12.30.2009

 

Buon anno

Mi è così difficile, augurare “Buon anno”! L’augurio è sincero, e lo faccio col cuore a chiunque se lo meriti, ma è come se fosse una menzogna avendo nelle mani poche e palesi certezze. E non oso pensare come starei male se a qualcuno lo augurassi addirittura “felice”.

Avrei potuto forse augurarvi di avere un anno d’amore, ma qualcuno ci ha rubato anche l’ultimo baluardo dei sentimenti. Non ci resta che augurarci, allora, un anno che valga la pena vivere.

Che sia l’anno del risveglio. Che sia l’anno in cui finalmente l’umanità si possa impossessare di noi e recarci ad un’esistenza almeno dignitosa.

Che possa essere l’anno della ripresa della civiltà più che di quella economica, perché è la mancanza della prima ad averci indotto nell’altra.

Che possa essere l’anno in cui gli operai scenderanno dai tetti per riversarsi nelle strade insieme a noi; l’anno in cui si comprenderà che l’unico modo per far abbassare il prezzo della verdura al mercato è lasciarla sui banchi a marcire. L’anno in cui finalmente riusciremo a guardarci negli occhi comprendendo che il potere lo abbiamo noi, che siamo di più, e che se solo volessimo riusciremmo ad imporci a chi fino ad oggi non ha saputo far altro che considerarci “elettori”.

Più che auguri paiono sogni, ma non è poi così strano quando da tanto si ha la sensazione di vivere nell’incubo.

Mi auguro un anno che mi possa far dire, alla fine: “Non è andato poi così male.”

E lo auguro anche a voi.

Rita Pani (APOLIDE che merda di 09)


 

E tu, dove abiti?

Sapete, non tutti sanno chi sia la persona che dà il nome alla strada in cui vivono, o quale sia l’evento storico che alla strada ha dato il nome. Avevo un’amica quando ero ragazzina che abitava in via Curiel, e un giorno chiacchierando venne fuori che per lei Curiel era quello che aveva inventato la penicillina. Lì per lì le dissi che la penicillina l’aveva inventata Fleming, che i Curie scoprirono la radioattività e che Curiel in realtà era stato un comunista. Conoscendomi è probabile che ridacchiai, ma dopo qualche tempo ci rincontrammo e lei mi insegnò per filo e per segno tutta la storia di Eugenio Curiel. Non c’era ancora Internet e tanto meno Wikipedia. La mia amica aveva consultato un' enciclopedia. Per i più giovani, vorrei dire che l’enciclopedia era una serie di libri … insomma, era una Wiki di carta, con le voci indicate in ordine alfabetico, e ogni volume recava sul dorso l’indicazione delle lettere contenute sul volume. I nostri genitori si svenavano pur di garantircene una.

Io sono stata privilegiata anche in questo senso. Non nel senso delle enciclopedie, che comunque in casa non sono mai mancate, ma proprio per la via nella quale abitai per lungo tempo. Non avrei mai potuto confondere la penicillina con la radioattività: io abitavo in via Gramsci e per altro lunga parte delle mie vacanze estive le trascorrevo ad Ales, il paese in cui lo stesso Gramsci ebbe i natali.

Leggevo i giornali, e mi è tornata in mente questa cosa, pensando alle volte che crescendo comunista avevo potuto vantare una “certa vicinanza” col Gramsci … “Abito nella strada a lui dedicata … ho visto la casa dove è nato …” dispute infantili, ma che ancora mi inducono al sorriso. Ho pensato a un bambino del futuro, che un giorno spinto dalla curiosità messale addosso da un amichetto petulante e un po’ saccente dovesse andare a scoprire a chi è intitolata la strada nella quale abita: “Via bettino craxi.”

Chissà se a quel tempo, il popolo italico avrà riacquistato tutte le sue facoltà mentali, e se sarà in grado di sentirsi indignato e offeso, perché qualcuno molti anni addietro ha avuto il coraggio di dedicare una strada a un malfattore, a un corruttore, a un ladro, a un latitante.

O saranno tutti ormai catechizzati al punto d’essere diventati al contrario?

“Tu in che via abiti?

“Io abito in via craxi, corruttore, e tu?

“Io in via Bilancia seria killer, ma la mia fidanzata sta messa meglio di tutti, lei vive in largo dell’utri mafioso, e sua zia in Piazza Totò Riina, Padrino.”

“Eh sì! La più fortunata è Giovanna.”

“Perché?”

“Perché lei vive a via rosa berlusconi madre.”

Rita Pani (APOLIDE)


12.29.2009

 

Miracolo


12.28.2009

 

Solidarietà alle “compagne” top model

Solidarietà alle “compagne” top model impegnate nello sciopero del tacco alto. Oddio, a vedere le scarpe imputate, che da due giorni campeggiano sulla pagina del Corriere della sera, ad esser sincera, avevo pensato che le top model fossero in sciopero perché rifiutavano di indossare quelle porcherie. Ma il problema è assai più serio: si tratta di una ribellione contro un lavoro che si fa sempre più pericoloso, e che ogni anno provoca un considerevole numero di incidenti. No, non sto scherzando [copio] «Finora avevo solo sentito di qualche caso isolato – ha scritto la Huntington – ma è la prima volta che tre top model si mettono d’accordo per protestare contro una cosa del genere. Direi che è molto interessante, perché ci sono già stati tentativi di creare dei sindacati di modelle e questo è il segnale che queste ragazze stanno finalmente prendendo coscienza dei rischi legati alla loro salute e alla loro sicurezza». Inutile dire che l’articolo prosegue, citando anche gli svariati tentativi delle modelle di creare “un sindacato”.

Pensavo all’uomo morto di freddo trovato a Trento dentro una casetta di legno, di quelle esposte nei grandi magazzini di bricolage. È stato identificato grazie alla tessera della CISL che conservava in tasca, benché da due anni avesse perso il lavoro. Mi chiedevo se domani la notizia sarà ancora visibile, come le orripilanti scarpe armadillo, o se sarà sparita come sempre accade quando qualcuno muore dentro un paio di scarponi da lavoro.

Succede sempre così, pressappoco da dopo i morti della Thyssen. In effetti anche il morto più recente Thyssen a Terni è sparito il giorno dopo. E così il morto della vigilia, il morto natalizio. Morti dei quali nemmeno ricordiamo il nome, anche perché nemmeno quelli ci vengono più detti: bastano le iniziali. E se chiedete vi diranno che è per una questione di privacy. La nostra.

La nostra privacy non va intaccata. Nessuno deve essere autorizzato a insinuarsi subdolamente nella nostra tranquillità. Per esempio io non ho avuto beneficio dall’apprendere che un uomo di 54 anni, da due anni disoccupato, questa notte è morto di freddo. Ho provato a guardare alle mia vita, e mi sono resa conto che questo potrebbe capitare anche a me. Non è un bel vivere non potendo costruire il futuro, e per futuro intendo i prossimi due mesi. Se solo dovessi proiettarmi alla vecchiaia, potrei optare per l’eutanasia.

Per fortuna però non sono più catastrofista, e riesco trovare il lato buono delle cose: è assolutamente impossibile – e potrei metterci la mano sul fuoco – che io domani possa cadere e fratturarmi il ginocchio, solo perché ho indossato un paio di scarpe armadillo.

Rita Pani (APOLIDE)



12.27.2009

 

Imbarazzismi

Ma poi c’è stata l’operazione “White Christmas”? Non lo so, e non mi sono nemmeno informata, forse per cullarmi nella convinzione che fosse una trovata propagandistica, di quelle che la furba nomenclatura leghista dà in pasto ai suoi scellerati supporter razzisti, tanto per contentarli un po’ e non farli indugiare nell’osservazione della squallida realtà che ci circonda.

La lega ha avallato la promessa del tizio del consiglio: anche loro giurano che il 2010 sarà l’anno delle riforme. Legittimo impedimento, impunità, abrogazione della Carta Costituzionale per tutti i cittadini. Se ne sente davvero il bisogno. Se lo dice la lega significa che berlusconi ha accettato il loro prezzo. È così che funziona da anni, da quando il padrone comprando i suoi servi ha preso possesso anche delle mura del Parlamento.

La speranza è quella che abbiano mire più elevate dei suoi umili e solerti sindaci; insomma speriamo che il fine ultimo della lega sia quella di farsi annettere dall’Austria e non di sbizzarrire ulteriormente le loro hitleriane fantasie.

Si moltiplica lo zelo degli amministratori locali: si va dall’ormai vetusta proibizione di cucinare kebab nei centri storici, alla costruzioni di mura per isolare i quartieri ghetto, dalla creazione delle classi differenziali nelle scuole al tentativo di abolire i matrimoni misti. Le schedature rientrano ormai nelle usanze democratiche di questo paese, insieme agli autobus galera per il rastrellamento clandestini (e poco importa che a volte si rastrelli anche un medico italiano residuato bellico di residuato bellico abissino). C’è chi si è spinto oltre, proponendo la separazione delle degenze al pronto soccorso, o i parcheggi del centro riservati ai residenti, (che dire bianchi pareva politicamente scorretto).

