini di costi umani, sociali, economici, giudiziari, che inevitabilmente ne derivano.
Anche nelle nostre realtà il proibizionismo non ha affatto impedito, pur vietandolo formalmente, il consumo effettivo di sostanze stupefacenti, che invece continua ad estendersi, facendo incrementare a dismisura i profitti del crimine organizzato, colluso e intrecciato con i circuiti affaristici legalizzati e protetto da una parte della classe politica dirigente.
In Irpinia ci sono paesi con poche migliaia di abitanti, in cui si registra un'elevata percentuale di tossicomani, con un impressionante tasso di decessi per overdose, assolutamente non proporzionato alle dimensioni reali delle popolazioni.
Droga e società dei consumi
Se possibile, vorrei provare ad analizzare e spiegare fenomeni che sono di enorme portata sociale e non sono affatto comprensibili e giustificabili in rapporto alla consistenza effettiva delle popolazioni locali.
Partiamo da alcuni dati di fatto, da alcune evidenze che sono assolutamente innegabili.
Negli ultimi anni, il problema della tossicomania giovanile è uno di quei fenomeni sociali che si sono modificati più velocemente anche nelle nostre zone, assumendo proporzioni e connotati di massa prima impensabili e sconosciuti. Questa trasformazione è uno dei segnali che attestano in modo eloquente la mutazione economico-sociale e antropologico-culturale che si è verificata nei nostri luoghi.
In una società che ormai è diventata una società di massa, in cui predominano tendenze e comportamenti consumistico-edonistici di massa, è inevitabile che anche il consumo di quelle sostanze chiamate "droghe" diventi un'abitudine di massa, anzitutto per un effetto di emulazione e di omologazione culturale, vale a dire a causa di ciò che comunemente viene definito "moda".
In questo discorso occupano una posizione centrale e preminente l'ideologia e la mercificazione del "tempo libero".
La società borghese ha ormai imposto da tempo un'ideologia del "tempo libero" inteso falsamente come una frazione della propria vita quotidiana libera da impegni di lavoro e di studio (e quindi di lotta) da poter dedicare agli svaghi, agli hobby, alle vacanze, ossia ai consumi economici dei divertimenti. Tale mistificazione ideologico-culturale è perfettamente funzionale ad un processo di mercificazione e privatizzazione del "tempo libero" che è diventato un ulteriore momento di alienazione dell'individuo nella fruizione passiva e meramente consumistica di prodotti offerti dall'industria del "tempo libero" e del "divertimento" come, ad esempio, il sesso, la musica, lo sport e... le droghe. Sex, drugs and rock'n'roll.
In seguito ai processi di globalizzazione economica e culturale, tali tendenze si sono estese e diffuse su scala planetaria.
Si pensi al mercato del sesso e della musica, ovvero alle industrie della pornografia e della discografia, che hanno conosciuto un'autentica esplosione ed espansione a partire soprattutto dagli anni '60. Questo per quanto concerne l'economia privata. Invece, sul piano delle istituzioni pubbliche, sia l'educazione sessuale che l'educazione musicale nelle scuole statali lasciano completamente a desiderare (addirittura, nel caso dell'educazione sessuale non esiste nemmeno la relativa materia di studio all'interno del piano del curricolo didattico-formativo e disciplinare).
Anche il fenomeno sportivo è diventato una merce di consumo di massa, dal momento in cui lo sport moderno, nell'economia di mercato e nella società capitalistica contemporanea, è diventato uno spettacolo di massa, quindi un'industria che produce un'incessante offerta di eventi sportivi da spettacolarizzare e da vendere, soprattutto grazie all'avvento dei mezzi di comunicazione di massa, in modo particolare della televisione. In tale contesto i giovani sono diventati masse di fruitori passivi degli spettacoli sportivi prodotti quotidianamente dall'industria culturale del "tempo libero".
Tali fenomeni di massificazione, mercificazione e alienazione del "tempo libero" sono evidenti anche nei piccoli contesti di provincia in cui viviamo.
La criminalizzazione della vita quotidiana
Le periodiche campagne politico-mediatiche sulla criminalità e sull'ordine pubblico sono assolutamente mistificanti e strumentali. Per varie ragioni.
Anzitutto, ci si guarda bene dall'analizzare le origini e le cause reali della criminalità, tanto meno di confrontarla con la criminalità delle classi dominanti (guerre, mafia, omicidi bianchi, bancarotta, fallimenti, evasione fiscale, ecc.) che non viene mai menzionata dai mass-media di regime. Per gli organi della (dis)informazione ufficiale, l'unica criminalità esistente è quella dei proletari, degli emarginati, dei migranti, degli oppressi.
Le classi dominanti mantengono il sistema con la violenza, attraverso il monopolio e l'esercizio esclusivo della forza pubblica, riversando la loro violenza sul proletariato e sulle classi lavoratrici, in modo particolare sul proletariato giovanile più marginale.
A tale scopo sono funzionali alcuni meccanismi e alcuni fenomeni provocati e alimentati ad arte come, ad esempio, il "teppismo" negli stadi di calcio e le "droghe illegali".
Ormai le violenze legate alla sfera degli stadi di calcio, da episodi "eccezionali", sono diventati un fenomeno "normale", quotidiano, accettato come un fatto naturale, da esecrare e rigettare solo ritualmente e ipocritamente, fornendo spunti per inutili dibattiti sulla carta stampata e in televisione.
Siamo di fronte ad una perversa e cinica operazione di criminalizzazione della vita quotidiana, che si avvale di molteplici strumenti e meccanismi (economici, sociali, politici, legislativi) tra i quali figura anche il regime proibizionista vigente in materia di alcune (non tutte le) droghe.
Sul piano economico-politico una sostanza come l'eroina è pienamente funzionale ad un sistema basato sul dominio e sulla criminalità di classe.
Dal punto di vista economico, benché l'eroinomane non costituisca una forza-lavoro intesa secondo i canoni tradizionali, tuttavia egli, essendo in pratica uno schiavo della sostanza, un maniaco dipendente, pronto a tutto, a rubare, a spacciare, a costruire il mercato (nero), produce reddito (illegale) in quanto forza-lavoro, come se non meglio di un lavoratore normale, ottenendo in cambio nessun salario e nessun contratto sindacale. Meglio di così!...
Sul versante politico, gli assuntori di eroina non solo cessano di opporsi attivamente al sistema, ma diventano un terreno assai fertile per la repressione e la provocazione contro i movimenti giovanili di lotta e di protesta. Come si è ampiamente spiegato in un precedente paragrafo.
Oggi è sempre più esile e impercettibile, se non addirittura inesistente, il confine tra legalità e illegalità, in modo particolare tra economia legale e illegale, tra la cosiddetta "mafia capitalista", inserita nei circuiti finanziari istituzionali, e la criminalità mafiosa convenzionalmente intesa.
Il crimine e il delitto sono oggi assorti al livello della legge e della norma, su scala globale. Quella che prima si poteva (forse) considerare come una "devianza dalla norma" si è tramutata nel suo esatto contrario, in quanto la devianza si è imposta come norma, intendendo in questo caso per "devianza" soprattutto il delitto, a cominciare dai peggiori crimini commessi dal sistema economico dominante a livello mondiale.
Lucio Garofalo

