4.27.2009
Il cubo di Fuksas

Ogni volta che rientravo dal mare, l’ultimo semaforo prima di svoltare per Carbonia, guardavo sul cocuzzolo una casa bianca, chiazzata di pietre marroni. La chiamavo “la casa della Nutella”, perché vista così, dal basso della strada, sembrava davvero che un branco di ragazzini annoiati, notte tempo, ci avessero lanciato contro dei barattoli da un chilo di buonissima crema che vi erano rimasti attaccati a casaccio. Sorridevo dell’obbrobrio, anche perché immaginavo che i proprietari ne andassero fieri.
Poi anche dove vivevo io, c’era un tale che non mancava mai di dire che la figlia era architetto, e lo si poteva notare facilmente dalla casa a forma di bocca di squalo, in cemento armato, che sembrava essersi incastrata tra le casette basse di orrida foggia fascista. Anche là, nella via principale, passavo e pensavo che forse, se la figlia di quel signore avesse smesso di studiare alle geometri, forse avrebbe fatto qualcosa di meglio.
Dopo ho vissuto qualche tempo a Roma. Roma è davvero una delle più belle città del mondo, ovunque guardi (tranne che a Tor bella monaca), non puoi fare a meno di pensare a quanti artisti abbiano camminato per quelle strade, e soprattutto quanti architetti. E un giorno ebbi la fortuna di poter andare al concerto di Jan Garbarek all’Auditorium. Essendo la nuova attrazione della città, decisi di andare con un po’ di anticipo, per girare e vedere la prestigiosa opera del prestigioso architetto Renzo Piano. Non potete capire lo stupore, vedendo un’altra bocca di squalo, con tutti i denti allineati, molto più grande di quella che avevo già visto a Carbonia. Scrissi anche un pezzo per il mio blog, che intitolai: “Auditorium … brutto”, se non erro.
Ora abito in Umbria, e ammetto di essermi un po’ viziata. Pur essendo atea, vado a caccia di chiese. Sono luoghi silenziosi in cui l’arte è gratis, e questo mi piace molto. Persino dentro un portone antico, senza fronzoli, puoi trovare un quadro della scuola di Giotto. Dopo il terremoto, sebbene ancora qualche centro storico di qualche paese sia ancora un cantiere, le chiese sono state tutte ristrutturate alla perfezione, e molte sono tornate ad antico splendore anche perché luoghi deputati a conservare le opere d’arte.
Purtroppo però, ieri è stata inaugurata la nuova chiesa di Foligno, una sorta di cubo nemmeno perfetto, che come la casa della Nutella, ha dei cocci di vetro spiaccicati a caso a mo’ di finestroni. Ho sentito che lo intervistavano e parlava felice dell’idea dei campus e delle new town in Abruzzo, e mi sono chiesta se avesse in mente Foligno. Poi temo che abbia anche cercato di “spiegare” il significato che aveva la chiesa da lui partorita con la logica del cubo, che sembra dominare qualunque suo progetto. Già il fatto che si debba spiegare un’opera d’arte la dice lunga sulla semplicità delle linee di un cubo, ma a me comunque resta il dubbio, non solo su come certi cubisti possano raggiungere fama e prestigio, ma soprattutto: che accidenti hanno in testa?
Rita Pani (APOLIDE Michelangiolesca :-) )
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