1.02.2007

 

RIFLESSIONI SULLA MODERNITA' IRPINA


Francamente non condivido, né ho mai condiviso, quella persuasione comune assai diffusa e corrente, troppo positiva e poco critica, attinente alla modernizzazione che è soprattutto un effetto ritardato e regressivo della post-modernizzazione delle economie e delle società capitalisticamente più avanzate del Nord Italia e del Nord del pianeta, la cui ricchezza e il cui potere derivano esclusivamente da un sistema di sviluppo che genera essenzialmente miseria, sottosviluppo e dipendenza in altre regioni del pianeta, comunemente identificate come "Sud del mondo", in cui annovero necessariamente anche il Meridione d'Italia.
A maggior ragione se ci riferiamo a una modernizzazione forzata e fittizia, come quella avvenuta nella fase storica post-sismica della società irpina, ma il discorso potrebbe essere esteso alle altre aree depresse e sottosviluppate del Terzo e Quarto mondo.
Quelle che fino a pochi lustri or sono rappresentavano comunità coese e compatte, solidali e a misura d'uomo, benché anguste e chiuse nella loro arretratezza e genuinità culturale, estremamente particolaristiche e tradizionalistiche (soprattutto sul piano dei costumi e delle usanze religiose e linguistiche), rette su un sistema economico-sociale e culturale arcaico e primitivo, di tipo feudale o semi-feudale, si sono rapidamente trasformate in società sempre più disfatte e disgregate, sempre più alienate e nevrotiche, proprio a causa di un'accelerazione storica improvvisa e violenta che ha provocato un'involuzione e un imbarbarimento progressivo dei rapporti interpersonali. La schizofrenia e l'atomizzazione sociale, di massa, costituiscono i segni più emblematici ed eloquenti di una civiltà, quella occidentale, in pieno disfacimento e in fase di decomposizione irreversibile, in quanto momento terminale di un processo di declino storico strutturale e ideologico del sistema capitalistico-borghese.
Anche in Irpinia, la conseguenza più atroce e drammatica di questa modernizzazione posticcia, è un processo di crescente alterazione e brutalizzazione dei comportamenti e delle relazioni umane, sempre più improntate e finalizzate ad un unico valore dominante, il profitto economico, quale unico scopo e unico modello di vita proposto-imposto alle nuove e future generazioni irpine. Le quali, non a caso, sono costrette ad emigrare in massa per cercare fortuna altrove, come è accaduto in passato ai loro nonni e ai loro antenati, seppure siano indubbiamente più scolarizzate e, in moltissimi casi, formate ai massimi livelli dell'istruzione scolastica e universitaria. Con la differenza sostanziale che quello odierno è un flusso migratorio senza più ritorno, come in gran parte si sta dimostrando, per cui la perdita per le nostre comunità si rivela davvero immane e irreparabile.
Tale modello esistenziale-culturale è altamente diseducativo e deviante, patologico e morboso, feroce e disumano, nella misura in cui è diventato un fine assolutamente pervasivo e unilaterale, presente in maniera ossessiva nella nostra esistenza quotidiana. Tuttavia, tale principio non è sorretto da una coscienza etico-intellettuale sufficientemente critica e matura, capace di compensare e sostituire, se necessario, quell'interesse primario, univoco e predominante, con altri beni o valori umani, morali e spirituali, più edificanti e gratificanti. L'imposizione di una visione generale della vita conforme al sistema economico vigente, perché di questo si tratta, avviene attraverso metodi diversi rispetto al passato, ricorrendo a procedimenti apparentemente democratici e non autoritari, eppure molto più omologanti, alienanti ed oppressivi di qualsiasi dittatura militare.
Sia ben chiaro un punto, a scanso di equivoci e malintesi.
Non intendo qui formulare un'ipotesi di esaltazione acritica e apologetica del feudalesimo o delle civiltà ormai trascorse e superate da un falso sviluppo che in realtà è in grado di generare su scala soprattutto planetaria, ma anche all'interno del suo assetto locale, regionale e nazionale, nuove forme di sottosviluppo e barbarie, né intendo esternare sentimenti di inutile e anacronistica nostalgia d'un passato che fu anche, e soprattutto, di dolore e di oppressione, di corruzione sociale e di depravazione morale (almeno a livello delle classi sociali superiori: si pensi all'aristocrazia feudale, di stampo baronale, o alle fasce più elevate e più ricche della borghesia economico-mercantile), di miseria e di sfruttamento materiale delle plebi rurali irpine e della servitù della gleba pre-esistente.
Al contrario, mi preme interpretare e comprendere la società presente a partire da un'analisi il più possibile lucida e oggettiva di quella trascorsa. Occorre sviscerare e spiegare la realtà odierna, segnata da un fallace sviluppo economico e civile, da una democrazia pseudo-liberale puramente formale e rappresentativa, da un benessere assolutamente mercificato, corrotto e artefatto, in quanto prettamente consumistico.
Tutto ciò al fine di progettare e costruire, se possibile, un avvenire davvero migliore per le giovani generazioni irpine, ossia per i nostri figli, insieme con gli altri soggetti sociali realmente antagonisti e progressisti, ossia attraverso un impegno e un'azione che sono di natura necessariamente politica, volti però ad una trasformazione profonda e radicale dell'ordine costituito vigente nelle nostre zone. Le quali sono ancora oppresse da una casta politica "digerente", ormai incancrenitasi, che governa utilizzando sistemi di stampo borbonico-feudale, alla stregua del celebre "Gattopardo" (di Giuseppe Tomasi di Lampedusa), convinto che tutto debba cambiare affinché nulla cambi e tutto resti come sempre.
L'attuale processo di sviluppo ha generato soprattutto mostruosità, veleni, devianze, conflitti e contraddizioni sociali estremamente brutali, provocando atteggiamenti ed effetti caratteristici di un filone teatrale classificabile tra la tragedia e la commedia umana, dando origine a nuove sacche di miseria, di oppressione, di sfruttamento e di barbarie di massa, all'interno di società sempre più massificate e omologate sul versante etico-spirituale e culturale.
Questo fenomeno di massificazione e standardizzazione dei corpi e delle menti umane, è peggiore di qualsiasi forma di fascismo e totalitarismo conosciuti in passato, in quanto è un sistema molto più subdolo e strisciante, non apertamente autoritario e coercitivo, nella misura in cui non si serve delle istituzioni palesemente repressive quali esercito, polizia, carcere, mentre si avvale soprattutto dei mezzi di comunicazione e di persuasione di massa, anzitutto dei messaggi pubblicitari subliminali, per cui la sua forza si rivela molto più efficace, convincente e pervasiva.
L'odierna società irpina è diventata alienante, in quanto l'autonomia, la consapevolezza e la personalità del singolo individuo sono totalmente schiacciate e annichilite, essendo la persona deprivata di ogni scelta alternativa all'esistente (ossia al nulla), essendo espropriata di ogni diritto concreto e di ogni effettiva possibilità di partecipazione esistenziale, politica e culturale davvero libera e cosciente.
Insomma, il "pensiero unico" dell'homo economicus, proprio dell'ideologia neoliberista, frutto di un processo di espansione e globalizzazione neocapitalista su scala planetaria, ha attecchito anche in terra irpina, facendo tralignare e degenerare, quasi più che altrove, le coscienze e i comportamenti individuali e collettivi all'interno di comunità che, malgrado tutto, erano ancora abbastanza sane ed integre moralmente, autenticamente e profondamente umane... Nonostante tutto!
Il mio "pessimismo cosmico" è solo apparente ed esteriore, in quanto nasce da un'analisi disincantata e distaccata della realtà esistente, ma è sorretto e confortato da uno spirito ottimistico, derivante dalla volontà e dal desiderio di cambiare lo stato di cose presenti.
Lucio Garofalo

