9.03.2006

 

Jet lager

Era da almeno otto anni che non viaggiavo in aereo e devo dire che, rispetto a quell’ultima volta, ho trovato parecchi cambiamenti. Mi dicono che ancora non c’era stato l’11 Settembre e, sebbene io non ricordassi di esser mai passato dal 10 direttamente al 12, non avrei mai pensato che un giorno in più sul calendario potesse produrre effetti tanto deleteri.

Infatti, non appena entrato in aeroporto, ho immediatamente pensato di aver contratto il morbillo. Ma poi mi sono ricordato di averlo già avuto da bambino e, osservando meglio, mi sono reso conto che una mezza dozzina di tiratori scelti mi stava puntando con i mirini al laser: ho scoperto che da quel momento non mi avrebbero più mollato nemmeno se avessi dimostrato di essere Madre Teresa di Calcutta.
Dopo questo primo impatto, cercando di ostentare calma e naturalezza, mi sono diretto al banco dell’accettazione dove sono stato sonoramente cazziato per non essermi presentato con le regolamentari quattro ore di anticipo; ho provato a replicare di non essere a conoscenza di questa regola, ma l’addetta ha troncato di netto la discussione con un lapidario “la legge non ammette ignoranza”! Quando mi dicono così, mi chiedo sempre perché gente come Calderoli è a piede libero, ma forse è uno degli effetti dell’indulto.
Tutto questo sempre sotto il rassicurante tiro dei cecchini, e credo sia questo il motivo per cui tale procedura è anche detta check-in.
L’impiegata, in considerazione della mia conclamata ignoranza, mi ha poi edotto circa le norme che regolano l’accesso a bordo degli aeromobili, spiegando che non è possibile portare con sé i seguenti articoli: coltelli; forbici; bottiglie; telefoni cellulari; salatini; gelati; patatine; caffè sport Borghetti; poster di Maradona; biancheria intima colorata e levati quel cappello che sembri un cretino. Ma credo che scherzasse, sulle mutande.
Dopo il check-in, è venuto il momento del check-up: alcuni membri del personale di sicurezza, dalla corporatura simile a quella di Tyson ma con delle facce molto meno rassicuranti, hanno provveduto a un’accurata perquisizione corporale, prelievo delle impronte digitali, e del sangue, ortopanoramica, controllo della vista e una TAC completa. Mi hanno detto che quando sarò tornato, potrò conoscere l’esito degli esami.
Mentre espletavo queste consuete pratiche, dai loro discorsi ho appreso che il fatto di avere la carnagione scura costituisce motivo di sospetto, portare anche la barba è un’aggravante che comporta lo status di sospetto terrorista, se poi disgraziatamente si ha pure un vago aspetto orientaleggiante, allora si vince lo stato giuridico di conclamato terrorista islamico e si è imbarcati per Guantanamo senza passare dal via; e questo nella migliore delle ipotesi, se si pensa a quel giornalista de “La Repubblica” che è stato interrogato dal SISMI per dieci ore, tempo nel quale gli sono state rivolte tutte le domande che i lettori di quella testata avevano inviato per l’intervista a Prodi e che erano state scartate dalla redazione.
Una volta giunto al cancello di imbarco per il volo, ho notato un pezzo di pavimento di differente colore con un cartello che informava, in diverse lingue, che quel territorio era sotto il protettorato palestinese. Una gentile hostess mi ha fatto sapere che quella era l’area deputata alla ricreazione del servizio di sicurezza della compagnia di bandiera israeliana i cui dipendenti si rilassavano sparando a quanti vi si trovassero sopra.
Comunque, alla fine sono riuscito a salire regolarmente a bordo. Una volta preso posto, è opportuno rammentare che ordinare un kebab è decisamente di pessimo gusto e denota una riprovevole mancanza di rispetto nei confronti degli sceriffi dell’aria che da quel momento in poi potrebbero costringervi a trascorrere il resto del viaggio nel vano riservato al bagaglio a mano. Cosa che non è poi così seccante, a patto che qualcuno si ricordi di tirarvi fuori dopo l’atterraggio.

dirtyboots


Comments:
si, viaggiare in certi paesi può essere scoraggiante.
alcuni paesi poi sono paranoici della sicurezza.
però non deve essere semplice vivere così, nemmeno per loro
 
Ho deciso, la prossima volta faccio come dice Guccini in Via Paolo Fabbri:

se devo emigrare in America, come mio nonno ... prendo il tram

J.
 
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