Sì, mi piace quando in questo paese si parla di riforme, anche perché il ministro delle riforme è bossi, e quindi capirete la mia curiosità originaria: cosa avrà chiesto in cambio dell’impunità del tizio innamorato? Pensando bene alla campagna di indottrinamento cattolico fatto dalla lega con tutta la sua tradizione celtica alle spalle, viene il sospetto che vogliano tanti crocefissi in giro per poterli incendiare durante le serate di barbecue di negro. Cappucci verdi, ovviamente.

Ma io parlo così perché non so amare.

Rita Pani (APOLIDE negra)


 

La crisi secondo me ...

Dicono che il 2010 sarà un anno nero per l’economia familiare. 596 Euro di spese in più a famiglia, ma per fortuna nessuna nuova tassa. Il governo lo aveva promesso, e il governo del bene e dell’amore che vince sul male e sull’odio, mantiene sempre le sue promesse. Tecnicamente poi è vero: per esempio l’aumento di 35 euro per la TARSU è solo un rincaro di una tassa già esistente, voluta dai precedenti governi di sinistra, ovviamente costituiti dai “partiti delle tasse.”

Aumenti previsti o già messi in essere anche per i treni, gli aerei, l’acqua, il gas, i carburanti, varie tipologie di burocrazia, assicurazioni auto, e anche il canone della RAI, che ovviamente non è una tassa nuova, anzi è una di quelle da abolire mentre governa la sinistra, e da aumentare quando il governo di destra fa un uso strumentale e vergognoso della televisione di stato a fini propagandistici.

Però va tutto bene. Oggi dicevano che a Cortina non si troverà una camera libera fino a dopo la Befana. È segno che la crisi esiste solo nelle nostre menti catastrofiste. È colpa nostra che ci ostiniamo a credere che sia tutta una farsa, e pure ignobile. Poi ci sono sempre quelli che remano contro, e appena uno ha finito di raccontarti delle magiche notti sulle baite di montagna, con la gita in slitta notturna come da tradizione, salta fuori un altro che ti destabilizza dicendo che per questa fine anno, le famiglie resteranno in casa. Se non dicono che questi sabotatori sono comunisti, che senso ha dare questo tipo di notizie, se non quello dell’eversione?

Va tutto bene, e dobbiamo convincercene. Hanno persino inaugurato il ponte sullo stretto – che l’avevano promesso – senza nemmeno aver fatto un progetto definitivo – perché mai non dovremo fidarci? La crisi è nelle nostre teste. Se non fosse così, qualcuno potrebbe spiegarmi perché per spostare un chilometro di ferrovia in Calabria ci vorranno 3 anni e 26 milioni di euro? Vien da sé che se ci fosse stata crisi, quella cifra si sarebbe spesa in modo differente.

La crisi, secondo me, è negli occhi di chi guarda. È normale che se vediamo gli operai in sciopero, o sopra i tetti, o sulle ciminiere, o nei municipi occupati ci viene da pensare che c’è la crisi, mentre se guardassimo a Cortina, alle slitte, e ci lasciassimo coinvolgere al punto di sentirci disperati perché fino alla Befana non ci sarà una stanza libera anche se nemmeno per un momento ci ha sfiorato l’idea di andarci, ci sentiremmo notevolmente meglio.

È che c’è davvero un manipolo di sovversivi che vuole farci del male. Per esempio, se sentiamo parlare di 596 euro e andiamo a guardare dentro il nostro portafoglio, mi pare logico essere assaliti da uno sconforto tale che potrebbe portarci a meditare il suicidio, ma se pensiamo che a Cortina non ci sono stanze … è fatta.

Con quello che avremo risparmiato, ci pagheremo luce e gas.

Facile, no?

Rita Pani (APOLIDE catastrofista)


12.26.2009

 

Un Natale primaverile

Tutto sommato non è stato un pessimo Natale; lo ha detto anche quel tizio che dopo “l’aggressione di Milano” il clima è cambiato. È cambiato così repentinamente che dalle temperature abbondantemente sotto lo zero si è passati a temperature primaverili, e il disgelo ha alluvionato la Liguria e la Toscana. Ho sempre pensato che il tizio fosse un menagramo, uno così rognoso da spingere gli uomini a grattarsi i testicoli ad ogni sua apparizione. Speriamo la smetta presto di parlare di clima, perché la natura a volte è più pericolosa di uno psicolabile armato di souvenir o di troppo misticismo.

È stato un bel Natale anche per gli operai di molte imprese italiane, che lo hanno vissuto sui tetti delle loro aziende. Una sorta di cena sociale, un’occasione per stare insieme e scambiarsi gli auguri. E visto che il catastrofismo non rende, e che bisogna chiudere le fabbriche dell’odio, gli industriali hanno seguito alla lettera gli insegnamenti del miracolato da Arcore. Lo hanno fatto anche in Umbria alla SGL Carbon. I pochi operai rimasti hanno ricevuto la raccomandata d’auguri puntuale il giorno della vigilia. “Caro amico, con la presente ti informo che sarai collocato in cassa integrazione a partire dal 28/12 p.v. Siamo certi che la qualità della tua vita ne avrà beneficio avendo più tempo da dedicare al riposo e alla famiglia. Con l’occasione ti giungano i nostri migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno nuovo.”

Non è stato un Natale da buttar via. Il clima che è cambiato ha favorito la circolazione delle auto in tutto il territorio nazionale, quindi il conseguente incremento del PIL e il turismo. L’Italia vive di turismo e lo sappiamo bene noi che siamo sardi. Ce lo hanno insegnato da piccoli che pagare un gelato 20.000 lire era segno di benessere, come ci hanno insegnato che solo il cemento nelle nostre meravigliose coste ci avrebbe portato la ricchezza di chi gettava il cemento. Il turismo però è fondamentale in tutta Italia, e così l’ENAC ha trovato il modo di garantircene una bella fetta aprendo un contenzioso con Ryan Air, l’unica compagnia che riusciva a far riempire i piccoli agriturismo in Sardegna, persino a Febbraio. Motivo del contendere i documenti d’identità. L’ENAC ha fatto la voce grossa perché la compagnia aerea non riconosceva come documento di identità la tessera della bocciofila. Inaudito. Noi siamo il paese della libertà e della democrazia, ma forse gli irlandesi non lo sapevano, e pretendevano una banale carta d’identità per farci salire a bordo dei loro aerei per voli dai costi ancora accessibili, adducendo come scusa “la sicurezza”. Dilettanti! L’Italia è il paese più sicuro al mondo, ci sono le ronde e i vigili urbani hanno la pistola; inoltre gli aeroporti son blindati, e anche se hai la tessera della bocciofila, non passi il varco del check in con una bottiglietta d’acqua nella borsetta.

Lo so, magari ci sarà qualche malpensante assunto a tempo indeterminato nella fabbrica dell’odio, che penserà che l’ENAC ha voluto così fare fuori il peggior nemico dell’ALITALIA. Ma non fateci caso, è gentaglia come me che non ha avuto in regalo, né ha regalato per Natale, la tessera del partito dell’Ammmore.

Io sono stata proprio felice di questo Natale dal buon clima. Almeno sono riuscita a spegnere i termosifoni per qualche ora. Me lo faccio bastare.

Rita Pani (APOLIDE primaverile)


12.23.2009

 

 

E allora buon Natale.


Che sia un buon Natale per tutti, e se avete sentore che così non sarà basta un ansiolitico che ci curi dalla grande depressione. Vinta la crisi, se amate la democrazia e la libertà, regalatevi qualcosa di utile e irrinunciabile: la tessera a punti del PDL. I vostri amici e parenti ve ne saranno grati.

Non è solo un gadget, ma un’ideale e un’opinione che pian piano s’impossesserà di voi rendendovi liberi ed idonei a sognare.

Non scordate di portarla con voi ogni volta che sarete chiamati a votare; per ricevere i punti libertà omaggio, sarà sufficiente mostrarla a uno scrutatore in un seggio elettorale a vostra scelta per ricevere gratis cinque punti libertà. Il concorso a premi è valido in tutto il mondo per le elezioni amministrative nazionali, e in Italia per le regionali, comunali, e per le elezioni dell’amministratore del vostro condominio. Inoltre il fortunato possessore della tessera della libertà numero 1816, avrà diritto a 100 punti extra.

I premi in palio sono tanti, e persino il solo possesso della tessera della libertà potrà garantirvi eccezionali benefici.

