3.06.2006

 

Che desolazione!

Il volo era previsto per le 17 di sabato 4 marzo, il giorno prima con un po’ di apprensione ho cercato di seguire l’andamento del previsto sciopero; è stato arduo. I giornali non riportavano nessun trafiletto, i telegiornali non ne hanno parlato. Soltanto la mattina del sabato, leggo sulla striscia di Rai news 24 che i voli erano regolari per la revoca dello sciopero. Con molta sorpresa, quindi, al mio arrivo in aeroporto noto che sul tabellone, il mio volo non c’era. Sbuffante, mi reco al banco di Meridiana e chiedo notizie.”Il volo delle 17 è stato cancellato, ma ci sarà alle 18.” Chiedo spiegazioni dal momento che avevo letto della revoca e mi sento rispondere, testualmente: “Lo sciopero è stato revocato, ma c’è lo stesso!” Ho passato un po’ di tempo a riflettere sul significato dell’arcano, ma è rimasto un mistero, poi sono stata distratta dall’arrivo di un corteo in pompa magna. Una moto dei carabinieri con le luci blu, una macchina dei carabinieri, un’auto blu, un’auto grigia, un’altra macchina dei carabinieri, e a chiudere la seconda moto dei gemellini. Pareva una festa. Come uno stormo di uccelli al calar della sera, una piccola folla di divise e cappotti blu, si muove verso le porte dell’aeroporto e sparisce. Solo dopo ho saputo che tutta quella folla, accompagnava un uomo solo: Draghi di bankitalia. Era stato giusto a Cagliari per parlare dell’economia dell’Italia che va a rotoli, e del pericolo che corriamo per la nostra vacillante economia. 12 persone per accompagnarlo all’aeroporto.

La mattina prima, un amico, mi raccontava che la fame è tornata nel nostro territorio, a Carbonia; mi raccontava che sembrava di vivere ai tempi del padre, quando c’era chi mangiava due volte al mese, e il resto del tempo si arrangiava con del pane e qualcosa in più. Però non sembra, perché ci si vergogna. I supermercati si sono associati alle finanziarie, e con discrezione si possono sottoscrivere le tessere della finanziaria, che ti garantiscono di poter fare la spesa. La mobilità è diventata una situazione normale e si attende il licenziamento o si lavora in nero, a paga albanese, nei cantieri che costruiscono case, case e case, senza che nessuno riesca a capire chi mai le comprerà.
La campagna elettorale è inesistente, nessun faccione a degradare le strade e le piazze, al massimo qualche manifesto che in confronto a quelli di Napoleone sembrano degli A4, che non resistono nemmeno una notte, perché vengono strappati. Nessuna scritta sui muri, come era un tempo, se non una che resiste da quando la feci una decina di anni fa: "Carbonia è arrubia". Al massimo trovi uno che chiede " perdono a Vale, perché ti amo!"
E non si trova consolazione a guardare oltre il mare, una campagna elettorale che non c’è e che forse non ci vuole essere. Ogni volta che nasce l’argomento si fa in fretta ad abbatterlo, a demolirlo, circondandolo da inutile chiacchiericcio, per esempio, la performance dell’americano di Arcore. Quella che a mio avviso è stata un’offesa all’identità e alla dignità di tutto il popolo europeo, con promesse di resa incondizionata, con toni di servilismo fantozziano, condita da bugie propagandistiche di un ridicolo omino (in braccio al padre al cimitero americano o lo zio d’America e playboy) ha scaturito un’unica discussione sulla parcondicio. La vicenda ben più grave delle minacce di Gheddafi è ancora di più incomprensibile e vergognosa. Ancora tutti a parlare delle magliette di calderoli, e nessuno che abbia avuto voglia di ripercorrere la storia di questi cinque anni di governo disastroso anche in politica estera. Nessuno ricorda la gita nella tenda che il beduino di Arcore fece nel 2004, quando promise 1.800 kilometri di asfalto per l’autostrada litoranea che avrebbe dovuto chiudere i conti col passato? Probabilmente in Italia ci lasciamo scivolare addosso le promesse non mantenute o la propaganda populista dell’imbonitore, ma magari in Libia non funzione così. Tant’è che Gheddafi arrivò al punto di chiedere esplicitamente di non parlare più con berlusconi.
Già, l’esportatore di guai. L’uomo che è riuscito a mettere in crisi anche un ministro del governo britannico, dopo averne corrotto il marito.
Aspettiamo che passi oggi, il giorno delle liste e poi vedremo… Temo che dovrò riscrivere a Prodi, c’è ancora qualcosa che il buon uomo mi sa, non ha capito.

Rita Pani (APOLIDE)


Comments:
una rilettura di qualche quotidiano, nonostante tutto, potrebbe tornare utile.
io sto facendo delle mie personali ricerche su tony blair, un'altro delle icone della sinistra italiana.
che una volta viva blair, una volta viva zapatero, ogni volta che vince uno di sinistra in europa, viva lui.
pensi che uno spagnolo, dopo le elezioni, dirà viva prodi?
 
Penso proprio che non lo dirà. Ma io pur non avendo mai detto viva blair, (sembra un versaccio) continuo a dire Viva Zapatero, e viva Marcos, viva Morales. Viva noi e il nostro mai smettere di essere critici.
 
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