12.07.2009
Un gruppetto di persone alla manifestazione di Roma: 2 per la questura.
12.06.2009
Signor Questore ...90.000 tue sorelle
La mafia non esiste, ma anche sì
E si gridava “Fuori la mafia dallo stato.” Quale mafia? La mafia non esiste, disse un giorno il tizio più colluso degli ultimi 150 anni. Dopo venne un altro signore, che si chiamava lunardi. Era un imprenditore, uno di quelli che aveva le macchine per fare le gallerie. Lo fecero ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Venne l’epoca così delle gallerie, delle montagne da perforare, del territorio da violentare. Lui lo sapeva che la mafia c’era, infatti un giorno ebbe a dire che “con la mafia bisognava conviverci.”Anche il tizio colluso dovette ricredersi: la mafia – forse – esiste. Ma solo un po’ e non è poi così male. Aveva anche provato a spiegarlo al suo popolo, quello diverso dal nostro, stando seduto davanti a una delle sue telecamere: aveva detto che in fondo gli ambientalisti erano peggiori dei mafiosi. Erano loro i veri criminali, perché col loro no, impedivano lo sviluppo del paese, mentre i mafiosi almeno lasciavano lavorare.
Purtroppo però, la storia è difficile da mandare a memoria perché non la sia apprende più dai libri di testo. Ormai la storia si chiama fiction, e te la racconta la televisione, riveduta e corretta a seconda di chi dà l’ordine di erudire il telespettatore. Quando qualcuno si azzarda a “farla” la storia, e qualche altro si affanna a scriverla, ecco che parte la macchina della propaganda, a sbanchettare, camuffare, correggere e censurare.
Spatuzza testimonia a un processo contro un senatore della Repubblica? No. Spatuzza sputtana l’Italia, e per forza di cose, se credi a Spatuzza sei un anti italiano. E non basta. Se fai parte di quel popolo libero, che non appartiene al tizio della cupola del consiglio, e decidi di andare in piazza per gridare tutta la tua rabbia rischiando di godere di cinque minuti di visibilità, la macchina della propaganda si fa più audace e decisa, così che, mentre tu sei là, e ancora cerchi di orientarti in mezzo a una calca che ti sorprende, la televisione annuncia che due mafiosi di grosso calibro sono appena stati arrestati, e che ormai la guerra alla mafia – che forse esiste o forse no – è quasi vinta. Così, anziché sentirsi maggiormente oltraggiati, supponendo che questi bastardi da tempo lasciassero liberi due mafiosi, tenendoli al sicuro come jolly da calare in una partita di carte, in tanti elaboreranno il risultato dell’equazione: “Visto? La più bella risposta alle calunnie.”
E mentre sei ancora là, sempre schiacciato dalla folla, e cerchi un piccolo spazio libero per fermarti, godere della vista e riposare un momento prima di continuare, la propaganda vola a Torino, perché il super treno, super veloce sta per fare il suo primo viaggio, recando a bordo il padrino e i suoi picciotti anche padani. Tagli di nastri, strette di mano. Tanti applausi, qualche fischio. Qualche? E allora che sia. Se vi piace la storia per immagini, e non avete voglia di leggerla, andate a studiarla su You tube.
Rita Pani (APOLIDE)
Ecco perché era necessario esserci
12.05.2009
Ora però, Bersani, sputa pure i peli.
La questura dice 90.000. Può farlo perché “La questura” è così generico da non aver faccia. La Questura non è un tizio che presta il suo viso per elargire una tale minchiata pubblicamente, rischiando di essere deriso per sei mesi di fila. Forse non eravamo nemmeno un milione, ma sicuramente più di 500 mila. Non c’è bisogno di contarsi uno per uno, basta sapere che quando arrivi davanti all’obelisco e non puoi proseguire, se tagliare di lato, ne aggirare la folla la piazza è piena. Te ne accorgi quando stai tra il muro e il palco che nemmeno vedi, e inizi a pensare a come fare per arrivare giù fino all’arco, fino alla COIN, fino alla metro. Lo sai, quanti siamo, quando tu stai già andando via e gli amici ti chiamano per dirti che finalmente stanno arrivando.