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Che novità, si muore di lavoro

Devono morirne quattro in due giorni, di lavoratori, perché qualcuno si accorga che di lavoro si muore? Evidentemente sì. Da che ho memoria, ho sempre sentito di morti alla raffineria della SARAS, o negli alti forni di Portovesme, o nelle industrie e nei cantieri. La differenza tra ieri ed oggi è solo una, ovvero che prima i lavoratori che morivano erano dipendenti della SARAS o dell’industria, o della nettezza urbana, oggi sono lavoratori a progetto di ditte sub appaltatrici, generalmente mal pagati, schiavizzati e lasciati in balia di loro stessi.

Ricordo un amico che faceva un lavoro simpatico, ovvero scrostava gli altiforni delle industrie del polo industriale di Portovesme. Venne licenziato per fine contratto, dopo tre mesi, da una ditta e assorbito in un'altra che subentrò. Non subì grossi cambiamenti, se non quello di non ricevere più l’abbigliamento anti infortunistico, così, quando le suole degli scarponi, corrosi dalla soda caustica e dalle ore/usura si consumarono, e fece richiesta, si sentì rispondere di comprarsele che già era troppo quello che gli davano di stipendio. Erano lire ed erano 800.000.

Qualche giorno fa Repubblica ha pubblicato un inchiesta svolta in un cantiere edile di Milano, eppure nessuno è corso a stracciarsi le vesti, nessuno si è interrogato su come sia possibile consentire di pagare uno schiavo 3 euro l’ora, di farlo lavorare senza alcuna protezione, in barba a qualunque legge o regolamento. Era semplicemente un po’ di inchiostro su un foglio di giornale, letto per noia mentre si stava seduti al bagno, o più comodamente al tavolo di un bar in attesa di un aperitivo. Siamo al punto che persino i politici si affrettano a parlare della “dignità del lavoratore” solo dopo che muoiono come cavallette, tutti insieme, o come colti da epidemia.