Potrete vincere un allargamento della social card col quale vi sarà garantito l’acquisto di pacchetti televisivi mediaset del digitale terrestre, sconti per gli abbonamenti al cinema e allo stadio, facilitazioni di pagamento per l’acquisto di massicce dosi di cocaina, l’accesso ai cataloghi delle puttane più esclusive fino ad oggi riservato ai soli appartenenti alla corte del re. Mostrare la tessera agli agenti della finanza che verranno a visitarvi nelle vostre aziende per gli accertamenti fiscali, garantirà un occhio di riguardo e la facilitazione burocratica per avere accesso allo scudo fiscale.

Regalando la tessera del partito della libertà garantirete ai vostri amici e parenti, l’accesso a un mondo privo di comunismi, magistratura, doveri civici, e qual si voglia limitazione di libertà, soprattutto la più deleteria di tutte: la libertà di pensiero.

… E se questo è il mio augurio di Buon Natale, non so se vorrete quelli che seguiranno per un fantasmagorico nuovo anno …

Rita Pani (APOLIDE buon appetito a tutti … tanto di questo si tratta, no? ;-) )


 

Come il Papa

Quel tizio amorevole del consiglio ha perdonato il suo aggressore. Nessuno stupore, tutti sapevamo che questo faceva parte del copione. Lo stupore semmai è venuto tra i suoi fedeli, quando ha riposto speranza nei giudici. Ha infatti richiesto una condanna esemplare perché il popolo ricordi che il presidente del consiglio è un’istituzione da difendere. Tra i suoi c’è già chi lo accomuna al Papa. Egli infatti più volte si recò in carcere a trovare il suo attentatore, Agca, e anche lo perdonò senza però che questo alleviasse la pena inflitta dai giudici in un tribunale. Vero, le similitudini sono molte, tranne una: Giovanni Paolo secondo non tentò mai di smantellare il sistema giuridico dello stato italiano.

Sono così tante le incongruenze italiche, che a volte è legittimo restare per un momento interdetti. L’altro giorno a margine di un servizio del telegiornale su un’operazione di mafia, il cronista ha intervistato il magistrato che con il suo lavoro aveva ottenuto un importante risultato. Si trattava del magistrato Antonio Ingroia, lo stesso giudice bersagliato dal telegiornale del regime, col memorabile editoriale del servo minzolini.

Insomma, la magistratura è un bene o un male? Sembra quasi una di quelle domande che spesso leggiamo nei sondaggi dei giornali on line, o quelli ancora più comici che ci regala SKY TG 24. Dare la risposta giusta è difficile. L’italiota però la sa. Lui le sa tutte.

Ci sono giudici per bene e giudici per male; questi sono certi giudici di sinistra, comunisti, pagati da qualcuno per perseguitare berlusconi.

Noi la risposta la sappiamo diversa: ci sono persone che non sono degne di rappresentare lo stato, e non tanto perché possano essere corruttori o mafiosi, ma semplicemente perché a furia di lavorare per tenersi al riparo dalla magistratura che potrebbe rallentare i loro affari, negli anni hanno destabilizzato i poteri della democrazia, ed oggi appaiono ridicoli agli occhi di chi, per fortuna, conserva ancora un po’ di buon senso. Non vedo come possa essere preso sul serio, un tizio che da ormai quindici anni tenta in ogni modo di sfuggire alla giustizia, e che oggi pretenda che essa sia al suo servizio.

Rita Pani (APOLIDE)


12.22.2009

 

Massimiliano dice:


12.21.2009

 

Cinema d'essai

E ricordatevi compagni, che la Rivoluzione in Italia deve essere prima culturale. È una frase che tra noi – compagni – ci diciamo spesso da anni, persino da quegli anni in cui non era sospetto mostrare una certa passione per la cultura, fosse essa la poesia o un bel film con il dibattito che non seguiva mai, perché mentre passavano i titoli di coda, tutti si era finiti da qualche parte ad infrattarsi. I tempi sono cambiati, e mi secca ammettere una certa nostalgia, come mi secca riconoscere che a parte qualche esempio sconosciuto ai più, l’ultimo cinema culturale di massa, italiano, è in bianco e nero e non per scelta cromatica del regista, ma per raggiunti limiti di età.

L’altro giorno leggevo che il ministro poeta ai beni culturali, servo bondi, ha promosso con riserva l’ultimo “cinepanettone” a film di interesse nazionale culturale. Per intenderci è uno di quei film in perfetto stile berlusconiano, nei quali spesso si possono ammirare anche le ragazze che hanno sostenuto i provini a Villa Certosa, carichi di scorregge, tette, culi, doppi ma anche tripli sensi, corna e chi più ne ha più ne metta. Insomma, se il dine panettone dovesse alla fine avere i requisiti, a breve potremmo ritrovarlo proiettato nelle piccole sale che a morsi difendono la loro sopravvivenza e il diritto di proiettare quello che una volta, e a buon titolo, si chiamava “Cinema d’essai”. Rientrare nel cinema di qualità, tra l’altro, significa anche favorirlo in un periodo di difficoltà evidente per mezzo di molte agevolazioni fiscali, oltre che aprire le porte a qualche premiazione e anche, tal volta, alla ricezione di danaro pubblico. Sembra che uno dei requisiti fondamentali, per accedere alla tutela ministeriale sia anche il responso del botteghino.

Spero davvero che non basti solo quello, e spero – non mi sono informata – che nel cast non ci sia davvero una delle fidanzate del papi, perché sarebbe davvero la fine dato che nonostante la crisi, l’ultima boiata natalizia in soli due giorni ha già guadagnato tre milioni e mezzo di euro.

Quindi, come si diceva tra compagni, iniziare da una rivoluzione culturale non sarebbe poi un’idea così peregrina, e soprattutto ricominciare a parlare di cultura, non dovrebbe essere vissuto “dalla massa” come qualcosa di sconveniente da fare nel chiuso delle proprie mura, per non rischiare di essere beccati da chi potrebbe fraintendere. Parlare di cultura, dovrebbe tornare a essere una cosa piacevole da fare, scordando i retaggi di un ventennio di televisione berlusconiana (sotto egida piduista) che ha stravolto il senso banale delle cose. In fondo avremmo dovuto sospettare da quando per la prima volta provarono a indurci all’ilarità forzata, con quelle risate registrate durante i telefilm o la falsa satira nei programmi confezionati dalle reti berlusconiane. Sapere (essere colti) infatti, può anche provocare cupezza.

Io intanto mi consolo: se il cinepanettone diventerà "cinema d’essai," un giorno o l’altro a me daranno il Nobel.

Rita Pani (APOLIDE DELEDDA)


12.20.2009

 

E dopo?

Io do una cosa a te, e tu dai una cosa a me. Do ut des. In politica è abbastanza normale. Quindi la lega rende un ministero, e si prende il Veneto. Anche questo è piuttosto normale; è la regola della spartizione del potere all’interno di una coalizione di governo. Quello che risulta essere meno normale, è che le regole della spartizione del potere coinvolgano anche l’opposizione, soprattutto quando l’elargizione appare una sorta di ringraziamento per il favore promesso: io ti do il COPASIR perché tu sei stato tanto buono da esporti pubblicamente, per avallare l’impunità del padrone del consiglio.

Guardando lo scenario politico italiano, l’unica cosa sensata da fare sarebbe la valigia, e invece ci ostiniamo a restare, convinti che prima o poi saremo chiamati, dalle nostre coscienze, a combattere. Combattere si fa per dire, ovviamente, perché le lotte sono da intendersi pacifiche, civili e democratiche. Si deve combattere per cambiare. Provate a dire questa frase a qualcuno e vi sentirete rispondere: “Noi abbiamo il potere delle urne. Col nostro voto potremo cambiare.” Ma è vero? Abbiamo davvero il potere nelle mani, perché possiamo esercitare il nostro diritto al voto?

Pensando alla giunta regionale siciliana verrebbe da ridere. La giunta formata dagli esuli berlusconiani si regge con l’appoggio del PD, e mi piacerebbe sapere quali siano i sentimenti dei cittadini che con abnegazione e persino un po’ di convincimento, sono andati a porre la loro ics sul simbolo della speranza democratica.

Oggi si riparla addirittura di bicamerali, si rispolvera la bozza Violante per le riforme condivise, ci arrivano messaggi di distensione probabilmente per farci scordare gli intenti più volte enunciati dall’emulo del mascellone dalle sue televisioni e dalle piazze. Tutto ovviamente dopo le elezioni regionali, perché la si deve fare sporca ma non poi così evidentemente sporca. Nel frattempo, mentre il tizio del consiglio ci informa proprio ora “che andrà avanti per il bene del paese”, ecco rispuntare gli alleati: Veltroni e D’Alema che si litigano la competenza della politica. Anche in questo caso, l’elettore medio del PD sarà felicissimo di vederli riapparire quando pensava di averli archiviati.

