9.20.2006

 

Siffredi si confessa

E’ proprio vero il proverbio: chi ha il pane non ha i denti…Ho letto l’intervista a Rocco Siffredi ed ho provato un dolore enorme nel leggere la sua sofferenza, al punto che vorrei fare un appello alla miriade di scienziati che quotidianamente lavorano per noi: fate in modo di trovare una cura per Siffredi, fatelo tornare ad essere un uomo normale. Sì perché è questo il suo grande cruccio, il suo più grande desiderio: essere un uomo normale. Capisco che possa apparire “strano” ma Siffredi davvero scompiglia tutte quelle certezze che i luoghi comuni ci avevano dato: conosco un sacco di uomini normali che pagherebbero per essere Rocco Siffredi, e non è vero che i pasticceri non mangiano dolci.
Sono rimasta così colpita al punto che vorrei fondare un movimento per la normalizzazione di Siffredi e rendergli finalmente semplice la vita, che per lui è stata un tormento. Non nega di essere stato un prescelto dal momento che per fare i film porno si deve amare il sesso a 360 gradi (ma non erano 90?) e lui ricorda che fin da bambino gli bastava sfiorare una donna per avere un’erezione, ma ora che ha deciso di stare dietro alla telecamera vive un dramma: vorrebbe buttarsi in scena per poter fare i “numeri da circo” che certamente non può fare con la moglie.
Una bella intervista, dove l’ex attore ora regista racconta tutte le difficoltà del suo mestiere, soprattutto per la rigidità dell’educazione ricevuta, (forse è meglio severità) e del condizionamento della Chiesa cattolica, che [cito] dice che il sesso va fatto solo per fare figli. Deve essere stato un vero e proprio tormento. Se Siffredi avesse osservato i precetti della chiesa, ora non basterebbe l’isola dell’Asinara per ospitare tutta la sua prole.
Certo deve essere stata un’esistenza logorante, soprattutto per uno che come lui attento alla donna, alle donne, che gli stavano sotto o a 360 gradi.
Intervista davvero destabilizzante, soprattutto per una donna. Per esempio quando il lavoratore Siffredi afferma che la parte più importante del sesso è il cervello e che la parte dell’amplesso che lui predilige sono “i preliminari psicologici”.
Normale che scatti la curiosità di sapere. In cosa consiste un “preliminare psicologico”? Temo che questo resterà un mistero per molte donne, che si accontenteranno d’aver scoperto almeno una volta nella vita che esistono i preliminari.
Non disperate, comunque! L’intervista a Siffredi non era altro che una marchetta tristemente riportata non solo da TGcom, ma anche da Repubblica E’ in arrivo in tutte le librerie la sua biografia “Io Rocco” ma la cosa più triste è sapere fin d’ora che ci sarà chi la comprerà.

Rita Pani (APOLIDE psicologica)


Comments:
Scusa Rita, ma quale miglior posto di R-Esistenza infinita per scrivere di Siffredi... :-D
ciao
 
A sproposito (di Siffredi), o a proposito (di resistenza)...
Mentre ci propinano marchette e cazzate,succedono delle cose...