Eppure nessuno ha corso per mettere mano all’abominio della legge maroni (e chiamiamola col suo nome, una volta per tutte e lasciamo che Biagi riposi in pace). E i sindacati? Asserviti pure loro, continuano a blaterare qualcosa all’occorrenza, dimenticando il loro ruolo primario, ovvero la tutela del lavoratore. Ma quando un sindacato ha reso possibile l’estinzione del lavoratore stesso, allora a me pare evidente che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato all’origine.

Fino a quando questo stato favorirà la schiavitù, accettando in silenzio che un uomo (una vita umana) possa essere pagata 3 euro all’ora, nessuno potrà rivendicare alcun diritto, e nessuna protesta sortirà alcun effetto. Si continuerà a morire, e indignarci il tempo giusto per veder qualche ispettore in un cantiere, forse persino qualche elmetto in testa ad un operaio… Poi sparirà dalla stampa e dalla vista, come sempre e come tutto, fino alla prossima moria.

Rita Pani (APOLIDE)


4.14.2007

 

Smidolliamoci o donne!


Scienziati, grazie d’esistere. In queste notti in cui i sonno tarda ad arrivare è bello che ci siano le vostre scoperte a rinfrancarmi. O forse dovrei ringraziare gli articolisti che titolano sulle vostre scoperte?
"Sperma dal midollo della donna" In futuro l'uomo sarà superfluo?
Sì, sembra che nel nostro midollo esista un progenitore dello sperma e quindi i ricercatori stanno studiando il midollo dei topi femmina per vedere se magari…
Lo scopo originario della ricerca, forse, sarebbe stato anche meritorio, ovvero cercare di ridare la fertilità agli uomini resi sterili da alcuni tipi di malattie, poi però la ricerca si è evoluta, così tanto da aprire nuovi orizzonti e nuove speranze, soprattutto per le donne che un domani, potrebbero autoprodursi il materiale genetico per la riproduzione.
E qui mi torna in mente che forse stavamo meglio rinchiusi in una grotta, a cibarci di carne cruda, vestiti delle pelli degli animali che avevamo per pranzo, che ci si scaldava e forse scaldandosi si procreava. O se sembra eccessivo, allora facciamo che si stava meglio quando la sera si leggevano i libri al lume di una candela, o si scrivevano intingendo il pennino nell’inchiostro.
Ne ha fatto di passi la scienza, ne ha fatto così tanti e tanti ne farà da arrivare così lontano da non saper più tornare indietro. Persino l’autore della scoperta è preoccupato per le implicazioni che potrebbe avere la geniale trovata. È preoccupato di perdere i soldi della ricerca o che il governo britannico decida di bloccarla, per manifesta problematica etica. Maddai?
Dopo aver clonato embrioni, dato geni umani ad una mucca, iniettato antibiotici ai pomodori, dato ormoni della crescita alle zanzare, sterminato un popolo con l’AIDS ci poniamo il problema etico di generare creature mutate geneticamente? E che sarà mai? Vuoi mettere che goduria restare incinta dalla schiena della tua compagna? Del resto chi si prende la briga di dire che il metodo naturale sia meno invasivo?
Nemmeno sorrido.

Anche oggi, il cadaverino di un bimbo morto è stato trovato in una discarica nella bergamasca, e allora io mi chiedo se sia davvero necessario trovare ancora altri metodi per mettere al mondo delle creature innocenti…

Rita Pani (APOLIDE)


4.13.2007

 

Save Lozano, please

Margò mi segnala questa notizia apparsa ieri su Repubblica:CALIPARI: DEPUTATO USA VUOLE INTERCEDERE PER LOZANO

Vito Fossella, deputato repubblicano italo-americano dello Stato di New York, scende in campo di difesa di Mario Lozano. Il parlamentare statunitense vuole bloccare il processo in contumacia contro l'ex soldato scelto che uccise Nicola Calipari. Ne da notizia il sito web conservatore HumanEvents.com, secondo cui Fossella teme che il procedimento giudiziario, al via da martedi' prossimo a Roma, possa danneggiare i rapporti tra Usa e Italia. Fossella, determinato a andare avanti sulla sua strada per difendere Lozano, newyorchese e di origini italiane come lui, ha scritto all'ambasciatore italiano a Washington, Giovanni Castallaneta. Nella Lettera ha chiesto di poter incontrare i colleghi parlamentari di Roma "per discutere la posizione del governo italiano sulla decisione della procura indipendente di giudicarlo (Lozano, ndr)". A suo titolo di merito Fossella ricorda di essere "ex co-presidente della commissione interparlamentare italo-americana", "di aver agevolato l'intervento davanti al Congresso dell'ex premier silvio berlusconi", e di aver, "proposto e contribuito a far approvare una risoluzione di elogio alla nazionale italiana vincitrice della coppa del mondo di calcio".