Ma non basta; se avevamo qualche dubbio sul nostro reale potere delle urne, ieri Casini ha detto che il dopo berlusconi c’è già, ed è lui. Che culo! Ho visto che ha coniato una sorta di nuovo slogan, uno dei suoi: “L’estremo centro”. Cosa avrà voluto dire? Che la democrazia cristiana è diventata un partito estremista? O che si colloca all’estremità del centro scivolando da destra a sinistra a seconda di come tira il vento? Difficile dirlo.

Intanto questa mattina con grande sorpresa, ho trovato tra le mie email, l’ennesimo invito alla costituzione di un progetto che guardi a sinistra con la memoria di Gramsci e Berlinguer. Una cosa comunista, insomma, di cui davvero si sentiva il bisogno. Sapete com’è, più siamo e meglio stiamo, e non saremo mai abbastanza. Un po’ come accadde a ridosso della prima catastrofe elettorale e nel giro di due mesi, ricevetti ben 8 inviti a partecipare a 8 costituenti comuniste. In fondo noi siamo maestri dei “mille distinguo”. Sì, siamo tutti comunisti coi però.

Però abbiamo sempre il potere delle urne. Non scordiamolo mai. E abbiamo il grande potere dell’onda viola, dicono; il grande movimento che rivendica a gran voce il suo essere apartitico e apolitico. Non fa una piega, mi pare, no?

A volte ho come l’impressione che la sinistra non sia nemmeno in coma irreversibile. Ho quasi la certezza che qualche bastardo abbia staccato la spina.

Rita Pani (APOLIDE comunista e basta)


12.19.2009

 

Video di Alberto Puliafito


 

Questa guerra vi è offerta da …


Non so se alla fine, nascosta tra le righe cavillose della finanziaria appena approvata a colpi di fiducia, ci fosse la brillante idea del ministro per la guerra la russa: privatizzare le spese di gestione dell’esercito. Io sono malfidata, e pensando tutto il peggio di questo governo sarei pronta a credere che a breve avremo l’Esercito S.P.A.

Come ogni privatizzazione italiana che si rispetti, nessuna trasparenza e molte imposizioni, a partire dal potere decisionale dello stesso ministro in merito alla spartizione di un intero ministero, e nemmeno uno qualunque. In sintesi, le forze armate italiane – la potente macchina bellica a difesa dello stato – diventerà una società privata e come tale avrà come unico obiettivo il profitto.

Lo scopo ultimo di questa lucida follia è infatti consentire una spesa annuale intorno ai 5 miliardi di euro, senza l’intervento parlamentare, e in più il modo in cui è stata studiata, permetterà di annientare la volontà e il dissenso popolare, attribuendo all’esercito compiti specifici anche nella gestione del settore energetico. Il progetto golpistico infatti, prevede di cedere non solo la gestione delle forze armate, ma di tutto il patrimonio immobiliare che passerebbe ai privati mantenendo le prerogative delle zone militari, nelle quale in piena logica “della casa della libertà” si potrà fare un po’ come cazzo gli pare. Non sappiamo dove mettere una centrale nucleare? Montiamola a Teulada, o al Salto di Quirra. Un termovalorizzatore per cui i cittadini del partito del No protestano? Facciamola nella caserma dei Carabinieri.

Questo ovviamente è solo uno dei pericoli più tangibili dell’ultima geniale trovata per lo smantellamento dello stato, perché come ogni cosa italica, nulla è chiaro e ben definito. Né la composizione del consiglio d’amministrazione dell’Esercito, né quali siano le reali competenze. Quel che è certo è l’utilizzo delle sponsorizzazioni in campo militare. C’è chi già si figura l’utilizzo delle frecce tricolori a scopi pubblicitari, che ne so? Magari le frecce tricolori utilizzate per messaggi pubblicitari da scrivere in cielo; ma perché non marchiare le bombe da lanciare in Afghanistan con: “Questa bomba ti è stata offerta da Divani e Sofà?” Magari le macchine dei Carabinieri potranno utilizzare il display a scorrimento sul tettuccio: “Rallentare… Hai la diarrea? Imodium … Pericolo Incidente … Rallentare … Mangiato pesante?...”

Ironia a parte, mi pare chiaro che ormai il popolo, il paese, la democrazia, la libertà, i diritti e persino i doveri dello stato, siano cose sorpassate. Il paese azienda inizia ad assumere una forma più inquietante di quella che qualunque teoria fantasiosa avrebbe mai potuto immaginare. Sono gli ultimi colpi per lo smantellamento definitivo dello stato. Fare danaro è l’unico scopo di questo governo. Persino gente come Craxi e De Lorenzo appaiono oggi dilettanti ladri di polli, al confronto di questi veri criminali.

Auguri, eh.

Rita Pani (APOLIDE offerta da Beretta salumi e non proiettili)


 

Non per odio, ma per sapere


12.18.2009

 

Che Clima?

So che non sono notizie importanti, ma i capodogli che sono morti la settimana scorsa, spiaggiati sulle coste pugliesi, sono morti per aver ingerito sacchetti di plastica e rifiuti vari. Si parla di “considerevoli quantità”, ma non si spiega quale azione dell’uomo possa aver provocato tale inquinamento. Chissà, forse è solo un piccolo prezzo da pagare per aver risolto l’emergenza rifiuti.

In questi giorni a Copenaghen è in corso il vertice sul clima, e ci tengo a spiegare ai fedeli italioti, che al contrario di quello che si potrebbe pensare, non si discute degli ultimi accadimenti milanesi. In realtà più che di discussione si tratta di chiacchiere in libertà, visto che già dal principio è stata dichiarata dagli stessi partecipanti la totale inutilità del vertice. Anche in questo caso, oltre alla criminalizzazione degli attivisti ambientalisti, resterà ben poco, se non le promesse di grosse elargizioni di danari, e di impegni da rispettare quando ormai tutti i responsabili della catastrofe avranno a loro volta intrapreso il cammino per diventare in futuro, petrolio.

L’Italia è da sempre sensibile al problema ambientale. Anche nel nostro paese infatti, gli ambientalisti rappresentano un problema. E più il governo vira a destra, più i problemi ambientali assumono rilevanza strategica. È una dura lotta quella che si trova a combattere il governo contro il partito del NO. Non si riesce a comprendere perché si debba dire sempre NO a tutto: dagli inceneritori ai gassificatori, dal nucleare all’edificabilità in aree protette, dalla deregolamentazione delle attività venatorie alle navi discarica affondate nei nostri mari, e in fretta dimenticate da un’opinione pubblica sempre più attenta a distrarsi.

A me il termine “opinione pubblica” non piace, sembra qualcosa di astratto, di invisibile. L’opinione pubblica, difficilmente spenderà un paio di minuti del suo tempo a pensare alla farsa di Copenaghen. In fondo lo sappiamo tutti che sono solo chiacchiere, che tanto alla fine … Eppure “il clima” inteso come surriscaldamento del pianeta o l’ambiente, inteso come sconvolgimento ambientale, cementificazione selvaggia, inosservanza delle regole, dovrebbe interessarci parecchio, visto che siamo chiamati ogni tanto a piangere sui morti “voluti dalla natura”; siano essi capodogli o esseri umani sepolti dal fango di un’alluvione.

Ed è anche un sollievo pensare che il problema del surriscaldamento climatico in un certo senso, non ci interessi. Per come ci viene prospettato, sembra quasi un problema più grande di noi, per il quale non siamo esentati da ogni responsabilità. Deleghiamo ai “grandi” sia la discussine che la risoluzione del problema. Noi, nello specifico, abbiamo inviato il ministro dell’ambiente, comproprietaria di alcune industrie chimiche in Sicilia (notoriamente una mano santa per l’ambiente). L’Italia tra l’altro è stata presente a Copenaghen anche con Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che nemmeno tanto tempo fa si lanciò in una tremenda invettiva contro i limiti imposti dall’ Unione Europea e l’ormai ridicolo trattato di Kyoto.

E invece noi tutti abbiamo grande responsabilità, da quando abbiamo permesso che da semplici esseri umani, ci trasformassero in consumatori.

Rita Pani (APOLIDE)

PS … mentre a Bruxelles si discuteva sul clima in vista del vertice di Copenaghen, il vostro presidente disegnava mutande … QUI


 

La povera ricca Italia

Ci sono piccole grandi soddisfazioni: un leghista arrestato per aver preso una tangente da 230.000 euro è una soddisfazione. Misera forse, ma comunque una soddisfazione. Quasi quanto quella di un azzeccato montaggio di un nastro di notizie che scivolano una via l’altra, e infilano prima le dichiarazioni di bocchino che porge onori e meriti al governo per averci risparmiato dalla crisi e dalla carestia, poi i dati dell’ISTAT sull’occupazione, poi il convegno di BNL dal quale risulta che finalmente gli italiani hanno ripreso a risparmiare, poi quelli del “polso del paese” che spende sempre meno, che mangia sempre meno, che si diverte sempre meno, che si veste sempre meno, che forse a volte respira meno per paura di dover pagare pure l’aria. Son soddisfazioni.