Io c’ero, e non voglio entrare ancora una volta nel merito. Io c’ero lo dico a chi non c’era e avrebbe dovuto esserci, e forse per tutta la sera ha continuato a mangiarsi le palle, capendo che probabilmente in modo più chiaro avrebbe dovuto dire ai suoi: “Andiamo!”
Una cosa però voglio dirla, con i piedi ancora gonfi, e la stanchezza addosso: “spero che si inizi a riflettere sulla partecipazione attiva alla non-politica. Spero che si riesca finalmente a spiegare che oggi è stata una giornata importante PER la politica. Spero che la memoria non vi sia fallace. Ricordate che già una volta questa Italia volle, fortissimamente volle, un NON politico alla guida del paese. Quel tizio è silvio berlusconi.
Rita Pani (APOLIDE)
12.04.2009
La diretta
(Yes Spatuzza Day)
Scrivo romanzi. Intreccio fili. Certe volte, mentre scrivo, allungo lo sguardo fino a perderlo, cercando lontano le movenze dei miei personaggi. Devo riuscire a vederla bene, quella giovane donna che si muove tra la folla, l’uomo con la barba che fuma un sigaro o la pipa. Devo riuscire ad essere là, nella piazza che sto de-scrivendo, come se potessi vivere l’immagine che mi accingo a raccontare. Per fortuna i miei romanzi li scrivo in questa Italia, così varia e surreale che giorno dopo giorno mi diventa alimento e veleno. Le idee, insomma, non mancheranno mai.
Giorno 4, diretta streaming. Repubblica: la diretta. Il Corriere: la diretta. L’Unità: segui la diretta su Radio Radicale … e molti altri siti per vivere la storia, in quest’era multimediale
Qual è l’evento che in questa mattina piovosa prende il posto di un derby calcistico, al quale nessuno mai vorrebbe mancare? L’elezione dell’Imperatore? Lo scoppio della terza guerra mondiale? La firma della pace perenne? La vittoria del bene sul male? No. Un pentito di mafia dal bizzarro soprannome, u tigusu, che testimonierà al processo d’appello per associazione esterna alla mafia, di un senatore della Repubblica italiana, già condannato a 9 anni in primo grado. C’è attesa, perché forse davanti ai giudici parlerà anche del presidente del consiglio. Ora che scrivo – sono passate da poco le 11 del mattino – la diretta è già iniziata e riporta le frasi del senatore: 10.55 “Spatuzza ha interessa a buttare giù il governo che gli lotta contro.” Può dirlo. È un suo diritto. Il senatore della Repubblica, facente parte della maggioranza di governo, condannato a 9 anni per collusione con la mafia, può dirlo. In fondo Spatuzza nelle sue rivelazioni ha indicato dell'utri e berlusconi come i referenti politici delle stragi di mafia del 1993. L’imputato ha diritto alla difesa.
Giorno 5, No b Day.
Il popolo scende in piazza per chiedere le dimissioni del presidente del consiglio, sotto lo sguardo attento di opinionisti e politologi, di maggioranza e opposizione. Qualche cittadino, forse, nemmeno lo saprà mai, ma noi ci saremo. Se ne parla, si sviscerano le tesi a favore e quelle contro, si fanno previsioni si tirano anticipatamente le somme: sarà una festa! Siamo incazzati. Nessun colore tranne il viola. Io porto i miei colori. Io opto per un beige neutrale, io vado perché basta.
Io andrò anche perché oggi l’Italia che possiede la fortuna di Internet, di tanto in tanto cliccherà su una di quelle dirette. Io andrò per la vergogna che provo ad essere scambiata “per un italiana”.
Io andrò perché ritengo questo governo reo di appropriazione indebita di beni assai più lussuosi dei danari. Ci hanno rubato nel corso degli anni, il senso di parole quali “libertà, democrazia e popolo.” Hanno violentato così a lungo queste tre parole, che oggi persino l’ultimo degli imbecilli le usa nelle sue accezioni più ignobili: la libertà è quella di delinquere restando impuniti, la democrazia è una sorta di servile obbedienza al danaro del padrone e al potere che egli stesso distribuisce ai suoi accoliti; il popolo – che schifo – è quello che teoricamente ha autorizzato la comune delinquenza a governare e legiferare in modo tale che si potesse continuare a delinquere senza timore di pena.
