11.05.2003

 

CHIEDO TUTELA

Egregio Garante,
le scrivo pur sapendo che questa e-mail sarà cestinata dopo essere stata filtrata da uno dei suoi collaboratori, e per questo le scrivo con rammarico. Da tempo mi firmo apolide, e il suo silenzio dopo un mese di vane richieste di aiuto, non fa altro che confermare la mia sensazione di essere cittadina italiana solo per nascita, quindi costretta ai doveri, ma dimenticata per ciò che concerne i miei diritti.
Capisco di non avere un nome importante, capisco che i miei problemi possono sembrarle poca cosa, ma a me, Rita Pani, cittadina italiana non è rimasto che il mio buon nome e la mia onorabilità, cose che sento un patrimonio, l'unico di cui vantare il possesso.
Mi permetta di dirle prima di ogni altra cosa che, sono una trentanovenne disoccupata in cerca di occupazione, madre, comunista; titoli che sicuramente non aiutano a vivere bene, ed a trovare lavoro, data l'attuale situazione socio-economica del Paese.
Da più di un mese le segnalo con mail ed allegati la puntigliosa opera di diffamazione e calunnia perpetrata ai miei danni da una signora che, millantando il titolo di giornalista, amicizie presso giudici e PM aderenti ad una associazione democratica di magistrati, attentati camorristici ai suoi danni, il potere di bloccare le leggi in parlamento, la capacità di smascherare e bloccare illecite operazioni camorristiche come la tratta delle schiave dai paesi dell'est, associa il mio nome ad una presunta e non meglio definita *mercificazione del sesso*.
In principio, ammetto, avevo preso la questione come un semplice caso di Internet mania, uno di quei casi in cui, una persona semplice e sola credeva di poter essere chiunque, nascosta dietro il monitor di un computer, e pur segnalando a lei e ai vari abuse le mail spedite a privati o a liste di discussione (a carattere politico) pensavo che sarebbe bastato ignorarla per far cessare lo spamming diffamatorio.
In seguito, accertando che l'operazione continuava ho iniziato a sospettare che, il vero intento della falsa giornalista fosse invece un modo meschino per screditare il mio nome in Internet, dal momento che il mio impegno politico oggi, è quasi totalmente svolto mediante divulgazione on-line; non sono infatti l'unica vittima della sedicente giornalista, sedicente amica dei giudici, sedicente vittima di camorra....
Altre persone ed altri siti o liste di discussione sono finite nel mirino della grafomane, ed altre persone, tutte attive politicamente a sinistra sono finite diffamate e calunniate. Anche questi altri ovviamente, si sono rivolti a lei, ma ovviamente non hanno avuto risposta.
Ora so bene che l'iter burocratico per difendersi da questi atti è la denuncia (querela privata) ai danni della persona diffamante, ma quello che in questi casi viene risposto è: " Sì accogliamo la denuncia...ma è Internet".
Questo cosa significa, Signor Garante?
Che Internet non è porzione di mondo nel quale viviamo e quindi una sorta di regno anarchico dove chiunque può vestire i panni di chiunque, diffamare me, e chi magari la pensi in modo differente, o sia antipatico, o.... Affermando di essere una giornalista, di essere una vittima della camorra, di essere amica di giudici e PM, di avere il potere di bloccare le leggi in parlamento per accrescere la sua credibilità, restando impunita?
... "Ma è Internet" ... Significa forse che si possono falsificare e-mail, inviare immagini di cattivo gusto dicendo di averle ricevute da Madre Teresa di Clcutta (esempio) o da un signor Nessuno qualunque, ledendo alla sua immagine e alla sua onorabilità, restando impuniti?
Mi chiedevo come mai Emilio Fede, per esempio, ha avuto ragione e soddisfazione, per una minaccia a lui inviata per via e-mail. Forse perchè si chiama Emilio Fede e forse perchè è un po' più cittadino di me che di nome ho solo Rita Pani?
Dalla mia poca esperienza in Internet, so che esistono le leggi e i regolamenti, e so che quando i miei dati personali, nome, cognome, data di nascita, residenza, numero di utenza di telefonia mobile vengono divulgati senza il mio consenso, l'unico al quale io posso rivolgermi è lei, e allora le chiedo, se il mio nome fosse stato un altro, più sonoro ed importante, lei, avrebbe agito? Sarebbe stato di sua competenza?
Come già scritto, da cittadina italiana (mio malgrado), più volte ho provato a porle dei quesiti anche per avere da lei delle valide indicazioni, ma tutto è restato lettera morta.
Intanto i miei dati personali vengono diffusi, il mio nome viene infangato, la mia onorabilità lesa, e il link del mio sito sicuramente non favorevole al governo inviato quotidianamente alle autorità.
Nel contempo la stessa persona chiede l'arresto di un compagno (si ricorda quando questa parola aveva un senso tra noi che eravamo comunisti?) che vive in Russia, diffama un ufficiale giudiziario chiamandolo neonazista, chiede la chiusura di liste di discussione contrarie al governo, e denuncia le opinioni contrarie.
Tutto questo, appunto, con la sola arma che i miserabili possono usare. La diffamazione e la calunnia.
Paradossalmente lo fa, citando in chiosa, o firma nelle e-mail proprio la legge sulla Privacy, ovviamente anche questa modificata ad arte e pure erroneamente, dal momento che la signora travestita da giornalista, diffida chiunque dei destinatari non solo alla diffusione dei suoi scritti rivoltanti, ma persino alla lettura stessa.
Ora signor Garante, ho smesso di sorridere ed ignorare, conto di andare fino in fondo, dal momento che veramente non possiedo null'altro che il mio buon nome, e che lo ritengo di pari importanza di qualunque altro nome di qualunque altro cittadino italiano, Emilio Fede compreso; questo perchè appunto ritengo che la legge debba per forza essere uguale per tutti, e perchè ritengo che ancora non sia reato avere delle opinioni politiche differenti dall'attuale governo, e perchè penso che l'impegno politico sia ancora un dovere per chiunque ritenga di avere un'opinione.
Sono pronta a fornire ampia documentazione inerente a quanto ho scritto fin'ora, e sono pronta ad unirmi ad altre vittime della stessa millantatrice, qualora finalmente volesse occuparsi della questione.
In quest'era di punti sulle patenti e patenti per i cani, forse sarebbe il caso di pensare anche ad una *patente* per gli utenti di Internet o almeno una sorta di *scuola guida* che insegni il codice di comportamento. Disgraziatamente siamo in Italia e questo purtroppo, ogni giorno di più, somiglia ad una sventura.
La saluto cordialmente,
Rita Pani (APOLIDE)

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