Leggendo questa notiziola m’è tornato in mente un film che adoro, Il Padrino. C’era un tale, Amerigo Buonasera, che faceva il becchino, e voleva credere davvero di essere diventato un americano, così che, quando aggredirono sua figlia, lui cercò di pagare Don Vito per ottenere giustizia, quella che lo stato gli aveva negato.
Don Vito ovviamente rifiutò i soldi e disse che prima o poi, Buonasera avrebbe avuto il modo di sdebitarsi…
Ora io non so bene se una menzione d’onore per un torneo di pallone, o una comparsata al congresso americano (che barzelletta raccontò berlusconi in quell’occasione? O ci provò con qualche deputata?) valga la giustizia che merita la famiglia Calipari e l’Italia intera.
Ricordo che nel film l’ipocrita Buonasera, ricambiò il favore della giustizia ricevuta, ricucendo per bene il corpo di Sonny, figlio del Padrino crivellato di colpi… “Povero figlio mio. Come me lo hanno ridotto. Ci metta tutta la sua arte e il suo mestiere… Non voglio che sua madre lo veda così.

Sembrerebbe il contrario.

Rita Pani (APOLIDE)


4.12.2007

 

Intimidazioni.


I gesti spontanei a volte diventano mode; poi le mode cambiano e ci si adegua. È il naturale svolgersi delle cose.
Sui muri s’è sempre scritto, l’ho fatto anche io, e sempre si farà. Certo, noi si scriveva qualcosa che aveva un senso, perché era la politica a guidare la mano e la bomboletta, poi abbiamo smesso quando le scritte divennero TVUCDB, o TVTTTB. Sarà che all’epoca noi si trombava già, o forse ci eravamo già stufati perché lo facevamo a memoria e non avevamo più bisogno di scriverlo, l’amore. Sarà perché noi, si mette la punteggiatura, anche in un SMS.
Noi sì, lo ammetto, si scriveva anche qualcosa di intimidatorio; di solito però era contro i padroni delle fabbriche che ingrassavano di contributi statali e affamavano l’operaio, e le scritte restavano, scolorendo con gli anni, morendo di vecchiaia.
Oggi è diverso. Sull’imbocco di una galleria che percorro quando torno da casa di un’amica c’è una scritta: “Gabi deciditi o mi perderai”. Ecco, questa sì che la leggo come un’intimidazione; sta a dire: Gabi o me la dai o ti lascio. Al punto che, se non fossi così pigra e per nulla agile, mi arrampicherei per scrivere:
“Ma poi Gabi s’è decisa? Te l’ha data?” Me lo chiedo sempre, ogni volta che ci passo, e vorrei sapere.
“Bagnasco vergognati”. Non ci riesco proprio a leggerla come un’intimidazione. No. Però sta diventando una moda, pian piano, in tutta Italia, appaiono scritte contro Bagnasco ed ora anche contro il Papa.
L’altro giorno invece, c’erano state scritte inneggianti alla morte del prelato, e quelle sì, ammetto, un po’ intimidatorie sarebbero state se non fosse stato per l’intervento di alcuni giornalisti che, spinti dall’eccesso di zelo, hanno così commentato: “ … La scritta era seguita dal simbolo della falce e martello e di una stella a cinque punte…”
Come altro si potrebbe disegnare una stella? Falce martello ed asterisco?
Il messaggio era chiaro: sono comunisti e quindi terroristi. (poi dicono che sovente mi scappa la parolaccia)
Ho imparato a guardare il mondo per davvero, non mi limito mai a vedere le cose, guardo ed osservo attentamente e quello che so oggi è che Bagnasco è riuscito laddove Ruini ha fallito. È riuscito a fomentare l’odio e a farsi odiare.
Però, i froci da mettere al muro (Milano libreria Babele) non hanno la scorta, lui, che si deve solo vergognare sì.
Chissà la povera Gabi….

Rita Pani (APOLIDE)


4.11.2007

 

Che c'entra Mastella?

