9.23.2006

 

Caro Romano 9 (a tempo di record)

Caro Romano,
è impossibile non scriverti più. Avevo deciso di farlo dopo la chiusura della rubrica “Scrivi a Romano” nel tuo sito Internet, quello che usavi per raccogliere elogi profusi a piene mani e che stranamente non accoglieva domande o critiche che sono certa ricevevi quotidianamente, anche perché te le mandavo io, ma è impossibile non cedere alla tentazione.
La tentazione. E’ quella che mi ha colto quando il buon giornalista del TG3 con enfasi ha annunciato in apertura di giornale che “il decreto sulle intercettazioni era stato approvato a tempo di record”.
C’era in ballo la democrazia, mi sono detta in un impeto di auto convincimento terapeutico che è durato meno di un istante, c’eravate in ballo voi, ho dovuto ammettere l’attimo dopo.
Ho letto il decreto e in parte è molto giusto, non si può accettare che un tizio qualunque usi una compagnia telefonica per ricavare informazioni da utilizzare a danno di altri, non si può nemmeno pretendere che si possa iniziare un procedimento penale derivante da un atto illegale, però la severità con la quale si colpiscono i giornali e i giornalisti lascia un po’ pensare: “Cosa non dobbiamo sapere?”
Sai Romano, è vero, parto prevenuta, ma la celerità con la quale, “in concerto con la cdl” si pone una pezza alle solite porcherie di palazzo non ci fa tanto piacere. Quando ti abbiamo dato il voto, l’abbiamo fatto perché celermente potessimo vederci riconosciuto lo status di “dignitosi cittadini” non perché si passasse dalla brace viva alla padella sfrigolante.
Te lo dico con un po’ di amarezza perché vedi, per esempio, la mia utenza telefonica è controllata dal 4 maggio 2001 (non chiedermi come faccio a saperlo, non te lo direi) tutti noi informatici, almeno una volta nella vita abbiamo parlato di Echelon, ma al massimo siamo stati accusati d’essere visionari. Chiedo scusa per la digressione, il fatto è che questa nuova bella novella italica spunta dal caso Abu Omar, rapito dalla CIA con la complicità dei servizi segreti italiani, che a detta del tuo predecessore erano fuori del suo controllo, dal momento che né lui né Gianni Letta ne sapevano nulla, salvo poi essere ovviamente smentiti, e a noi pare tanto che si stia tentando di costruire una bella gabbia di cemento dove poter allegramente seppellire le scorie.
Ti scrivo perché per l’ennesima volta vorrei ricordarti che Noi cittadini, tendenzialmente, dovremo venire prima di voi, invece continuiamo a non esistere. Per esempio che ne è del decreto Bersani? S’è fatto un gran parlare del conflitto di interessi delle COOP che vendevano i farmaci da banco, ma perché nessuno parla delle banche che non si sognano nemmeno di attuare le regole imposte dallo stesso decreto?
Avete rivisto l’aberrante riforma scolastica morattiana, salvo mantenerne le parti che funzionavano, non avete quindi perso nemmeno un tempo record per rendervi conto che in quella sorta di privatizzazione dell’ineducazione scolastica a totale appannaggio del clero, non c'è nulla da salvare; capita così che oggi, mia figlia dodicenne, alunna di una seconda media mi abbia comunicato con felicità d’aver scelto per la sua istruzione un “laboratorio di Hip Hop”. Romano, detto fuori dai denti mi sono incazzata come una belva, ma poi ho pensato che meglio l’Hip Hop della Lap Dance, no? Vero, ammetto, non c’è più il “portfolio” e di questo vi sono grata.
Della legge 30 non parlo, inizio a sospettare che per il governo sia un tabù, qualcosa che rasenta la blasfemia e io mi sono imposta d’essere un po’ più moderata.
Caro Romano, mi spiacerebbe davvero se a farti cadere fosse la Telecom, che tanto si comprerà un prestanome di berlusconi se non lui stesso, perché c’è anche da ricordarti che siamo in attesa della legge sul conflitto d’interessi; lo so ci state lavorando, ma, in coscienza non si può mica prtendere che il risanamento di un Paese non solo sotto il profilo economico, ma anche civile, si possa fare a tempo di record!
A questo punto ti saluto, e sta tranquillo, che tu cada o che tu resta, io a votare non ci andrò più, almeno fino a quando continuerete a riciclarvi, sempre voi, sempre più uguali a voi stessi.