E per favore la smettano gli esimi politologi di affannarsi a spiegare che “comunque” nessuno si dimetterà il 6 Dicembre. Sappiamo bene che non è questo il modo costituzionale, sappiamo bene che come “popolo” non abbiamo alcun titolo per rivendicare alcun che. Non siamo così imbecilli da credere alla favola di un presidente del consiglio che si dimette dopo che glielo ha chiesto il popolo, quando non si è dimesso dopo aver visto il suo nome accostato alle stragi del 1993.
… E siccome scrivo romanzi, punterò lo sguardo lontano, a cercare le movenze di un popolo, uno vero, che finalmente ha compreso che non è più tempo di bandierine e feste colorate, e che ormai è giunto il tempo dei forconi.
Rita Pani (APOLIDE ROSSA)
12.03.2009
Happy Days
Quali affari abbiano portato il tizio del consiglio a far visita a Lukashenko lo spiegava farina, nome in codice Betulla, giornalista radiato dall’albo, agente segreto de noantri, sul giornale dei dossier segreti e dei volantini delle BR autoprodotti di proprietà del tizio criminale del consiglio, di ieri: “Nuove e memorabili rivelazioni del KGB in merito ai comunisti.” Se già ci aveva fatto ridere immaginare Prodi con impermeabile e occhiali da sole, avvolto nelle fumose nebbie di una città qualunque, intento a spiare chissà quali accadimenti nascosto da un giornale con due buchi, prepariamoci a queste nuove rivelazioni. Non escludo che sia ora il tempo Napolitano – il migliorista amico degli USA – che con tutti i capelli in testa e i calzoni corti, dà ordini in russo mentre si massacrano gli eroici alpini italiani rinchiusi nelle carceri siberiane, e si catechizzano al comunismo da riportare a casa.
Sembra satira, ma non lo è. In effetti dovremmo tenerci pronti anche allo scandalo sessuale riguardante Gianfranco Fini, già promesso e poi accantonato, sempre dallo stesso organo di propaganda del governo. Roba vecchia dicono, ma sempre attuale. Se vogliamo anche più attuale della piccola speranza di una ripresa economica che ci hanno dato gli ultimi tre morti ammazzati e tre feriti gravi dal lavoro, degli ultimi due giorni.
Il problema è che la prima settimana di Dicembre si rivela incalzante per i problemi reali dell’Italia, e il governo del fare lavora meglio quando è sotto pressione. È iniziata con le dichiarazioni rubate a Fini con un microfono dimenticato aperto, e proseguiranno con due “days” di pericolosa gravità: il 4 lo Spatuzza Day, e il 5 il No b Day. Happy Days.
Si dimetterà il 6 allora? No. Dal 6 si inizieranno a minare ancora di più le istituzioni italiane, già belle che traballanti. Magari molto verrà dai fantomatici archivi generosamente offerti in dono da Lukashenko, (quanto abbiamo sborsato alla Bielorussia per la complicità in questa ennesima farsa?) il pericolo comunista tornerà ad inondare le case degli italioti informati dai servi del potere, ma non escludo anche che si torni a parlare delle abitudini fasciste di Gianfranco Fini, magari scoperto mentre amoreggiava con una profuga abissina di 87 anni, mentre canta “Faccetta nera”. Le connivenze con i catto/islamici/comunisti per la rivoluzione di Stalin & Allah, e soprattutto “la certa, anche se piccola, ma comunque attiva, parte della magistratura di sinistra”, faranno il resto.
Tutto resterà fermo nel vorticoso movimento del nulla.
Rita Pani (APOLIDE)
12.02.2009
Gianfranco bomba atomica.
Siamo alla follia. La politica italiana ormai, farebbe fare la figura di idiota anche a Orwell. Questa mattina persino i Compagni si sperticano ammirando il presidente della Camera, condividendo appieno le dichiarazioni non rilasciate alla stampa, ma r u b a t e dalla stampa. “Bravo fini! Forza fini! Sei tutti noi.” E persino un miserevole: “Meno male che Gianfranco c’è.” Io, sinteticamente, mi domando: “Vi siete fritti l’ultimo neurone?”
