11.13.2003

 

... E Martedì lutto nazionale...

Ci intimano di unirci a piangere le vittime. Ci dicono non sia il tempo delle polemiche. Non so se sia vera l’affermazione attribuita a Prodi … “Ho pregato tanto perché non toccasse a noi…” Certo se lo fosse, sarebbe davvero tanto infelice.
Ritengo sia il tempo non delle polemiche sterili, ma delle forti prese di posizione; l’unità del pianto non solo non è utile, ma rischia di essere un nuovo e meschino tentativo di mettere a tacere una verità che per troppo tempo abbiamo gridato a vuoto, come scrivevo ieri, persino stendendo quelle bandiere sui nostri balconi.
Nessuna guerra sarà mai giusta e che lo si voglia ammettere o no, il popolo iracheno lotta per la sua libertà. Nessuna guerra sarà mai giusta, ma in guerra le persone muoiono. Non sono vittime dei terroristi, come i bambini e le donne del mercato di Baghdad non furono errori, effetti collaterali di una stupidissima guerra che nulla ha mai avuto di democratico ed intelligente.
Non dobbiamo cadere nella trappola, è ora di urlare ancora più forte, se mai fosse possibile, perché questo governo servo ed irresponsabile riporti a casa tutti i militari presenti in Iraq.
Detesto l’ipocrisia, le lacrime e lo sdegno, le tribune medianiche che hanno gli avvoltoi appollaiati nelle comode poltrone che parlano di democrazia e libertà dopo essere stati complici di un guerrafondaio, inetto e criminale come bush.
Basta con la logica dell’ Armiamoci e partite!
La guerra finita e vinta dagli americani in Iraq non è né finita né vinta; pare sia solo al suo inizio. Prima i soldati americani morivano a due a due, ora vengono massacrati tutti a colpi di 20 per volta ma… L’esercito democratico ha le palle, e soprattutto e stato mandato da chi continua a dire che non si lascerà intimidire, e lo dice con la presunzione di parlare anche a nostro nome.
Quello, non parla per me. Non mi rappresenta e sono certa non rappresenti molti di noi. E’ troppo facile intimare al popolo di non parlare, di non pensare, di non incazzarsi, e di tentare di esimersi così da una responsabilità di fatto.
Non importa che tardivamente l’ONU abbia legittimato l’aggressione americana ai danni dell’Iraq, è stata e resta una sporca guerra, ed è meschino ed umiliante che i responsabili, a nostro nome, si facciano scudo dei soliti e cattivissimi noti, da Bin Laden, vivo o morto a seconda del bisogno, Alqueida, o Saddam Hussein, rimpianto persino da chi ne fu realmente vittima.
Nessuna polemica? 1000 polemiche! 1000 polemiche per cercare che tutto il resto non cada nell’oblio. Da Guantanamo a Tarek Aziz, dai bimbi mutilati ai giornalisti ammazzati per sbaglio, dalle donne dei mercati ai figli di Saddam Hussein, trofei della libertà.
Nessuna polemica per riunirci nel dolore di queste nuove 20 vittime.
Ma chi ha pianto e chi piange per i militari che continuano a morire vittime dell’uranio impoverito, per essere stati portatori di pace nei paesi in guerra?
Chi ha sparso per loro le lacrime, dopo aver posto le bandiere a mezz’asta?
Eppure sono soldati anch’essi, hanno vissuto da eroi, muoiono di faringite, lasciano mogli e bimbi.
… Ma senza nemmeno la pensione.
RITA PANI (APOLIDE)

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