Comments:
Ti quoto per prima cosa:

"Le quali, non a caso, sono costrette ad emigrare in massa per cercare fortuna altrove, come è accaduto in passato ai loro nonni e ai loro antenati, seppure siano indubbiamente più scolarizzate e, in moltissimi casi, formate ai massimi livelli dell'istruzione scolastica e universitaria. Con la differenza sostanziale che quello odierno è un flusso migratorio senza più ritorno, come in gran parte si sta dimostrando, per cui la perdita per le nostre comunità si rivela davvero immane e irreparabile."

In effetti il vero problema che stiamo vivendo a mio avviso e' che si perde sempre piu' un certoi stile di vita per acquisirne, peraltro forzatamente, uno differente. Solo che diventa un one-way ticket come la omonima canzone dei Darkness. Diventa quasi imposibile tornare ai vecchi valori, abbandonare lo stle di vita frenetico che ci impone il consumismo dettato dal modello economico neo-liberista e globalizzante. Io personalmente da un po' vorrei tornare al vecchio stile di vita, per alcune cose gia' lo sto' facendo, quello in armonia con la natura dei contadini e dei pastori. Solo che un mutuo parassita mi impedisce di abbandonare del tutto un certo mondo. Magari con la crisi economica che ci sta' franando addosso (come il sistema che la ha generata, peraltro) le cose dovranno forzatamente cambiare.
Speriamo
 
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