È bello anche notare con quale riguardo ci vengano date certe notizie: per esempio “Mezzo milione di occupati in meno …” Chissà, forse dire che ci sono stati 508.000 disoccupati in più sarebbe stato più evidente, quasi un cazzotto in faccia, e in questo periodo sarebbe stato politicamente scorretto.

Ma come ci hanno fatto sapere oggi, direttamente dall’aula di Montecitorio, per fortuna non abbiamo fatto la fine della Grecia, e la nostra economia tiene. Ho bisogno di ripetermelo, per questo lo scrivo, perché se l’economia è nostra, vuol dire che un po’ è anche mia. Certo la crisi c’è e non lo nega nessuno, ma anche oggi BNL ci ha ripetuto che è stato in fondo anche un bene: io non lo sapevo, non mi ero resa conto, ma sembra che grazie alla crisi gli italiani si siano un po’ spaventati e questo gli abbia portati a diventare più oculati e dediti al risparmio. D’altronde l’aveva detto anche il sindaco di Milano: “La crisi potrebbe anche essere un’occasione.”

Riflettevo su queste cose, su queste notizie che mi venivano fornite così inanellate, e mi sono ricordata che qualcuno disse che per quanto riguarda la crisi c’era in giro troppa informazione, e questo alla lunga avrebbe potuto confonderci le idee.

Non mi ricordo se l’abbia detto tremonti o brunetta, ma questa volta mi sento davvero di concordare. Avendo nelle orecchie il suono dolce “dell’amabile” ministro che ci rassicura, negli occhi le immagini di una donna che cerca tra i banchi il prodotto a minor prezzo e che anche quando l’ha trovato, lo ripone dentro il banco frigo, Abete tutto contento davanti al grafico sulla fiducia che gli italiani hanno sulle banche (e la fiducia è sempre colorata di blu); l’altra voce sull’indebitamento degli italiani possessori anche di più finanziamenti contemporaneamente, e di nuovo i lavoratori di mezza Italia sui tetti e sulle ciminiere…

E’ difficile non restare confusi.

Rita Pani (APOLIDE)


12.16.2009

 

Terrorista

Da un paio di giorni ormai, l’epiteto più gentile che mi si rivolge è “terrorista”. Da ieri, poi, giornata storica che verrà iscritta in lettere d’oro negli annali della Repubblica, come “LA GIORNATA DELL’AMORE” in cui il governo dell’amore ha sdoganato lo stesso epiteto nella sacralità dell’aula parlamentare, per spirito di emulazione, ancora e ancora mi è stato rivolto lo stesso insulto.

Da prima ho sorriso – ma i tempi non erano sospetti – poi mi sono incazzata, ora provo una pena immensa per la massa informe e deforme che popola questo paese di Pulcinella.

Se siete così miserabili da associare il terrorismo alla libertà di pensare e dissentire, il problema non è mio; il problema è vostro ed è grosso come una casa. Anzi come un duomo. State attenti a non farvi fregare, il partito dell’amore potrebbe nascondere in realtà, il partito del sesso dedito alla sodomia.

Vedete, il difetto più grande del vostro re è l’ingordigia. Non ne ha mai abbastanza. Di potere, di danaro, di soddisfazione egocentrica, oltre che l’abbondanza di servi zelanti che spesso non gli rendono l’ottimo servizio che vorrebbero offrire in sacrificio per lui. E non solo quelli prezzolati che ormai tutti siamo abituati ad evitare, ma voi. Voi che avete ceduto per una promessa la vostra stessa dignità. Voi che non avete capito che non basta una croce su un simbolo elettorale per guadagnarsi un pezzetto di impunità. Voi che quando la finanza vi trova con i bilanci contraffatti l’ammenda dovete pagarla, e in cuor vostro vi dite: “Ma come, io ho votato berlusconi.” Voi che allevate le vostre figlie con la speranza che possano arrivare in tempo dentro il letto del re, perché la carriera è la carriera ed è uguale se si fa in TV o in Parlamento.

Ha sbagliato il vostro re a volervi donare il suo sangue, come sacra icona a memoria della malvagità altrui. Quel sangue ostentato, pian piano gli sta tornando indietro, e sarà più grossa la ferita auto inferta di quella procurata dal duomo volante. Chissà, forse se non si fosse abusato, se il dolore di un uomo non fosse stato in qualche modo mercificato ad uso e consumo del suo popolo di servi stolti, anche a noi sarebbe rimasto un minimo di pietà. Ma lui non è di questo che ha bisogno, lui esige di essere assai più che umano. Divino. E le divinità pretendono sempre di essere adorate, e quando non lo sono più diventano vendicative.

Voi che chiamate me terrorista, siete gli alleati di borghezio, cota e gentilini, voi chiamate la vostra radio Padania e con fare bellicoso, ricordate che “avete il ministro dell’interno e quindi potete andare a prendere Tizio o Caio.” Voi siete quelli che vogliono mettere “fuori legge” i partiti che nemmeno fanno parte dell’inesistente opposizione di questa democrazia pro forma, che ormai è l’Italia. Voi siete ormai così persi da non rendervi conto che col vostro zelo adorante state avvallando la limitazione della libertà. Per cosa poi? In nome del vostro ideale e della vostra ideologia? No, perché vi hanno insegnato che perseguire un ideale è cosa obsoleta e inutile. Vi hanno insegnato che l’ideologia è qualcosa di abominevole e da condannare. Vi hanno insegnato che la politica è una fede dogmatica al pari di quella calcistica, e i partiti politici non sono altro che grandi fan club.

Ora chiamatemi pure altre cento volte terrorista, andrà bene così. Per cento volte ancora voi avrete perso la vostra libertà. Io conserverò e lotterò per mantenere l’unico diritto che mi è rimasto: la libertà di pensiero.

Rita Pani (APOLIDE)


 

Edizione straordinaria

A Tartaglia piace Di Pietro. Ecco confermati i sospetti della primissima ora sui veri mandanti occulti del gravissimo attentato, che solo per un caso non ha ucciso il miracolato di Arcore. Si pensa ad un decreto d’urgenza per trasferire l’attentatore a Guantanamo, carcere democratico americano, presso il quale lo psicolabile possa convertirsi all’Islam, e fare i nomi degli altri capi dell’associazione terroristica. Intanto nella notte i ROS hanno terminato gli accertamenti tecnico/scientifici delle altre armi sequestrate all’attentatore nell’immediatezza dell’arresto. Da fonti anonime trapelano i primi risultati, secondo i quali l’arma identificata in precedenza come un crocefisso di resina della lunghezza di trenta centimetri, sia in realtà una mezza luna, lunga un metro e mezzo, in pesante legno massello. Oltre al testimone, che nella giornata di ieri ha riferito agli inquirenti di aver visto un uomo grosso, tarchiato, abbondantemente stempiato, che recava un monogramma sulla camicia “ADP” e che gesticolando ha passato qualcosa all’attentatore, sembra esistere un video che riprende il Tartaglia nell’intimità della cabina elettorale, intento a tracciare una ICS sul simbolo dell’IDV. Si indaga ancora su possibili collegamenti con la banda Travaglio.

Rita Pani (APOLIDE viva l’ammmore)


12.15.2009

 

Io confesso - FANTASTICO! - FATE GIRARE!

