11.09.2003
MURATI VIVI
AMIRA HASS *
Poco più di una settimana è passata da quando i palestinesi, i cui villaggi
sono intrappolati tra il muro di separazione e lo Stato di Israele, hanno
ricevuto da parte dell'esercito e dell' Amministrazione Civile istruzioni
che ne «sistemano» la presenza nella loro stessa terra. I funzionari
dell'Amministrazione Civile si sono precipitati a comunicare ai residenti
che i permessi erano pronti: permessi per «residenti permanenti» secondo la
definizione di una nuova categoria di palestinesi inventata dalle menti
giuridiche dell'esercito per le aree che l'esercito dichiara zona militare
chiusa (sebbene sia chiusa solo ai palestinesi; aperta invece agli
israeliani ed agli ebrei). I permessi permetteranno appunto ai «residenti
permanenti» di spostari «fuori dall'area» e di rientrarvi. L'Esercito
Israeliano dice di volere che i residenti che vivono «vicino al muro»
mantengano una «trama di vita più normale possible». Il villaggio di Jabara
a sud di Tul Karm, è intrappolato tra la Linea Verde ed il muro che è stato
allungato a sud per includere la colonia di Salit invia di espansione. Dei
200 adulti del villaggio sei si sono ritrovati senza permessi. Uno di loro
aveva passato un periodo in una prigione israeliana, un altro mostrava sulla
sua carta di indentità un indirizzo diverso. Il villaggio di Ras-a-Tira è
intrappolato in un saliente emerso quando il muro venne tracciato per
includere l'insediamento - in frequente espansione - di Alfei Menashe. Circa
60 delle poche centinaia di persone residenti hanno scoperto di non ottenere
i permessi. Coloro i quali vogliano mantenere una «trama di vita più normale
possible» devono quindi decidere se lasciare il lavoro in una città vicina,
visitare la famiglia dall'altra parte del muro o abbandonare casa e patria.
Quest'è l'informazione per ora disponibile su due dei 15 villaggi
intrappolati nell'area del muro. Più il muro viene costruito più aumenterà
il numero dei residenti il cui destino sarà deciso dagli anonimi impiegati
dell'Amministrazione Civile: «Permanenti» o meno, autorizzati o meno ad
avere «una vita normale» nella propria terra. Tutti quelli che non hanno
ottenuto il permesso hanno una famiglia: dovranno decidere se adeguarsi alla
nuova forma di vita, in cui il padre è in esilio dall'altra parte del muro e
la famiglia può fargli visita soltanto con il permesso dell'esercito oppure
abbandonare la terra (...). (Traduzione di Joseph Halevi)
* Da Haartez.
Poco più di una settimana è passata da quando i palestinesi, i cui villaggi
sono intrappolati tra il muro di separazione e lo Stato di Israele, hanno
ricevuto da parte dell'esercito e dell' Amministrazione Civile istruzioni
che ne «sistemano» la presenza nella loro stessa terra. I funzionari
dell'Amministrazione Civile si sono precipitati a comunicare ai residenti
che i permessi erano pronti: permessi per «residenti permanenti» secondo la
definizione di una nuova categoria di palestinesi inventata dalle menti
giuridiche dell'esercito per le aree che l'esercito dichiara zona militare
chiusa (sebbene sia chiusa solo ai palestinesi; aperta invece agli
israeliani ed agli ebrei). I permessi permetteranno appunto ai «residenti
permanenti» di spostari «fuori dall'area» e di rientrarvi. L'Esercito
Israeliano dice di volere che i residenti che vivono «vicino al muro»
mantengano una «trama di vita più normale possible». Il villaggio di Jabara
a sud di Tul Karm, è intrappolato tra la Linea Verde ed il muro che è stato
allungato a sud per includere la colonia di Salit invia di espansione. Dei
200 adulti del villaggio sei si sono ritrovati senza permessi. Uno di loro
aveva passato un periodo in una prigione israeliana, un altro mostrava sulla
sua carta di indentità un indirizzo diverso. Il villaggio di Ras-a-Tira è
intrappolato in un saliente emerso quando il muro venne tracciato per
includere l'insediamento - in frequente espansione - di Alfei Menashe. Circa
60 delle poche centinaia di persone residenti hanno scoperto di non ottenere
i permessi. Coloro i quali vogliano mantenere una «trama di vita più normale
possible» devono quindi decidere se lasciare il lavoro in una città vicina,
visitare la famiglia dall'altra parte del muro o abbandonare casa e patria.
Quest'è l'informazione per ora disponibile su due dei 15 villaggi
intrappolati nell'area del muro. Più il muro viene costruito più aumenterà
il numero dei residenti il cui destino sarà deciso dagli anonimi impiegati
dell'Amministrazione Civile: «Permanenti» o meno, autorizzati o meno ad
avere «una vita normale» nella propria terra. Tutti quelli che non hanno
ottenuto il permesso hanno una famiglia: dovranno decidere se adeguarsi alla
nuova forma di vita, in cui il padre è in esilio dall'altra parte del muro e
la famiglia può fargli visita soltanto con il permesso dell'esercito oppure
abbandonare la terra (...). (Traduzione di Joseph Halevi)
* Da Haartez.