"Nuovo allarme droga nel Nord: un operaio su 5 ne fa uso
per lavorare e guadagnare di più
Muratori, cottimo e stress
la cocaina invade i cantieri
DAL NOSTRO INVIATO PAOLO BERIZZI
BRESCIA - Si drogano per abbattere la fatica. E aumentare la
produttività. Tirano cocaina e ingrossano lo stipendio. Si sentono
indistruttibili. Sgobbano anche quindici ore di fila in cantiere.
Dall´alba fino a sera. Da lunedì a venerdì. Poi, il fine settimana, si
devastano nei locali. Ancora polvere bianca, e alcool. Stavolta per
sballare. E così l´orologio gira alla rovescia: in giro la notte, a letto,
sfatti, di giorno. È il doping dei nuovi muratori. Una generazione avvelenata cresciuta nel Nord
onnivoro e opulento, dove il cemento non dà solo da vivere.
È anche un´occasione di riscatto sociale. Cotto e mangiato il sabato sera nei privé delle
discoteche del Garda. Uno su cinque, dicono fonti attendibili di medicina del lavoro, ne fa uso.
Almeno tra i giovani. Sono manovali dipendenti, ma soprattutto cottimisti: più lavorano, più
guadagnano. Tremila, quattromila euro il mese. Abbastanza per pagare le rate della Mercedes.
Comprano la "neve" a 30 euro a dose dai marocchini del Carmine, 20 se sei cliente fisso. La
scorta la fanno il sabato notte. Nella casbah del centro storico, o alla stazione. Così sono a posto
per tutta la settimana. Si alzano dal letto e se la sparano dopo il caffè. Prima di andare in uno dei
15 mila cantieri che si aprono ogni anno nel Bresciano. «Questi nuovi drogati sono il frutto
avvelenato della deregulation dell´edilizia - dice Ettore Brunelli, medico del lavoro, assessore
verde alla Mobilità di Brescia - . La nostra è un´economia dopata che genera doping. Basta farsi
un giro nei paesotti della bassa bresciana. Guardare i macchinoni. E sopra questi ragazzi
muscolosi con gli occhi schizzati di fuori. Le stesse facce le vedi all´alba sui furgoncini.
Sembrano indemoniati, sembra che vadano in guerra. E invece vanno a costruire case».
Cose che succedono nel quadrilatero del mattone e della coca. Bergamo, Brescia, Verona,
Milano. Duecentomila muratori tra regolari e "in nero". Centoventimila imprese censite. Più le
altre, quelle fantasma che servono a riciclare il denaro della malavita siciliana e calabrese. A
spremere come limoni gli schiavi apprendisti venuti dal Sud e dall´Est del mondo. Sono sempre
sopra le righe questi operai dopati. È come se le loro braccia andassero a batteria. Invece vanno
a coca. Movimenti in automatico, accelerati. Energia a getto continuo. Incomprensibile agli occhi
dei padri delle costruzioni, i loro nonni, gente tosta venuta su a capriolo, polenta e cemento. Al
massimo alzava un po´ il gomito la vecchia guardia del calcestruzzo, ché «un bicchiere di vino
non ha mai ucciso nessuno». Calavano dai crinali della Valle Camonica. Prima di loro vedevi
arrivare le mani; dei nipoti, invece, noti soprattutto l´innaturale sopportazione della fatica. La
tempra artificiale.
Dice Francesco Cisari, segretario provinciale della Cgil: «Il settore è completamente
CRONACA
Dice Francesco Cisari, segretario provinciale della Cgil: «Il settore è completamente
destrutturato. Si lavora con ritmi pazzeschi. C´è un cottimismo sfrenato e così, per essere
sempre pronti e in forza, i nuovi muratori usano gli stupefacenti». Aggiunge: «Una volta la piaga
del settore era l´alcolismo. Ma quello fiaccava il corpo. La coca invece ti fa sentire potente. In
grado di sopportare orari di lavoro massacranti». E anche di produrre danni irreversibili. «I
muratori che si fanno di coca sono pericolosi per sé e per gli altri», spiega Maurizio Marinelli,
direttore del centro studi sulla sicurezza pubblica, un osservatorio sulle dinamiche impazzite della
società. Ma non bisogna stupirsi. «Sono la naturale conseguenza di un territorio malato com´è
quello del Nord. Le imprese coi loro profitti gonfiano le banche, e dietro ci sono fenomeni