Io confesso - FANTASTICO! - FATE GIRARE!

di Marco Travaglio



Ebbene sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con rispetto parlando. Inutile negare l’evidenza, non ci resta che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere, abbiamo creato “un clima avvelenato”, di “odio politico”, roba da “guerra civile”. Le turbe psichiche che da dieci anni affliggono l’attentatore non devono ingannare: erano dieci anni che il nostro uomo, da noi selezionato con la massima cura (da notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il colpo. E la poderosa scorta del premier che si è prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del souvenir (come già con il cavalletto in piazza Navona) non è che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna milanese Annozero. Siamo stati noi. Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura delle relative sentenze, mentre non era altro che “antiberlusconismo” per aprire la strada ai terroristi annidati nei centri di igiene mentale. Ecco perché non ci siamo dedicati anche noi ai processi di Cogne, Garlasco, Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da annichilire” (sempre Battista, chiedendo scusa alle signore).
Ci siamo pure travestiti da leader del centrodestra e abbiamo preso a delirare all’impazzata. Ricordate Berlusconi che dà dei “coglioni” alla metà degli italiani che non votano per lui, dei “matti antropologicamente diversi dal resto della razza umana” ai magistrati, dei “golpisti” agli ultimi tre presidenti della Repubblica, dei fomentatori di “guerra civile” ai giudici costituzionali e ai pm di Milano e Palermo, dei “criminosi” a Biagi, Santoro e Luttazzi, che minaccia Casini e Follini di “farvi attaccare dalle mie tv” perché “mi avete rotto il cazzo” e invoca “il regicidio” per rovesciare Prodi? Ero io che camminavo in ginocchio sotto mentite spoglie e tre chili di cerone. Poi, già che ero allenato, mi sono ridotto a Brunettaper dire che questa “sinistra di merda” deve “morire ammazzata”. Ricordate Bossi che annuncia “300 uomini armati dalle valli della Bergamasca”, minaccia di “oliare i kalashnikov” e “drizzare la schiena” a un pm poliomielitico, sventola “fucili e mitra”, organizza bande paramilitari di camicie verdi e ronde padane perché “siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano 300 lire”? Era Santoro che riusciva a stento a coprire il suo accento salernitano con quello varesotto imparato alla scuola di dizione.
Ricordate Ignazio La Russa che diceva “dovete morire” ai giudici europei anti-crocifisso? Era Scalfari opportunamente truccato in costume da Mefistofele. E Sgarbi che su Canale5 chiamava “assassini” i pm di Milano e Palermo e Caselli “mafioso” e “mandante morale dell’omicidio di don Pino Puglisi”? Era Furio Colombo con la parrucca della Carrà. E chi pedinava il giudice Mesiano dopo la sentenza Mondadori per immortalargli i calzini turchesi? Sandro Ruotolo, naturalmente, camuffato sotto le insegne di Canale5. Chi si è introdotto nel sistema informatico di Libero e poi del Giornale di Feltri e Sallusti per accusare falsamente Dino Boffo di essere gay, Veronica Lario di farsela con la guardia del corpo, Fini di essere un traditore al soldo dei comunisti? Quel diavolo diPeter Gomez. Chi ha seviziato Gianfranco Mascia, animatore dei comitati Boicotta il Biscione? Chi ha polverizzato la villa della vicedirettrice dell’Espresso Chiara Beria dopo una copertina sulla Boccassini? Chi ha spedito a Stefania Ariosto una testa di coniglio mozzata per Natale? Noi, sempre noi. Ora però ci hanno beccati e non ci resta che confessare. Se ci lasciano a piede libero, ci impegniamo a non dire mai più che Berlusconi è un corruttore amico di mafiosi. Lui è come Jessica Rabbit: non è cattivo, è che lo disegnano così.

 

True Blood

Per fortuna la vita con me non è stata generosa; ciò mi ha permesso di sviluppare un resistente carapace, ottimo a preservarmi dal facile sconvolgimento. La saga “true blood” iniziata da due giorni, che “non sarà strumentalizzata a fini elettorali” prosegue, e sarebbe facile contrastarla, partecipando alla pubblicazioni di immagini “trendy”. Il teatro di guerra è Internet, e su Internet si combatte esponendo le immagini dei cadaveri di stato, quelli che vanno da Federico Aldovrandi a Stefano Cucchi. Proseguono imperterriti anche gli appelli alla nazione, da parte del Presidente della Repubblica, del governo, dei semplici cittadini, e persino dai lettori di questo mio umile blog. Si cerca il responsabile morale di tanto odio, e tra i sospetti emergono i primi imputati eccellenti: Antonio Di Pietro, Rosi Bindi, e i magistrati, come detto da un esimio appartenente laico e del centrodestra al CSM, poco prima che venisse dato parere sfavorevole all’ennesima legge ad personam, per il presidenti del consiglio.

Questo paese appare ormai centrifugato dalla propaganda. Alla fine del ciclo di rotazione veloce, la gente ne esce priva di ogni capacità di intendere e volere, e così Di Pietro è un fomentatore di masse, Rosi Bindi è più criminale che bella, i giudici antropologicamente diversi dovrebbero stare in galera, mentre si accettano i ministri inquisiti o rinviati a giudizio, cosentino è un dilettante, e chi ragiona e si oppone allo sfacelo con la sola forza delle idee è un sovversivo.

Visto che nessuno ha intenzione di strumentalizzare il gesto di un folle a fini elettorali, si pensa a un mega raduno a Roma per dimostrare l’obbedienza al re: “Porteremo in piazza milioni di persone”, [mica 90.000] “stiamo studiando il modo di censurare la Rete”, “Possibili altri attacchi,” “Far cessare l’istigazione alla violenza”… dice il ministro dell’interni della Padania, forse inconsapevole del fatto che la sua radio, proprio ieri trasmetteva le ipotetiche contro mosse al “vile attentato”, ossia “prendere i ragazzi dei centri sociali e massacrarli di botte per dare un messaggio chiaro al paese.”

Ragionare sulle cose? Impossibile. Base fondamentale del pensiero, è essere in grado di formularne uno per mezzo dell’utilizzo della potenza neuronale del cervello. Mancando il cervello, mancano le basi del pensiero.

E intanto la finanziaria passerà con la fiducia, e per l’ennesima volta il Parlamento Italiano sarà di fatto esautorato. La democrazia è un sogno forse mai del tutto realizzato. La civiltà è rimasta ai tempi degli etruschi, e questa mattina alla Posta sono dovuti intervenire i carabinieri per calmare un omino che, agitando il suo libretto di risparmio, proprio non riusciva a capire come mai, dalla sua pensione mancassero 97 euro. Pensava che qualcuno glieli avesse rubati, perché la televisione aveva detto che le tasse dell’irpef erano diminuite, e che non c’erano nuove tasse, e allora si chiedeva e chiedeva a tutti noi: “Perché non ci sono 100 euro?” Arrotondava per eccesso, centrifugato anche lui.

Rita Pani (APOLIDE tartaruga)


 

Lasciamo Fantasylandia e torniamo in Italia


12.14.2009

 

Sarà sangue o pomodoro? Merda o Nutella?

Se vi piace … prestate il fianco.

Io però non ci sto. Perdete pure tempo ad analizzare immagini e fotogrammi, frame to frame, indagate, ipotizzate: era passata di pomodoro o sangue? Lasciatevi ingannare, e come al solito guardate il dito che indica la luna. Non vorrete mica cedere alla tentazione di riappropriarvi della politica, in un frangente come questo? Ma quando mai? Più facile e anche divertente, schierarsi in opposte fazioni delle opposte fazioni. Civili buonisti o incivili e soddisfatti? Grazie ma non fa per me. Rivendico con forza la mia scelta di non essere mai complice.

Non è certo se fosse sangue o pomodoro, il problema. Poteva essere anche l’opera capolavoro di Carlo Rambaldi. Il risultato non cambia: da ieri – e chissà per quanto tempo ancora – siamo bersagliati dalla propaganda di regime, e si rischia di caderci dentro con tutte le scarpe. “Il folle, il miracolato, colui che sprezzante del pericolo si getta fuori della macchina per occuparsi del suo aggressore, l’odio e il perdono, le rassicurazioni: non strumentalizzerà l’attentato a fini propagandistici … e tutte le altre panzane che stanno sparando gli italici giornali igienici.” Perché non sfruttare l’occasione di rispondere a queste baggianate con un minimo di lucidità mentale? Perché pensare stanca e soprattutto non paga. Meglio allora lasciarsi andare alla regola “del nulla”: i gruppi su Facebook a sostegno del folle, tutti pazzi per il Duomo, tutti Scherlock Holmes e soprattutto tutti uniti nel deprecare l’odio e la violenza, l’insano gesto.

Peccato non riuscire ad essere una volta sola intellettualmente onesti, avere il coraggio di dire che l’odio c’è, tanto quanto l’istigazione alla violenza. E non da ieri, ma ormai da anni. Vorrei ricordarvi che il tizio ferito del consiglio, iniziò presto a rispondere al malcontento popolare con epiteti quali “coglioni, pezzenti, maleodoranti.” Vorrei anche ricordarvi frasi di eminenti esponenti di questo governo, tipo: “quelli di sinistra devono andare a morire ammazzati; gli atei europei che non vogliono il crocefisso devono morire.” L’odio è cresciuto rigoglioso, concimato dalla fame che incombe in un paese in cui si vuole a tutti i costi negare l’evidenza degli anziani costretti a frugare tra gli scarti delle verdure al mercato, degli esseri umani costretti ad essere schiavi, e non importa più se bianchi o neri, basta che siano abbastanza poveri da sottostare all’imposizione dei padroni che con la fame altrui diventano sempre più ricchi, sfruttandone il bisogno. Ricordiamoci che la risposta del tizio miserabile del governo, alla domanda di futuro del popolo senza lavoro e alla fame, non è stata: “Dateli le brioches,” ma “sono il più bello, sono il più giovane, sono macho, sono il più ricco, sono un super mand (pure ignorante!), sono il più amato, sono immortale, sono superiore, sono unto dal Signore, la povertà è un invenzione della sinistra, i giudici sono comunisti, i giornalisti sono nipoti di Stalin, sono intoccabile.”