Confesso che ero un po’ in ansia. Da almeno quindici giorni non sentivo Mastella minacciare di far cadere il governo. Oggi mi sono rasserenata. La Pasqua è passata, l’agnello è morto e mangiato, e tutti possiamo finalmente riprendere le nostre abituali occupazioni, necessarie soprattutto a smaltire i chili di troppo, che secondo la TV ho messo su. Che strano, ci avete fatto caso? La ministra dei gggiovani e dello sport era talmente preoccupata dell’anoressia che ha dovuto scriverci anche un libro, sull’argomento. Le modelle oggi non si misurano più per taglia S (38) XL (42) ma per massa corporea, eppure… Eppure la TV ci dice che dobbiamo metterci a dieta dopo Natale come dopo Pasqua, come se fossero i due unici momenti rimasti all’italiano per mangiare ed ingrassare. Sono confusa, devo o no combattere l’anoressia? O devo diventare anoressica solo dopo le feste cristiane?
Infatti perché, la TV non ci dice di dimagrire dopo le feste di carnevale? Io mangio le frittelle a carnevale e ci resto male se non mi dicono che devo mettermi a dieta, dopo.
Sono confusa anche perché, quando vado in Sardegna, di solito lo mangio un pezzetto di agnello, con i piselli, arrosto, oppure con i carciofi, ma io in genere non vado mai a casa per le feste cristiane, ci vado sempre prima, o dopo, e allora, mi ingrasserò ugualmente?
Che c’entra Mastella? C’entra sempre e comunque. Come il proverbio cinese: “Quando torni a casa dai uno schiaffo a tua moglie, tu non sai perché…”
Sta arrivando l’estate, è questo il vero problema della donna in Italia. Siamo tutte in trepidante attesa della prova bikini, che non ho ben capito come si debba svolgere, e per ovviare a questa mia ignoranza, uso un costume intero di tipo olimpionico che non mi lascia scappare le tette.
La cellulite. La vera nemica da combattere con ogni mezzo. Me ne sono accorta quest’oggi in uno spot che è andato in onda subito dopo l’intervista di Mastella. La Nivea ha fatto le patch che aderendo alle chiappe, hanno un’azione prolungata ed efficace. È simile ai cerotti Voltaren che ogni tanto mi attacco al collo, alla regione lombare o alla spalla (anche tutti e tre contemporaneamente), solo che si attacca alle chiappette sode della modellina misura 38, ops… massa corporea 0,03 e riducono notevolmente l’odioso inestetismo. Così, mentre ancora pensavo a Mastella che tanto per cambiare vuol far cadere il governo (e questa volta dice di dire sul sero) pensavo a quante patch avrei dovuto attaccare alle mie zone colpite dalla piaga…
Cazzo! Una mummia!

Rita Pani (APOLIDE)


 

L'ESPORTAZIONE DI UNA MERCE CHIAMATA "DEMOCRAZIA"


