11.06.2006

 

TV Giorgio Bocca

A scanso d’equivoci, prima di iniziare, devo dire candidamente che non ho una buona opinione di Fabio Fazio, mentre adoro Giorgio Bocca.

Per la prima volta dopo anni, ieri sera ho assistito volentieri ad una mezz’ora di spettacolo televisivo, che potrei definire “non convenzionale”.
Sapevo della presenza come ospite di Giorgio Bocca alla trasmissione di Rai 3 “Che tempo che fa” e non ho voluto mancare l’appuntamento, sapendo che non sarei rimasta delusa.
Non seguo con piacere Fabio Fazio, perché non riesco a sapere quale sia la sua faccia avendogliene viste indosso svariate centinaia, tutte facenti pandan con l’ospite di turno. Detesto la falsa enfasi dei suoi “bravò!” e dei suoi “bella!” lanciati con falso amore persino alla cozza più avariata del Mar Mediterraneo. Ho adorato la cera del suo viso che si sfaldava dinnanzi all’impossibilità di veicolare le risposte di Giorgio Bocca verso un’atmosfera buonista e rassicurante. Ho percepito il disagio della colpa di non aver saputo attenersi alla regola dilagante secondo cui “comunque sia, si fa divieto di denunciare la puzza della cloaca”.
Con sommo e quasi cinico piacere ho sentito invadere la mia stanza dal silenzio del mancato applauso, in un’era in cui qualunque spettacolo televisivo rimbomba del battimano fastidiosamente ritmico e a cadenza regolare, o peggio delle risate registrate che segnano l’incapacità dello spettatore di ridere in piena autonomia.
Giorgio Bocca, con poche e lente parole avrebbe potuto insegnare a chi lo ascoltava quanto la televisione (come opera di rappresentazione della vita) sia diventata brutta ed inutile.
Sono rari i casi in cui “l’ospite” di una trasmissione televisiva pur comodamente seduto in una comoda poltrona, dica qualcosa di scomodo ed intellettualmente onesto. Viviamo nell’epoca del sorriso bianco brillante, come ci ha insegnato il TG5 in 20 minuti di servizio giornalistico sull’epopea dello sbiancamento laser dei denti, ed è quindi obbligatorio mostrare qualunque cosa, anche la peggiore, sempre dal lato positivo.
Giorgio Bocca ha ricordato al “bravò presentatore” che deve essere mostrato anche colui che è mancante di un incisivo superiore.
“Quale soluzione per Napoli?” …. Secondo i canoni di quest’era di rincoglionimento globale non è stato felice di avere di fronte qualcuno che onestamente dichiarava, a suo modo, di non avere soluzioni. L’ospite perfetto da salutare col “bravòòòò bellòòòò” sottolineato da un battimani spellante, avrebbe dovuto rassicurare la nazione intera con un opinione originale, per esempio “Bisogna creare lavoro a Napoli”! Specificando che “non tutti i napoletani sono camorristi” illuminando così le nostre coscienze e ampliando le nostre conoscenze.
L’ho già detto, adoro Giorgio Bocca, perché come ha detto Fazio con estrema cortesia: “Non conosce le sfumature” soprattutto laddove non c’è nulla da sfumare.

Rita Pani (APOLIDE)


Comments:
Per fortuna che c'è Bocca. Uno che può dire - e lo ha detto anche Fazio - tutto quello che vuole, senza per questo passare per un arterisoclerotico (che non è).
 
Brava Rita. Hai scritto bene tutto quello che ho sentito e provato anch'io. Giorgio Bocca è l'unico giornalista italiano che ha una visione lucida della situazione in cui viviamo.
 
Come dire, con quel Bocca puo' dire quel che vuole ;)
 
Jok, chissà che mal di testa ti sarà venuto per riuscire a partorire il tuo commento!
:-)
R.
 
Peccato che non si sia limitato a dichiarare di non avere soluzioni circa i problemi di Napoli(posizione peraltro legittima) ma abbia come sempre attaccato la città con le sue solite argomentazioni da portineria. Le presunte processioni con Maradona in testa, che in 30 anni non mi è mai capitato di vedere, se ci sono state probabilmente rappresentano uno sfoggio di quella qualità di cui Napoli è ricca e della quale troppi intellettuali sono sprovvisti: l'ironia. Quanto al "forza Vesuvio", ritengo superfluo qualunque commento.
Concludo considerando che disprezzare una città come Napoli è un'attività davvero semplice, apprezzarne i lati positivi richiede uno sforzo intellettuale appena superiore...
 
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