inquietanti come questo», ripete il parlamentare diessino Franco Tolotti.
A Brescia sembra di essere tornati agli anni %u201890, quando dai paesini dell´hinterland,
Castel Covati e Travagliato, batterie di carpentieri specializzati salutavano gli amici al bar e
partivano per tirare su case in Africa e Iraq. «Lavoravano come matti tre o quattro mesi, poi
tornavano e per altri quattro mesi andavano in giro a fare la bella vita, a rovinarsi di droga e
alcol», racconta ancora Ettore Brunelli. Come fecero, si suppone, i cottimisti che costruirono il
terzo anello dello stadio di San Siro. I Mondiali di Italia %u201890 erano alle porte. Il giorno della
paga i poliziotti fecero irruzione allo stadio. Circondarono gli operai mentre venivano saldati dai
caporali. Nella buste del salario, assieme ai soldi, trovarono decine di dosi di cocaina e eroina.
«Di quella storia non si è più saputo nulla - ricorda Marco Di Girolamo, responsabile di Fillea per
la provincia di Milano - . Ma di certo segnò una pagina oscura nel nostro settore». Sono passati
sedici anni. È come se il Nord avesse fatto di colpo un passo nell´800. Allora erano i governi che
pianificavano la distribuzione della cocaina ai soldati e agli operai delle fabbriche per aumentare
la produzione. Oggi sono i padroncini che si fanno di roba. Autonomamente. Per girare con il
portafogli gonfio. «È anche un problema di identità. La coca per i muratori è una forma di
partecipazione sociale. Come dire: ci sono anch´io». Caterina Gozzoli insegna psicologia del
lavoro all´università Cattolica di Brescia e di Milano. Lei parla di modelli sociali da inseguire.
«Non è solo questione di soldi. È l´emarginazione cui ti costringe la società se non stai al passo.
Diventa un circolo vizioso».
Nel cantiere dei muratori drogati ognuno lavora per tre. La mente si spegne come un grande
interruttore. Si sentono solo i rumori dei macchinari. L´abbaio assillante del martello pneumatico.
Gli affondi della ruspa che rovista nel fango. Loro, gli operai, farebbero a meno anche del
panino. Dicono che della "schisceta" non ce ne sarebbe nemmeno bisogno. Hanno occhi sbarrati
o mobilissimi. Le parole che s´infrangono una addosso all´altra. Un dialetto torrenziale balbettato
in fretta. «Mica perdiamo tempo noi», dice in bresciano stretto toccandosi i bicipiti tatuati un
uomo sulla trentina che si chiama Leo mentre impasta la malta in un cantiere di Castenedolo.
Chiedergli della droga sul lavoro è un boomerang: «Queste cazzate tenetele per voi che è
meglio».
I suoi colleghi di mattone li puoi incrociare la mattina all´alba. Sulle strade provinciali che tagliano
le campagne di Orzinuovi e di Chiari, che seguono il corso del fiume Mella indicando la via del
lavoro alle utilitarie e ai Transit con su la manovalanza. Oppure nell´immensa cintura di Milano
coi suoi 55 mila operai, quasi tutti pendolari bergamaschi. E certo nella placida bassa
bergamasca, che non ha niente a che vedere con le valli dove negli anni %u201880 era l´eroina
era l´estrema via di fuga dal mal di montagna. «Molti incidenti sul lavoro, o per strada, oggi
coinvolgono muratori che hanno assunto stupefacenti - dice Alessandro Fusini, segretario Fillea
della Cgil - . Fanno in una giornata quello che uno farebbe in due giorni. Magari lo fanno male,
ma lo fanno. E se sopra di loro non hanno capi, se sono lavoratori autonomi, fanno quello che
vogliono. Non devono rispondere a nessuno». Nemmeno al loro corpo.
vogliono. Non devono rispondere a nessuno». Nemmeno al loro corpo."
(20 settembre 2006)
Divisione La Repubblica
Gruppo Editoriale L’Espresso Spa - P.Iva 00906801006
R.
 
Da sempre R-esistenza si occupa (anche) dell'italica cultura. :-D
R.
 
E... degli eroi nazionali:
anche lui prima delle sue performances a 360° sarà costretto a cantare "fratelli d'italia"...?
;-)
Saluti..
R.
 
In effetti i preliminari psicologici hanno spiazzato pure me.
 
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