Preambolo
Premetto che non sono cresciuto in un ambiente politico influenzato dalla tradizione veterostalinista. Non mi sono formato in un clima ideologico condizionato dal fanatismo e dalla mitologia filosovietica che avevano esaltato e ottenebrato le menti di milioni di uomini che credevano ingenuamente in una sorta di "paradiso terrestre". La nozione di un Eden sovietico non è mai esistita realmente nell'esperienza storica, se non nelle facili illusioni, nell'iconografia faziosa e pseudorealista, nella mistica stalinista e nella propaganda ideologica di un partito-chiesa che aveva compresso le libertà e i diritti dei singoli militanti, piegando e subordinando le coscienze individuali agli imperativi categorici provenienti da Mosca.
Al contrario, ho abbracciato e coltivato una visione del mondo e della politica animata da sinceri principi e sentimenti libertari e antiautoritari.
Infatti, ho sempre contestato sia l'imperialismo occidentale, di matrice filocapitalista e pseudodemocratica, che faceva (e fa) capo alla NATO e alla superpotenza statunitense, sia l'imperialismo sovietico, di estrazione burocratico-statalista, che faceva riferimento al Patto di Varsavia e al blocco di dominio incentrato sulle caste politico-militari salite al potere in Unione Sovietica, instaurando uno dei regimi totalitari e polizieschi più crudeli che la storia rammenti, simile e, in fondo, degno erede della spietata autocrazia zarista vigente nella Russia pre-rivoluzionaria.
Questa chiosa introduttiva mi ha permesso di spiegare quale fosse la mia posizione duramente critica, anzi polemica, in materia di socialismo reale, in modo da sgombrare immediatamente il campo da eventuali equivoci che potrebbero inficiare la trattazione e la comprensione dell'argomento.
Democrazia in vendita
Francamente non credo nella possibilità e nel dovere di esportare la cosiddetta "democrazia occidentale", in quanto non confido nei falsi e deboli principi della democrazia rappresentativa, che considero uno strumento ideologico di occultamento della natura vorace e dissoluta dell'economia capitalista, retta sull'alienazione e sulla mercificazione dei valori umani, su inique e crescenti disuguaglianze materiali e sociali.
La cosiddetta democrazia non è altro che un'ipocrita forma di riparo e di mistificazione propagandistica del delitto più atroce e meschino che possa esistere: lo sfruttamento materiale del lavoro umano, svolto da masse (sotto)salariate sempre più indifese e ricattabili, costrette a travagliare per l'arricchimento di minoranze sempre più rapaci e privilegiate.
Ritengo che la tanto osannata democrazia liberale sia solo la "migliore", forse la più evoluta e raffinata rappresentazione costituzionale della dittatura borghese imposta sul resto della società. Inoltre, sono convinto che tale ordinamento istituzionale non sia esportabile con procedure e sistemi arbitrari e cruenti, facendo addirittura ricorso alla rozza e primitiva irrazionalità della guerra.
La democrazia occidentale non è affatto esportabile soprattutto in quelle formazioni storico-sociali segnate da un'evidente arretratezza economica, quali sono quei paesi egemonizzati dalla presenza di un radicalismo islamico avallato in passato dalla politica dubbia e dissennata dell'occidente. Il quale ha creato gli stessi mostri che oggi proclama di voler combattere, ha armato e foraggiato gli Stati più tirannici e criminali del mondo, ovunque e quando conveniva farlo. Penso, ad esempio, al regime dispotico e sanguinario di Saddam Hussein, la cui ascesa al potere in Iraq, nel lontano 1979, fu voluta e caldeggiata proprio dalle potenze occidentali, guidate dagli U.S.A., in chiave anti-khomeinista. Oppure quando l'occidente ha favorito e finanziato i movimenti islamici più oltranzisti e integralisti. Si pensi a figure estremamente pericolose come Bin Laden, a quei gruppi fondamentalisti e terroristi oltremodo ostili e bellicosi come i Talebani, armati e appoggiati dal mondo occidentale in funzione chiaramente anti-sovietica durante la guerra in Afghanistan, seguita all'invasione compiuta dall'armata russa alla fine del 1979.
"Due pesi e due misure"
Da sempre mi ripugna la linea di condotta ambigua e opportunistica dell'occidente, riassumibile nella formula dei "due pesi e due misure", una politica che affama e dissangua i popoli del Sud del mondo, condannandoli ad un infame e intollerabile destino di miseria e sottomissione.
Anziché lodare e magnificare a chiacchiere le virtù "salvifiche" della democrazia, invece di proclamare astrattamente i "sacri" principi liberal-democratici, piuttosto che dichiarare formalmente la volontà di esportare la democrazia ovunque sia assente, il mondo occidentale farebbe meglio se provvedesse ad importarla e trapiantarla nella realtà dei propri Stati, sempre meno tolleranti e democratici, sempre più autoritari e illiberali.
L'ideologia dell'esportazione della democrazia maschera un vero e proprio alibi, utile a giustificare la carenza effettiva di democrazia all'interno stesso delle società occidentali. Come tutte le ideologie, si tratta di un autentico e abile travestimento, escogitato per coprire nefandezze e delitti molto più turpi e aberranti. In realtà, dietro la tesi ufficiale della "necessità di esportare la democrazia" si annidano un disegno e un meccanismo di espropriazione violenta delle ricchezze materiali e culturali dei popoli del Terzo Mondo. Sotto i nobili ideali della libertà e della democrazia, sbandierati di fronte all'opinione pubblica internazionale, si ammanta una vorace e sanguinosa spinta espansionista e globalizzatrice operata dall'economia di mercato, da quelle forze che sono all'origine delle tante guerre di rapina e di conquista combattute sul nostro pianeta, che sono quindi alla base dell'azione di ingerenza e di estorsione imperialistica esercitata su scala mondiale dal capitale monopolistico-finanziario.
Mercimonio democratico
Immaginiamo paradossalmente che io sia d'accordo con l'idea di esportare la democrazia.
Ma anzitutto chi, quale autorità internazionale, in virtù di quali principi e parametri, se non sono condivisi da tutti i popoli del pianeta, stabilisce ed accerta l'esistenza o meno della democrazia, ovvero valuta il grado di autentica democraticità di uno Stato e determina, eventualmente, l'opportunità e la necessità di esportarla, ossia di imporla con la forza delle armi? Tutto ciò è semplicemente folle e delirante.
E cosa rappresenta questa democrazia, forse una merce di facile consumo, alienabile ed esportabile ovunque, oppure un costoso articolo di lusso che non tutti i popoli possono permettersi? E qual è il prezzo corrente sul mercato? Forse milioni di morti? Forse miliardi di petrodollari?
Pertanto, ammesso per ipotesi assurda che io accetti e condivida il presupposto di quella repellente concezione che pretende l'esportazione di una lucrosa merce chiamata "democrazia", perchè mai questa deve essere, e di fatto viene esportata soltanto in alcune regioni come il Golfo persico, casualmente ricche di pozzi petroliferi, di risorse energetiche e altre pregiate materie prime, oppure di alcune produzioni che assicurano ingenti proventi economici (anche criminali) come, ad esempio, le coltivazioni di oppio in Afghanistan? In questa fitta rete di scambi e traffici, leciti e illeciti, nel connubio tra politica e affari, si ripara un autentico mercimonio della democrazia, il cui costo in termini di denaro, di fonti di guadagno, di capitali, ma soprattutto di vite umane, sembra oltrepassare ogni ragionevole limite e ogni capacità di sopportazione terrena.
In altri termini, mi domando se l'abominevole "merce democratica" acquisti maggior valore laddove esistono condizioni oggettive di ricchezza del sottosuolo e del territorio, vale a dire laddove esistono preziose (ma non inesauribili) fonti di sfruttamento e di profitto economico-capitalistico.
Perchè questa laida democrazia non viene esportata in altre realtà del mondo, in tante nazioni oppresse della Terra, in sterminate aree geografiche dove non esistono risorse petrolifere, né altre materie prime che possano attrarre e suscitare gli interessi delle potenze occidentali e delle corporation multinazionali? Penso a vaste regioni del Sud del mondo, in particolare del continente africano, dove intere popolazioni sono quotidianamente massacrate da una micidiale guerra alimentare, sono sistematicamente schiacciate da un apparato economico-(im)produttivo che genera soltanto oppressione e sottosviluppo, sono perseguitate da feroci dittature militari che si susseguono senza soluzione di continuità con la tacita complicità del mondo occidentale. Il quale finge di piangere, dissimulando commozione e disperazione solo quando si consumano le più orrende e strazianti catastrofi umanitarie e ambientali, annunciate e prevedibili con largo anticipo.
Epilogo
L'esportazione violenta e brutale della merce democratica non sarebbe possibile in tutto il mondo, essendo sconsigliabile un'espansione bellicista e interventista a livello planetario, essendo inconcepibile una crescente militarizzazione del territorio su scala globale.
In questo osceno binomio tra affarismo criminale e democrazia si svela l'origine di quella cinica e perversa logica dei "due pesi e due misure": la democrazia non si può e non si deve imporre in tutto il globo, ma solo laddove conviene e giova (come la storia ci insegna) alle potenze occidentali, ossia per conservare e, magari, accrescere i privilegi e l'opulenza economica del Nord del mondo. Qundi per assicurare e salvaguardare in perpetuo i profitti dei maggiori colossi multinazionali, che continuano a rapinare impunemente le ricchezze e i patrimoni, non solo materiali, dei popoli della Terra. I quali, in cambio, potranno forse godere delle innumerevoli convenienze e dei vantaggi derivanti dalla prodigiosa democrazia?
Questa non vuol essere una conclusione esaustiva e definitiva che racchiude per sempre tale riflessione, che mi auguro possa proseguire e ampliarsi ulteriormente, fornendo spunti e contributi originali per l'analisi, l'interpretazione, ma soprattutto per la trasformazione concreta e rivoluzionaria dello stato di cose presenti, ossia il dominio globale del capitale monopolistico e del neoliberismo.
Lucio Garofalo