Abbiamo sentito il presidente della Camera chiacchierare con un Procuratore della Repubblica, sulle dichiarazioni di un pentito di mafia che tira in ballo un partito politico che governa l’Italia. L’abbiamo sentito ridacchiare mentre raccontava la follia megalomane di un criminale comune. Lo abbiamo sentito sperare nell’operato ineccepibile della magistratura che avrebbe potuto tirare una bomba atomica nei confronti di chi ha in mano il destino del paese. “Sei tutti noi?” [Trascrizione su Repubblica]
Forse davvero si è perso il senso delle cose, e forse la situazione è più preoccupante di quanto possa sembrare. Quella voce non era la mia, o la tua. Non era il mio amico un po’ fatto di birra che a termine di una allegra serata tra amici, si lascia andare a fantasie che iniziato sempre con un divertito: “Te lo immagini se …” Era la voce del presidente della camera, che al tavolo di un convegno dedicato a Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia, parlava delle indagini su un presunto colluso che governa uno stato europeo.
Questa mattina, in Italia, non è successo nulla. Nessuno si è dimesso o tantomeno abbiamo un governo dimissionario. C’è capezzone però, che da ieri spiega una cosa interessante, ovvero ricorda a fini che durante una riunione dell’ufficio politico del pdl si era arrivati a una linea condivisa sul “problema giustizia”: “la magistratura è un covo di criminali eversivi comunisti che tenta di destabilizzare il governo.” E proprio per essere fedeli alla linea condivisa dal partito, ci sono le dichiarazioni del tizio presidente: “fini vattene!”
Se questa non è follia, io davvero non so cos’altro potrebbe essere. Questa gente non mi rappresenta, né il governo, né la falsa opposizione. Nessuno che continui a stare seduto nelle istituzioni di un paese governato palesemente da criminali, può rappresentarmi. Nessuna persona onesta può continuare a fingere di restare in Parlamento a mio nome, per difendere i miei interessi. Se una persona fosse onesta, non sarebbe complice di questo Stato.
Rita Pani (APOLIDE)
12.01.2009
Croce ed elmetto, imbecille perfetto.

Dai! Dai! Facciamolo anche noi il referendum sui minareti! Che aspettiamo? Forza, gente, sveglia! Mettiamo la croce sul tricolore! Perché non osare di più? La croce e l’elmetto cornuto, simbolo di questa nuova Italia cattolico/celtica nella quale ogni montanaro potrà sposare la sua mucca ma con rito di Santa Romana Chiesa. O cacchio! Romana?
[cito/copio] “ … ci mancano solo gli appestati musulmani.”
Ebbene sì. Io ho un tale che mi scrive insulti quasi tutti i giorni, credo che prima o poi ne farò un libercolo; una sorta di breviario, una “summa” delle perle del pirla, che questa volta è partito lancia in resta alla difesa del sacro suolo italico, confondendo il minareto col lazzaretto.
Io rido. Sono colpevole, lo so che non ci sarebbe nulla da ridere, so anche che a breve qualcuno potrebbe proporre la chiusura delle sinagoghe, la deportazione dei testimoni di Geova, il rogo dei buddisti, brandendo una spranga con una mano e il crocefisso con l’altra, ma è più forte di me. Io me li figuro la domenica mattina, mentre si levano l’elmetto cornuto per entrare in chiesa. Mi sembra di vedere Gesù Cristo che passeggia avanti e indietro su una nuvoletta, incazzato nero, che vorrebbe ridiscendere in terra e fare una strage; costretto, poveraccio, ad andar dal padre a confessarsi ogni mezz’ora per aver peccato in pensieri.
Come ho riso l’altro giorno, leggendo del leghista genovese, che contrariato mentre distribuiva i volantini a difesa del crocefisso, ha iniziato a far scendere dal cielo Dio, Gesù, Giuseppe e Maria a colpi di bestemmie. Una scena, confesso, alla quale avrei voluto assistere anche pagando.
Non so chi disse che un popolo ignorante è più facile da comandare, ma so che Leo Longanesi [non sospetto] disse: “Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.”
Evadere dalla prigione dell’ignoranza è più facile di quanto non si pensi; basterebbe avere ancora un pizzico di curiosità, provare piacere nel conoscere e pensare.
Rita Pani (APOLIDE)