Non è grave il fatto che si possa spaccare la faccia a un premier, è grave che a qualcuno venga in mente di farlo, e poco importa che sia pazzo oppure no. Chi è senza peccato scagli il primo Duomo. Vorrei poter vedere da qui, le mani che si alzano lentamente, in risposta a una semplice domanda: “Quanti di voi, sentendosi umiliati e offesi dalle sue parole, hanno pensato almeno una volta, ora spacco la televisione, e magari si sono limitati a spegnerla?” Ecco, se avete pensato di alzarla quella mano, potete anche smetterla di indagare sul come, e magari potreste utilizzare le energie per tentare di capire e raccontare “perché”.

La fame continua oggi ad avanzare a Termini Imerese, dove i lavoratori FIAT sono ormai certi di perdere il lavoro; sarà sangue o pomodoro? Continuiamo a scambiare la merda con la Nutella, e avranno vinto loro.

Rita Pani (APOLIDE)


12.13.2009

 

ATTENTATO

Si stanno scrivendo pagine di storia, in Italia, che sono un plagio ridicolo della storia recente. Il dittatore con la mascella prominente, l’attentatore che era un pazzo, un popolo che alla fine avrà così tanta paura e incertezza del domani, che senza nemmeno accorgersi, finirà per radunarsi a Piazza Venezia a gridare Viva Viva.

Se penso che ripulire il cesso da tanto vomito toccherà alle persone di buona volontà, e che a quel punto, venuti via da Piazza Venezia, anche loro si metteranno a festeggiare, mi viene la voglia di stare a guardare fino a vederli strisciare.

È un paese ridicolo in ogni sua forma, da qualunque lato lo guardi, dove persino il gesto di uno squilibrato può essere usato per l’ultimo attacco alla diligenza. Nessun mandante per l’attentato. ATTENTATO? Il povero pazzo era in cura da dieci anni presso un centro di igiene mentale: “Colpa di trasmissioni come Anno Zero che fomentano l’odio.”

C’è un filmato su Youtube, dove si vede un tizio esagitato che sbraita insulti contro il pubblico che lo fischia, che urla disprezzo contro i giudici, che ci manca poco si pulisca il culo con la Costituzione. Non sembra uno molto sano di mente, ma oggi ha trovato nel suo cammino uno più pazzo di lui. Sono cose che capitano.

Ma la politica è un’altra cosa. Una assai distante dalla rappresentazione farsesca che la storia d’Italia ci sta raccontando. In un paese in cui non esiste più alcuna tutela per i più deboli, in cui operai e studenti vengono massacrati dalla polizia, in cui si muore massacrati in carcere, in cui si va in galera per aver rubato da mangiare, in cui si viene licenziati semplicemente quando il ladro di turno smette di pagare gli stipendi, in cui si massacrano impunemente gli omosessuali, in cui gli extracomunitari vengono rinchiusi nei lager, o respinti per essere poi rinchiusi e massacrati nelle carceri approntate in mezzo al deserto, tutto ciò che sa fare la politica, è sfruttare il gesto di uno psicolabile per garantirne un altro, richiedendo con forza leggi speciali.

Spero solo che anche quando dovessero proibire di occupare le piazze, noi troveremo la forza e il coraggio per occuparle di più, come sappiamo fare in modo deciso e pacifico, e senza bisogno di un capobranco che ci indichi il sentiero. Spero che si possa conservare ancora e sempre, l’impeto della nostra dignità di esseri liberi. Liberi veramente, schiavi solo del nostro pensare.

Scritto di getto, per impellenza. Sperando che le istituzioni, quelle di noi cittadini, si prendano cura del folle. Per il pazzo non c’è da preoccuparsi, lui in meno di mezz’ora ha avuto tutta l’assistenza che un comune mortale avrebbe avuto in un anno.

Rita Pani (APOLIDE)


12.12.2009

 

Di speranza e miracoli

Dice: “Ma tu non lo senti il Natale?”

“Ah, è il Natale quel bruciore? Pensavo fossero emorroidi.”

Inizio male lo so. Da un lato si schiereranno gli estimatori dell’ironia, dall’altra quelli che ormai sono convinti che non ci sia nulla da ridere ma si debba fare la Rivoluzione. Quella vera. Io lo so che il tempo di stare alla finestra è passato ormai da un pezzo, ma non sono poi così sicura che si sia così tanti a pensarla allo stesso modo. E non per colpevole apatia o menefreghismo collettivo. Quel che ci frega è la speranza.

Quella che ci viene data un tanto al chilo dalle voci rassicuranti dei cronisti dei telegiornali.

Oggi è successo anche a me, mentre mi preparavo una tazza di latte per poter poi prendere un Aulin, dall’altra parte della cucina ho percepito la speranza: “Siamo andati in un centro commerciale a misurare la febbre dello shopping.” Non vi dico che sollievo quando gli intervistati dicevano che avrebbero speso dai tre ai cinquecento euro per lo shopping di Natale. E che felicità quando l’inviato speciale, senza mascherina igienica anti contagio, insinuava la sua macchina da presa tra la fila di gente davanti a Mediaworld per l’acquisto di una Play Station “convenientissima”. Una commessa intenta ad arricciare il nastro per una confezione sorrideva: “Noi siamo contenti, perché anche se c’è la crisi la gente non rinuncia, spende … sì sì … spende! Con la conclusione delle parole dell’esperto, non dico che mi sia passato il mal di testa, ma mi sono sentita davvero meglio: lui ha detto che a Natale spenderò 400 euro, come tutti gli italiani. Certo, non mi ha detto dove accidente li prenderò, ma non è detto che siccome è un esperto debba sapere proprio tutto.

La speranza. L’ho trovata nei fischi che hanno impedito al sindaco di Milano di parlare in memoria della strage di Piazza Fontana. Ma era una speranza blanda in confronto a quella che mi ha dato il “severo monito” del Presidente della Repubblica: “Una ricerca della verità costante, che possa condurre a dei risultati.” Questa sì che è speranza! In fondo cosa volete che siano 40 anni se paragonati a un’intera epoca? Non abbiate timore, prima o poi …

E in fine l’unica vera speranza donata a tutti noi: “Un futuro è possibile.” Lo ha detto Casini, svelando il segreto della pozione magica che ci salverà dal fascismo: "Se ci saranno elezioni anticipate le forze democratiche si uniranno per batterlo". E si pensa anche a Fini. La formazione non è ancora data a sapere e nemmeno lo schema; per ora sappiamo che i convocati sono Casini, Fini, Rutelli e Di Pietro. Dietro le quinte si lavora per far firmare il contratto anche a Bersani, il quale non li ha fortemente mandati a fare in culo come avrebbe dovuto fare una persona senziente, ma si è limitato a dire che “sono parole importanti.”

L’Aulin non mi ha fatto effetto. Domani è santa Lucia, patrona dei ciechi che impossibilitata a partecipare farà apparire in sua vece berlusconi a Milano per incontrare il suo popolo non vedente.

Speriamo che qualcuno torni a vedere. Non sarebbe speranza, ma somiglierebbe a un miracolo.

Rita Pani (APOLIDE)


12.11.2009

 

Compos sui

C’è qualcosa di più triste della lettura dei giornali, al mattino? Sì. La lettura dei giornali esteri dopo le schizofreniche trasferte di quella cosa che ci governa. Quasi tutti scrivono del “simpatico umorista” che non fa più ridere, qualcuno si affida al buon senso dei lettori con un laconico “giudicate voi”, dopo aver riportato, senza nulla aggiungere, le dichiarazioni in merito alla Carta Costituzionale, e la demolizione di parte importante delle Istituzioni.

In Italia, per i giornali italiani intendo, è un po’ diverso. Noi ci siamo abituati. Noi ormai sappiamo che al termine di un pesante affondo contro la magistratura, o contro le basi fondamentali della Democrazia, segue barzelletta. Per fortuna ci sono le dichiarazioni dell’ex Presidente Ciampi, che affida a una locuzione latina l’espressione della sua preoccupazione, sul palese difetto mentale del palluto governante. In Italia si tende a minimizzare, forse in attesa della smentita, forse in attesa del prossimo scandalo che cancellerà la gravità di certe affermazioni fasciste. “Venga il parlamento e chiarisca”.

Ora, di grazia, che c’è da chiarire? Tutto gli si potrà dire, ma non di non essere stato chiaro. E anche per ciò che riguarda la magistratura è sempre stato fin troppo chiaro; in fondo il suo sogno di riforma è sempre stato quello di una sorta di “privatizzazione” della magistratura. Cos’altro sarebbe “l’elezione diretta dei pm, o dei giudici?” Basta fare un semplice rapporto con gli eletti in Parlamento, due casi emblematici su tutti: dell’utri e cosentino; applicando la stessa regola al sistema giudiziario si comprende quale tipo di magistratura vorrebbe per l’Italia.