A pugno chiuso,

Rita Pani (APOLIDE COMUNISTA)


Comments:
Carissima,
con affetto e senza polemiche ti sprono a riguardare i post del marzo 2006 - "ne ho piene le ernie"-.
Se abbiamo votato con i tampax nel naso era anche per questi probabili (scontati?) sviluppi;
e adesso?
Pensa che sono vegetariano,e non mi va di comprare il prosciutto per foderarmi occhi e orecchie; e,per non trascendere,non parlo degli altri orifizi...
Continuo a sostenere che l'astensionismo è un' arma estrema,a volte fondamentale, ma efficace solo se organizzato,e lo ribadisce un cane sciolto come il sottoscritto...
Certo,una situazione in cui un popolo non riesce a scendere in piazza veramente e seriamente,senza trasformare in burletta o in folklore un diffuso malcontento,un popolo che non conosce più l'esasperazione e la lotta popolare in risposta a palesi vessazioni non è un buon viatico per un viaggio difficile e pericoloso,ma continuo a chiedere: qual'è l'alternativa?
Ora come ora ammettiamo che non siamo vittime di destre o di sinistre ma di un sistema che prescinde dalle ideologie;
solo allora potremo arrivare alla conclusione che ciò che urge è scardinare questo sistema.
Certo,prima dei forconi c'è tanto da fare,in primis tutte quelle forme di dissenso pacifico (ma solo nell'accezione "non violento") che comprendono prima il rifiuto e poi la negazione.
Sono sempre più in linea con il tuo pensiero,ma se vogliamo sortire un qualche effetto dobbiamo trasformare le nostre nausee personali in una nausea collettiva che imponga l'apparire,che non faciliti l'occultamento di un mare di persone in disaccordo con tutto ciò che dicono e fanno quelli che(peste li colga) paghiamo spropositatamente per prenderci per i fondelli anzichè lavorare per noi.
Non ho ricette o soluzioni,aspetto idee e proposte,ma continuo a sognare un governo che alle prossime consultazioni faccia i conti con un innegabile,imbarazzante,assolutamente palese vuoto elettorale,e piazze piene di gente che vuole farsi rispettare,con un unico messaggio diretto a tutti:
nè destra nè sinistra,ma tutti a casa e largo ai tecnici, gente seria che ci traghetti verso una rinascita culturale ,economica,civile,politica;e strumenti per difenderci da eventuali(!?!)delinquenti al governo.
Dobbiamo riconquistare la dignità collettiva, solo allora saremo degni di elezioni,ideologie,destre,sinistre,centri,sindacati,e così via.
E magari riusciremo ad avvicinarci alla democrazia.
Mi scuso se ho offeso qualcuno,ma queste continuano ad essere le mie idee.
R.
 
E io ti dico che in teoria è giusto quello che dici, ma è la pratica che resta un'utopia. Il pensiero collettivo è morto, ucciso dall'estremo bisogno di sopravvivenza.
La lotta operaia non è finita è solo cambiata. Oggi l'operaio lotta per buttarla al culo del collega e salvaguardare le sue ore di straordinario o il suo posto di lavoro.
E' ASSOLUTAMENTE ARRIVATO IL TEMPO DEI FORCONI. Lo sappiamo, ma non accadrà. Caro RV, un governo tecnico in Italia? ROTFL :-D
Prendi il caso "calciopoli". Bisognava risanare la Lega Calcio, ci hanno messo l'amichetto di Tronchetti Provera che dopo aver fatto fuori il diretto avversario dell'Inter a malavoglia ha lasciato il posto benchè sia stato richiamato a risanate Telecom.
So che è banale come esempio, ma è molto immediato. C'è troppa illegalità in Italia, ancora troppa corruzione, c'è per esempio il colossale mercato dei "commissari straordinari" che di straordinario hanno solo lo stipendio che guadagnano facendo un cazzo.
Personalmente tornerò a votare quando sarà possibile farlo. In Italia al momento non esistono le condizioni, e mi fermo perchè potrei andare avanti a parlare "dei compagni del PdCI, per esmpio"...
Scusa se a tratti mi sono espressa in francese, ma mi girano in modo violento.
:-)
R.
 
non credo che un governo di tecnici possa risollevarci da alcunchè.
qui il problema non è tecnico, ma profondamente e, devo ammetterlo, tristemente culturale.
io da parte mia sono piuttosto stanco di essere governato da gente che sta da quarant'anni sempre lì, persone condannate e però elette in parlamento, e non parliamo della legge elettorale ultima.
nè un governo di tecnici nè un governo di filosofi.
un po' di sana distruzione dei luoghi del potere non ci farebbe male.
se ci pensi che l'Italia non ha mai avuto una propria rivoluzione sociale, forse sarebbe quasi il momento.
 
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