9.08.2006

 

Ma le donne non portano più il burqa

Nonostante la democrazia importata con l’uso della forza di pace, l’Afghanistan brucia. Si legge proprio così nei titoli dei giornali. Brucia. Com’era prevedibile si riaccende lo “scontro” all’interno della maggioranza di governo, e si ricomincia il chiacchiericcio annoiato sull’opportunità o meno di lasciare i soldati italiani a combattere una guerra insensata con la prospettiva di rientrare a casa da eroi, involti in un tricolore. Sono dibattiti che si accendono soltanto in occasione di eventi nefasti come possono esserlo gli attentati. Si sa, le guerre ormai esistono solo quando i morti o i feriti ci appartengono, diversamente si finge che tutto vada com’era previsto che andasse.
Sia chiaro, un dibattito all’interno della maggioranza è sempre meglio del totale silenzio, ma come fare a scordare che il rifinanziamento della “missione di pace” in Afghanistan è stata votata in Parlamento quasi all’unanimità, con solo tre voti contrari e un astenuto? Magari dibattere prima, avrebbe avuto un senso maggiore.
Però è anche interessante leggere le dichiarazioni alle quali Rutelli ha prontamente risposto “ che è impensabile lasciare ora l’Afghanistan, soprattutto a fronte dell’attentato che ha ferito 4 militari italiani”. Cioè? Dobbiamo spezzare le reni ai talebani? Mi sforzo di cercare la logica di “pace” che questo messaggio nasconde, perché voglio credere che esista, che ci sia, nascosta tra le pieghe di un ragionamento probabilmente di (mia) difficile comprensione.
Non male anche la dichiarazione del verde Bonelli: “via i militari italiani dall'Afghanistan: ora occorre concentrare tutti gli sforzi sul Libano”. Il simbolo dei verdi aveva sotto la bandiera arcobaleno con una scritta: per la pace.
Fortunatamente il dibattito politico non resta chiuso nei limitati confini della maggioranza ma si sposta oltre, coinvolgendo anche l’opposizione e cito: "Comprendo che la logica di non cedere all'intimidazione e alla violenza, oggi come in passato, è estranea alla Sinistra radicale, che è culturalmente incapace di concepire la difesa di beni come la nostra vita, la nostra tradizione e il nostro popolo: beni che non ci appartengono, ma di cui siamo depositari. Ma oggi chi è alleato di governo della Sinistra radicale sa che se lascia perdere la partita della lotta al terrorismo, perde definitivamente la partita della propria credibilità".
Che belle parole! La nostra vita, la nostra tradizione e il nostro popolo. Un po’ come dire che siamo tutti Afgani, Iracheni, Libanesi, Palestinesi? No, credo che intendesse dire che siamo tutti americani, portatori sani del sogno impossibile delle democrazie islamiche che rendano possibile un allargarsi dell’economia globalizzata, oltre ovviamente a garantire il massimo approvvigionamento delle risorse petrolifere.
La nostra tradizione. E’ interessante questo concetto, soprattutto se lo rapportiamo all’Afghanistan, paese nel quale si dice non sia più obbligatorio portare il burqa. Provate anche voi a chiedere a qualcuno favorevole alla guerra all’Afghanistan quali benefici abbia portato lo sterminio e la mutilazione di migliaia di innocenti. Con un candore che rasenta la follia ti diranno che le donne non portano più il burqa. Nessuno ti dirà che coloro che un tempo erano gli oppressori ora siedono al governo del paese, legittimati dagli USA, nessuno ti dirà che la condizione della donna è cambiata solo a Kabul ma solo quando è presente una telecamera, e non provare mai a citare Gino Strada, ti direbbero con convinzione che è solo un terrorista.

Rita Pani (APOLIDE)


Comments:
Il burqa...il burqa...fammi pensare...
...Ma cosa c'entra con il petrolio...?
;-)
R.
 
il petrolio nulla, ma il gasdotto della americano che è stato costruito solo dopo la caduta dei talebani che ne impedivano la realizzazione qualcosa c'entrerà...

e ancora ci si chiede cosa sia successo davvero il 9/11? spero che i morti di quel giorno tornino come nei film di romero e cerchino una loro "postuma" vendetta
 
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