4.09.2007

 

Il buon nome dell'Italia

Non si dovrebbe fronteggiarsi a suon di cadaveri, ma a volte è necessario riesumarli da quella memoria che pare essere svanita in loro e in noi.
Sembrava il festival della bestialità oggi, la destra che attaccava il governo, spinta dal sogno della spallata che tarda a venire, irrispettosi come sempre del dolore e della civiltà; un governo moscio ed ammosciante, sempre troppo attento a sembrare per bene, senza riuscire ad esserlo davvero, e dulcis in fundo, ecco la dichiarazione del cavaliere senza cavallo, misurata, e attenta:
“ il buon nome dell’Italia viene prima di tutto”.
Balle. Come sempre. E non ci si può stare, per intelligenza e per civiltà.
L’accorato appello all’abbassamento dei toni, lanciato da berlusconi, per me assume l’unico significato che la memoria ci permette di attribuirgli, ovvero:
“state zitti, non esagerate, o qualcuno potrebbe chiederci ancora una volta, che ne è stato di Enzo Baldoni, ucciso in Iraq perché…
“Perché si era rapito da solo per farsi pubblicità?”
“Perché non erano terroristi ma delinquenti comuni?”
“Perché aveva sbagliato posto per fare una vacanza?”
Io queste cose le ricordo a memoria, ma le ricordo, ricordo la campagna stampa di littorio feltri, che quando dovette prendere atto della morte “vera” di Baldoni, scrisse, che “almeno era un battezzato”.
Non comprendo nemmeno le “velate minacce” di Massimo D’Alema, che già in una precedente occasione ebbe a dire che : “va bene la commissione d’inchiesta, ma che sia per tutti i rapimenti, anche durante il governo precedente…” Voleva forse minacciare la destra di dire che aveva pagato due miliardi di dollari per la liberazione di Torsello? Minacciava di smascherare il bugiardo per antonomasia?
Ho sentito oggi le giuste richieste del vice presidente di Emergency, sugli atti che questo governo potrebbe fare per ottenere la libertà di Anefi: richiamare l’ambasciatore, per esempio. Se Prodi avesse le palle, basterebbe una telefonata al maniaco che ha il mondo in mano:
“Dì ai tuoi di liberare Anefi, o in una settimana ritiro le truppe.”