Sarà davvero un malato mentale? È davvero una persona che ubriaca di potere e megalomania ha perso il senno, o è solamente un arrogante che proprietario del reale potere italiano (il danaro) e spalleggiato dall’altro potere occulto (la mafia) ormai è convinto di essere “l’intoccabile”?

Io a questa domanda non so rispondere. Quel che so però, è che oltre a dargli del pazzo, o a esprimere profondo rammarico e preoccupazione, nessuno ha pensato nemmeno per un attimo di attivarsi attraverso LE ISTITUZIONI, per inquisire l’antipatico buffone per aver attentato alla Costituzione. Nel nostro piccolissimo, con i mezzi a nostra disposizione, proviamo a chiederlo noi, con una petizione on line, al Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione. Servirà a poco? Probabile. Forse servirà solo a dire che non siamo complici, né suoi, né di questo sistema; anche se forse sarebbe meglio dire “o’ sistema”. (Se vi va, firmate e invitate altri a farlo, resto a disposizione per qualunque chiarimento)

Rita Pani (APOLIDE)

PS …

Mentre il popolo italiano attende con divertita curiosità le dichiarazioni di altri due mafiosi, in un processo a un senatore della Repubblica già condannato per concorso esterno ad associazione mafiosa, oggi a Roma e altre città italiane è in corso lo sciopero generale dei lavoratori della Cgil di scuola, università, enti di ricerca e di alta formazione, i dipendenti pubblici dei ministeri, degli enti locali, della sanità e di tutte le funzioni dello stato. Ma non è importante, tanto la crisi in Italia si è risolta grazie all’osservanza di un minuto di silenzio, durante la prima alla Scala.


12.10.2009

 

Megaloman a Bonn

Da Bonn, dove partecipa al congresso del Partito popolare europeo, berlusconi torna ad attaccare i magistrati con toni durissimi. "In Italia succede un fatto particolare di transizione a cui dobbiamo rimediare: la sovranità, dice la Costituzione, appartiene al popolo" e il Parlamento "fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale" e la Corte "abroga la legge". Dall'altra parte, aggiunge, c'è "una maggioranza coesa e forte, con un premier super". "C'è una sinistra che ha attaccato il presidente del Consiglio su tutti i fronti inventandosi calunnie - dice il cavaliere - Chi crede in me è ancora più convinto. Tutti si dicono: 'Dove si trova uno forte e duro, con le palle come silvio berlusconi?'".

Tutti quanti conosciamo qualcuno un po’ scemo e ignorante, uno smargiasso, arrogante e pregno della sua stupidità. A tutti è capitato, almeno una volta nella vita, di incappare in un tizio così; magari ci si è guardati un po’ di sottecchi compatendolo e ignorandolo. Probabilmente è stata una di quelle occasioni in cui, guardandolo andar via, si è esplosi in una risata esclamando “Pitticcu su calloni!”

Il problema è che le dichiarazioni da esaltato cafone, riportate in corsivo, non sono state rilasciate dall’ultimo coglione che nessuno sa da dove sia uscito, ma da colui che dovrebbe rappresentare l’Italia. Il problema davvero non è più lui, ma tutti coloro che non riescono a comprendere il senso di tali dichiarazioni. Quando con tale arroganza si arriva a dire ad un popolo che le Istituzioni nate per garantire la democrazia, altro non siano che elementi di disturbo per l’uomo solo, il popolo dovrebbe rivoltarsi e non so più se in modo pacifico e colorato.

Il ministro del turismo, che tanto ha fatto per costruire un “logo” che rilanci il turismo in Italia, ha affermato che la manifestazione del No b Day, addirittura in 54 città del mondo, sia stata lesiva per “l’immagine” del paese. Il sospetto colluso con la mafia del consiglio, ha detto che chi scrive delle inchieste sulla mafia è anti italiano. Un altro ministro insinua che siano stati i magistrati a “pagare” Spatuzza. Il ministro della giustizia, che del funzionamento della magistratura è responsabile, accusa i magistrati di essere non solo comunisti ma anche fancazzisti. Il sindaco di Milano afferma che “la crisi economica può essere un’occasione.” Il sindaco di Roma, resosi conto che quando l’Italia protesta è davvero unita e coesa, proibisce agli studenti di protestare. La polizia ormai impedisce la protesta operaia a suon di manganelli ed arresti. Ci sono giornalisti che sono la vergogna di un’intera categoria, così cretini da pubblicare la notizia dell’arresto di due mafiosi con ben due ore di anticipo dall’arresto effettivo. C’è il sottosegretario al tesoro sul quale pende un mandato d’arresto.

C’è ancora qualche dubbio sul motivo per cui il governo stia demolendo le istituzioni?

Il presidente della Repubblica e quello della camera che più volte hanno dovuto ricordare al presidente del consiglio e ai ministri, che le Istituzioni bisogna rispettarle. E se qualcuno non si accorge del paradosso, non è che sia semplicemente ignorante. È decisamente cretino. Così si capisce che la guerra è persa, perché contro l’ignoranza si può combattere con la conoscenza, contro i cretini è impossibile combattere.

Rita Pani (APOLIDE)


12.09.2009

 

Tre passi indietro: riconosco i meriti del governo.

Certe volte arriva il momento di fare un passo indietro, e riconoscere i meriti di questo governo. Umilmente lo faccio, anzi, per estrema onestà intellettuale, ne faccio almeno tre.

Il primo è per inchinarmi al progetto nucleare dell’Italia. Commoventi le dichiarazioni di sajola: “se potessi, la centrale nucleare la farei nel mio giardino.” [Porca miseria! Non c’è spazio. Quando si dice, la sfiga.] Siccome ovviamente non è possibile, il ministro ha segretamente trovato chi accontentare, sacrificandosi in prima persona: i soliti fortunati che già da anno convivono con le scorie radioattive mai smaltite, e che bivaccheranno a contatto con le popolazioni dell’alto Lazio fino a totale e naturale esaurimento (sei o sette mila anni), il Veneto e la Sardegna; più precisamente la piana di Oristano. Essendo queste due ultime zone italiche, salde roccaforti del governo di malavitosi, si immaginano già i festeggiamenti delle popolazioni incredule per tanta grazia ricevuta. Ah, quanta genialità: il Polesine col suo rischio alluvioni, e l’oristanese, che dall’alto di un aeroplano appare come un oasi verde nel deserto. Ajo! Oristanesi, dedicate a scajola la prossima Sartiglia. Correte in massa ad Arborea ed osservate il miracolo delle risaie, i campi verdi che ancora si mantengono a dispetto della desertificazione della Marmilla tutta.

Passo indietro con saltello, per lo stato che prenderà in prestito i soldi dei vostri TFR. I soldi di tutti quei fortunati lavoratori che ancora potevano vantarne il possesso, affidati con astuzia all’INPS per non rischiare di vederli evaporare dopo averli sistemati in mano ai privati, come racconta la storia recente. Il governo batte cassa non per investire nel futuro, nella ristrutturazione di un paese non solo economicamente allo sbando, ma solo per coprire la finanziaria inutile del 2010. Finanziare le missioni di guerra democratica, elargire le tangenti alla mafia progettando la più grande bufala degli ultimi 150 anni, chiamata “Ponte sullo stretto”, dare un po’ di soldi alle scuole private, e via discorrendo. Come non riconoscere il merito di questo governo, che così bene ha saputo prendervi per il culo? Tanto di cappello! Volevate meno tasse? Mi pare equo avere anche meno soldi. I vostri.

E per finire, ultimo passo indietro, con saltello inchino e piroetta: “Abruzzo, da gennaio si dovranno ripagare le tasse.” Proprio tutte, persino l’ICI sulle seconde case crollate che ancora mostrano le macerie accatastate. E chi se ne frega se all’Aquila non ci sono più i servizi pubblici perché non c’è più la città? E a chi importa che più di ventimila residenti non siano più censibili all’Aquila, dato che sono stati deportate sulle coste? A chi importa sapere che solo il 40% dell’attività produttiva privata abbia ripreso a funzionare dopo otto mesi, e che quindi non si produca reddito? Bisogna pagare, perché il miracolo televisivo delle case immerse nel verde, hanno risolto il problema e l’emergenza, e quindi tutto è tornato a posto. Anzi, a guardare le fiction di propaganda, si potrebbe addirittura sospettare che nulla di troppo grave sia accaduto.

Avevano promesso sorrisi, sogni e meraviglie. Prima o poi vi sveglierete in lacrime, e comprenderete che invece di un sogno vi hanno regalato un incubo.

Rita Pani (APOLIDE)


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