Rita Pani (APOLIDE)


4.08.2007

 

La vita umana vale un cazzo

Adjmal Naqshbandi è stato ucciso. Rapito, liberato, poi rapito e poi ucciso. Era Pasqua oggi, e nemmeno in questo giorno, si sono astenuti dal rilasciare le dichiarazioni politiche in merito all’uccisione di un uomo. Dichiarazioni per telefono, ovviamente, probabilmente rilasciate stando stravaccati da qualche parte, ingozzati all’inverosimile.
Prodi è diventato il piccione al quale sparare, prescindendo dall’atto barbaro che ha soppresso l’ennesima vita; ma si sa, la vita umana ormai ha il valore intrinseco di quanto può contare posta sul tavolo della campagna elettorale, o su una poltroncina di talk show pomeridiano o serale. La vita umana vale un cazzo.
Una commissione parlamentare per stabilire se si siamo usati due pesi e due misure, per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo e il suo interprete… Prodi lo deve al popolo afghano” . Chiede la Lega, ignorando l'esistenza di Karzai e di una guerra d'occupazione in Afghanistan
Guerrafondai, servi degli americani, che camminano proni, tenendo quella scomoda andatura a 90°, oggi hanno bisogno di sapere perché un rapito è vivo e uno è morto.
È sempre terrificante, quando si cavalca la vita umana a scopi propagandistici, siano essi elettorali, o per fini meno nobili come l’audience di un programma televisivo. È ancor più terrificante quando nessuno di questi puri di spirito, spende una parola per chiedere agli americani l’immediato rilascio del collaboratore di Emergency, sequestrato dai servizi segreti afgani (succursale della CIA).
Il presidente Karzai, fantoccio al soldo di bush, dopo la reprimenda del padrone suo, ha eseguito gli ordini mandando al macello la vita di Adjmal Naqshbandi, e date le ultime notizie trapelate da fonti ufficiali, la CIA sotto le mentite spoglie dei servizi afgani, anche Rahmatullah Hanefi sarebbe stato inviato allo stesso macello, se non uno peggiore fatto di torture e detenzione in qualche carcere segreto e speciale, gestito dagli USA.
Si sa che è ancora vivo Rahmatullah Hanefi, e quindi vale ancora meno di un cazzo, per la destra che non lo può spendere e per la sin… per il governo che attende d’essere giustificato a protestare con gli americani. Perché se a destra sono schiavi di bush, felici d’esserlo, il governo pare essere semplicemente sottomesso e autorizzato alla “diversificazione costruttiva dei pensieri e degli intenti.”
Aiutiamo Emergency a chiedere la liberazione di Rahmatullah Hanefi. Mi resta sempre la pia illusione che mi danno i numeri: noi siamo di più.

Rita Pani (APOLIDE)


 

Gli studiosi non riposano mai

A.A.A. Sponsor cercasi.
Uno è un caso, due una coincidenza,tre è una regola.
Scrivevo ieri della ricerca scientifica all’Università di Cambridge che ha scoperto che ai ricchi non frega nulla degli spiccioli, oggi invece scopro che un professore universitario australiano, ha condotto uno studio per tradurre le voci onomatopeiche che rappresentano i versi degli animali. Una ricerca. Anche questa certosina, che stabilisce con certezza matematica che se in Italia il gallo fa “chicchirichì” , in Inghilterra fa “cock-a-doodle-doo”, mentre in giappone, addirittura, “kukko-kiekku”.
Non vorrei scioccarci oltre, scrivendovi della bravura del professore che ha stabilito scientificamente che in Finlandia il suono è diverso ancora.
Sono certa che tanta fatica abbia un senso, sebbene io non sia riuscito a trovarlo.
E pensare che l’animale non abbisogna di traduzioni, per farsi comprendere. L’uomo invece no, ha bisogno di un traduttore appena cambia di regione.
C’era quella bella canzoncina che tutti, almeno una volta dobbiamo aver cantato, del Quartetto Cetra: “Nella vecchia fattoria”, che ha avuto anche una sua versione inglese (o magari l’abbiamo importata noi?) e pensate un po’, persino in quella canzone di mezzo secolo fa, il gallo inglese faceva “cock-a-doodle-doo”.
Ora però ho deciso di mettermi a studiare e ricercare anche io, e ho bisogno di un finanziatore che mi paghi profumatamente, per dimostrare che i ricercatori, spesso, sono delle mirabili teste di minchia.

Rita Pani (APOLIDE Pasquale)


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